Ansa
verso il referendum
FdI schiera Urso per il Sì delle imprese. E Nordio rivede la strategia
Fratelli d'Italia manda lettere alle aziende per spiegare le ragioni della riforma. Anche il ministro del Made in Italy in campo. Mentre, a eccezione di quello con Grosso, il Guardasigilli eviterà ulteriori confronti con i sostenitori del No
In attesa della premier Giorgia Meloni, i Fratelli schierano anche Adolfo Urso. Si mandano lettere agli imprenditori, si mobilitano i territori. Nel rush finale della campagna al ministro (e non solo) spetta il compito di convincere il mondo produttivo a votare sì al referendum. I meloniani speravano in una campagna meno politicizzata, ma forse non avevano fatto bene i conti. E ora che i sondaggi raccontano una partita aperta tocca accelerare. Il Guardasigilli Carlo Nordio intanto rivede i suoi piani.
Ieri il titolare delle Imprese e del Made in Italy – alle prese col tavolo sull’ex Ilva in programma oggi, ma anche con bollette, gas e petrolio – sono toccati gli straordinari alla Camera: un doppio appuntamento dedicato alla giustizia. Al question time ha dovuto rispondere a otto domande. Quasi tutte avevano come tema l’energia, con le opposizioni all’attacco. Fratelli d’Italia (che ieri ha riunito i suoi deputati per fare il punto sulla legge elettorale e sulle prossime mosse: sì alle preferenze, ma non c’è fretta) ha invece scelto un’altra strada trasformando l’interrogazione a risposta immediata in un momento di campagna elettorale. I meloniani si sono presentati quindi in Aula con una spilletta per il sì (provocando le proteste del M5s, che ha definito “vergognosa” l’iniziativa e in risposta ha esibito fogli bianchi con la scritta no). “Quali sono le ricadute positive della riforma della giustizia sul sistema imprenditoriale italiano?”, è stata la domanda dei deputati di FdI.
Urso ha quindi citato Augusto Barbera, ex parlamentare del Pd e già presidente della Consulta, e Sabino Cassese, autorevoli sostenitori della separazione delle carriere. “Un Csm libero dal gioco correntizio potrà finalmente svolgere valutazioni efficaci ed efficienti, consentendo di assegnare i magistrati migliori nei ruoli che spesso condizionano i diritti e le libertà delle persone, delle imprese, quindi del sistema produttivo e dell’economia”, ha detto il ministro ricordando poi che “tutto questo costa più di 2,6 miliardi l’anno”. Ovvero “una tassa occulta”, sono i conti della Cgia di Mestre. Era il prologo alla seconda iniziativa di giornata, propriamente di partito. L’ha organizzata Silvio Giovine, nella Sala Tatarella di Montecitorio, insieme agli altri meloniani del Veneto, dall’europarlamentare Elena Donazzan al senatore Luca De Carlo e Matteo Gelmetti . E’ il dipartimento imprese di FdI. Protagonista, in questa conferenza per la verità non troppo affollata, di nuovo Urso che ha ribadito gli stessi concetti espressi poco prima. E se i relatori hanno citato il rapporto Draghi e le incertezze della giustizia come fattore penalizzante per gli investimenti, il ministro delle Imprese ha fatto appello “alla maggioranza silenziosa, che lavora e produce”.
E sarà decisiva alla urne. Domani il ministro arriverà in Sicilia per un’altra iniziativa dello stesso segno: si terrà a due passi da Catania, ironia della sorte in Corso Carlo Marx. A Palermo invece ci sarà Giovanni Donzelli a fare volantinaggio nei mercati. Donazzan intanto annuncia che da oggi, in tutte le province, i meloniani manderanno una lettera agli imprenditori per spiegare le ragioni del “sì”. Urso comunque non è il solo ministro a mobilitarsi, in attesa dell’appuntamento milanese del 12 (dove potrebbe partecipare la premier) e di quello conclusivo a Roma del 19, con Arianna Meloni. Qualche giorno fa Luca Ciriani era a Pordenone con Marcello Pera e il 13 sarà a Trento per partecipare a un evento sul referendum. Ma il più attivo continua a essere Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia fin qui non si è risparmiato, anche a costo di qualche scivolone mediatico – “Csm paramafioso” – e di tante polemiche. Continuerà a spendersi, ma con un cambio di strategia. Raccontano che in via Arenula qualche dubbio sia venuto dopo il dibattito con Giuseppe Conte a Palermo. D’ora in avanti, a eccezione di quello già in programma il 17 marzo con Enrico Grosso (presidente del Comitato per il no), il Guardasigilli non avrà altri confronti con chi si oppone alla riforma. Mancanza di proposte o decisione strategica? “Una scelta istituzionale”, rispondono dal ministero.