Ansa
Tra Ue e guerra, le note
Violini in volo, e Nardella? Il trasporto-strumenti in aereo e un (non) caso per i dem d'Europa
Complice la partecipazione a "Un Sanremo da pecora", c'è chi se l'è presa con i dem e con l'ex sindaco musicista, rei di aver parlato di strumenti mentre c'è la guerra (ma ne hanno parlato prima)
La prima immagine, seppure datata, è ancora viva sui social: sulla scena c’è l’ex sindaco dem di Firenze Dario Nardella, oggi europarlamentare. E’ il 25 aprile e Nardella sta suonando “Bella ciao” con il violino, davanti all’Europarlamento. La seconda immagine, più recente, deve aver fatto (nella mente dei critici) scattare il click “secondo indizio che fa la prova”: si scorge sempre Nardella, peraltro diplomato al Conservatorio, che partecipa a “Un Sanremo da Pecora”, gara canora per politici italiani organizzata su Rai Radio1 dalla trasmissione “Un giorno da Pecora”. Gara vinta. Accanto alle immagini, il fatto a monte: una sorta di lodo “strumenti a bordo degli aeromobili” favorito dall’interessamento dell’ex governatore del Lazio (oggi capodelegazione a Bruxelles) Nicola Zingaretti e dell’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci che, il 20 febbraio scorso, hanno portato ragioni a sostegno dei musicisti costretti a imbarcare i preziosi strumenti, causa divieto di portare in aereo custodie troppo ingombranti (o costretti a tenerli pericolosamente sporgenti sulle ginocchia, com’è accaduto a una violinista che recentemente ha viaggiato con un violino-cimelio – non Stradivari ma Guadagnini – avvolto in una coperta). Infine la sentenza, emessa dai detrattori in area Fatto quotidiano e sul web: mentre il mondo esplode, il Pd pensa al trasporto di strumenti musicali.
E la tematica non sarà centralissima, vista dallo scenario di oggi, ma, dicono nel Pd, l’iniziativa risale appunto al 20 febbraio, cioè prima che il presidente Usa Donald Trump schiacciasse, agli occhi europei più preoccupati, e per dirla con il dottor Stranamore, una sorta di arma “fine di mondo” o, agli occhi dei suoi fan, l’arma della futura pace. Fatto sta che il trasporto strumenti è rimasto schiacciato in mezzo. Nardella, pur violinista, non è il promotore dell’iniziativa, dice. Sono stati come si è ricordato Zingaretti e Ricci a lanciare, il 23 febbraio, un incontro al Parlamento europeo per “definire buone pratiche comuni, rafforzare i diritti professionali degli artisti e favorire la mobilità culturale in Europa”. Un confronto che ha coinvolto associazioni musicali, rappresentanti del settore aeroportuale e dell’aviazione commerciale per “un dialogo costruttivo, con l’obiettivo di creare condizioni più adeguate per sostenere la mobilità degli artisti e garantire sostenibilità della produzione culturale”. L’iniziativa, questo era l’intento, “mirava ad affrontare le criticità, mettendo insieme le esigenze delle istituzioni culturali e degli artisti con quelle di sicurezza e operatività di compagnie aeree e gestori aeroportuali, guardando alla possibilità di definire buone pratiche condivise e far convergere le varie parti coinvolte”.
Solo che poi il diavolo, sotto forma di “Sanremo da Pecora”, ha messo brace nel camino degli antipatizzanti (e degli internauti che si scatenano un tanto al chilo contro chiunque): ed ecco Nardella buttato in pasto ai leoni da tastiera per aver suonato il violino in radio mentre l’ex sindaco di Bari Decaro, europarlamentare dem anche lui, cantava “Rossetto e caffè” del Sal Da Vinci, colui che intanto trionfava sul palco del vero Ariston (neanche il testo, visto con il senno di poi, è impegnato al punto giusto per i critici a valle e a monte, quelli che avrebbero forse voluto un Nardella e un Decaro dotati di preveggenza di fronte allo scatenarsi del finimondo in Medio Oriente: “Ma che serata / da solo o in compagnia”, cantava Decaro nei panni di Da Vinci, “quanto ho bevuto senza te/ Mi lascio dietro la musica che c’è/ Ho bisogno, adesso, di sentire te”). “Ma insomma, che dovevano fare?”, sbotta un dem da Roma: “Il trasporto di strumenti musicali, trasporto adeguato”, spiega, “sembra cosa di poco conto ma non è”. Trattarsi di “economia della cultura”, come da presentazione di Zingaretti e Ricci due settimane fa, prima della mossa trumpiana. Ma infinite sono le vie della polemica: inutile dire, a chi bersaglia gli europarlamentari dem, che quello del 23 febbraio era solo “un incontro di discussione come tanti se ne fanno”, dicono nel quartier generale dem estero.
E chissà se qualcuno, sempre confrontando con intento malevolo lo scenario locale e globale, se la prenderà pure con l’ex governatore pd dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – oggi europarlamentare che in questi giorni, sempre con Ricci – è stato immortalato mentre era intento a discutere delle “paure e delle sfide per il futuro” del settore apistico italiano. Vaglielo a dire, poi, agli odiatori anonimi acquattati online, che anche se c’è la guerra qualcuno intanto dovrà pur fare, pure su violini e api, l’europarlamentare.