(foto Ansa)

Il caso

La palude Consob. Meloni, zitta è (Chiara) Mosca

Carmelo Caruso

Era da mesi che si sapeva che Freni sarebbe stato indicato per sostituire il presidente Savona, in scadenza. Con la nomina saltata a causa della contrarietà di Forza Italia, però, si è arrivati nella triste condizione di mettere in difficoltà il leghista da sottosegretario e avere ora un reggente di sinistra

Te la do io la Consob! Lottizzazione o fuoco amico? Avevano un candidato perfetto e adesso si trovano senza un commissario di governo e con un arbitro di sinistra. Il mandato di Paolo Savona a presidente Consob si conclude l’8 marzo e il governo non ha nominato il sostituto. Il candidato di Meloni e Giorgetti è (o era?) Federico Freni, sottosegretario della Lega, ma è stato fermato per un veto di Forza Italia. I mercati, causa guerra, sono vulnerabili, e la Consob è tenuta a vigilare sulle grandi partite bancarie. Lo farà ma con un commissario in meno e con un presidente anziano dal voto doppio. I commissari che compongono il collegio sono cinque: Savona, Chiara Mosca, Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.

Savona è stato nominato con il governo gialloverde e Meloni è nella fortunata condizione, data la stabilità, di poter indicare un presidente. Capita una volta ogni sette anni. Se non si riesce a scegliere un candidato, delle due l’una: o si proroga il presidente o il membro di nomina più anziano svolge il ruolo di presidente. Per prorogare Savona servirebbe una norma ad hoc. Per carità, Savona, non occorre dirlo, è forse l’economista italiano più famoso nel mondo. Si può discutere sulle sue idee ma non sui suoi studi. Savona ha 89 anni. Si può prorogare ma è la certificazione che il governo deve affidarsi, e per sua difficoltà, al passato. E’ più probabile (è questa l’intenzione del governo) che Savona torni alle sue letture e che a svolgere le funzioni di presidente sia Mosca. E’ indipendente, chiaro, chiarissimo, ma nella geografia della Consob è la componente di area centrosinistra, vicina al Pd. Quando il collegio deciderà, in caso di parità, il voto di Mosca varrà doppio. Era da mesi che si sapeva che Freni sarebbe stato indicato a Consob. Il giorno della nomina (mancata) Tajani lamenta di non essere stato avvisato. La nomina salta. Si è arrivati così nella triste condizione di mettere in difficoltà Freni da sottosegretario e avere un reggente di sinistra. Mai come in questo caso è perfetta la frase: zitti. E’ Mosca.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio