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Campo largo modello Sánchez: no basi agli Usa. Cosa dice la risoluzione sull'Iran di Pd, M5s e Avs

Redazione

Il premier spagnolo dà la linea alle forze di opposizione, che firmano insieme la lista degli impegni per il governo sul conflitto nel Golfo: "Sostenere e supportare in sede europea la posizione del governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del diritto internazionale"

"Siamo convinti che il regime teocratico dell'Iran non possa dotarsi di armi nucleari, ma il modo per impedirlo è sempre la via negoziale e diplomatica, che, pur complessa, resta l'unico strumento capace di disarmare le ambizioni nucleari del regime senza trascinare il medio oriente in un conflitto permanente, che metterebbe a rischio la stabilità globale". È quanto si legge nella risoluzione di Partito democratico, Movimento cinque stelle e Alleanza verdi e sinistra, alla Camera, sulle comunicazioni del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto, in esito alla richiesta di aiuti dai paesi del Golfo. 

Nel documento, le forze del campo largo impegnano il governo a "sostenere e supportare in sede europea la posizione del governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell’Amministrazione degli Stati Uniti d’America". All'inizio settimana il premier spagnolo Pedro Sánchez ha negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran, attirando le ire (e le minacce di pesanti ritorsioni) di Donald Trump. "Ci associamo alla solidarietà espressa dai vertici europei al premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha espresso una ferma condanna di tutte le violazioni del diritto internazionali subendo inaccettabili minacce di ritorsione da parte del presidente usa Donald Trump", si legge nel documento firmato dal campo largo. Davanti a Montecitorio, Giuseppe Conte, presidente del M5s, ha ulteriormente ribadito la linea: "Nel Golfo andiamo sempre al rimorchio degli Stati Uniti, non riusciamo a esprimere una posizione con la schiena dritta come ad esempio ha fatto Sánchez per la Spagna".

                                         

Sul punto è intervenuta anche Elly Schlein: "Noi diciamo no all'autorizzazione delle basi per appoggiare in un nessun modo questa guerra che viola il diritto internazionale. Il punto non è che tornererete qui se ve le chiedono. Dovete dire di no già adesso, pechè sarebbe contro l'articolo 11 della costituzione", ha detto la leader del Pd in aula alla Camera durante le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate dai gruppi parlamentari. "Le azioni militari unilaterali sono sbagliate, è un precedente pericoloso. Se si smantella il diritto internazionale vale solo la legge del più forte – ha proseguito la segretaria dem –. Siamo sempre stati e restiamo al fianco del popolo iraniano che lotta per la libertà contro la repressione brutale di un regime sanguinario che è responsabile di crimini atroci e del massacro di decine di migliaia di manifestanti, anche in questi ultimi mesi", ha concluso. 

Tra gli impegni del testo delle opposizioni, c'è quello per la "liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi" e a "porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata". Pd-M5s-Avs insistono per "sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti" e a "non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi". Tra le altre cose, la risoluzione chiede di "sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell'Amministrazione degli Stati Uniti d'America".


 

Ecco il testo integrale della risoluzione

La Camera,

premesso che:

l’attacco unilaterale coordinato di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, mentre erano in corso i negoziati sul nucleare a Ginevra, in palese violazione del diritto internazionale, ha innescato una serie di ritorsioni iraniane che hanno esteso il conflitto a diversi paesi del Golfo;

l’invasione del Libano da parte di Israele mostra come lo scenario di guerra stia dilagando nella regione, e può avere conseguenze incalcolabili, a partire dalla fragile tregua a Gaza e dai rischi per i nostri militari impegnati in missioni di pace nell'area;

il regime teocratico di Khamenei ha rappresentato una delle tirannie più feroci e oscurantiste dell’epoca moderna, ha esportato il terrore finanziando e armando milizie in tutto il medio oriente, ha imposto una dittatura sanguinaria che ha sistematicamente soffocato nel sangue le aspirazioni di libertà del popolo iraniano, violandone i diritti umani, come tragicamente testimoniato anche dalla brutale ultima repressione di gennaio scorso delle donne e dei giovani che chiedevano democrazia;

la ferma condanna verso un regime liberticida non giustifica il ricorso ad azioni militari unilaterali che, violando il diritto internazionale e scavalcando ogni consesso multilaterale, rischiano di scatenare il caos nell’area e di legittimare la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati, dando l’ennesimo colpo a un ordine mondiale basato sulle regole;

siamo convinti che il regime teocratico dell’Iran non possa dotarsi di armi nucleari, ma il modo per impedirlo è sempre la via negoziale e diplomatica, che, pur complessa, resta l’unico strumento capace di disarmare le ambizioni nucleari del regime senza trascinare il medio oriente in un conflitto permanente, che metterebbe a rischio la stabilità globale. Non si può dimenticare che fu proprio la decisione unilaterale e sconsiderata di Donald Trump, durante il suo primo mandato, a far saltare l’accordo sul nucleare (JCPOA) siglato nel 2015, distruggendo anni di faticosa mediazione diplomatica, che aveva anche visto il protagonismo dell’Unione europea;

la destabilizzazione dell’area innescata dalla guerra illegale avviata da Stati Uniti e Israele ha ricadute gravi e imprevedibili sull’economia mondiale. L’escalation militare nel Golfo Persico e l’interruzione dei transiti attraverso lo stretto di Hormuz stanno già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Se la crisi dovesse protrarsi, il rischio concreto è quello di una nuova, drammatica impennata dei prezzi del gas, dell’elettricità e dei carburanti, con conseguenze dirette su famiglie e imprese, già provate da anni di instabilità energetica e inflazione;

l’ampliamento del teatro di guerra ha esposto a un pericolo immediato decine di migliaia di nostri connazionali: solo nell’area del Golfo, infatti, risiedono e operano circa 70.000 cittadini italiani, una comunità vasta composta da lavoratori, tecnici, cooperanti e famiglie, a cui si sono aggiunti le migliaia in transito per motivi di viaggio, studio o lavoro. Questi connazionali risultano tuttora bloccati dalla paralisi dei trasporti aerei, intrappolati in un quadrante geografico diventato improvvisamente ostile, in attesa di corridoi sicuri per il rientro;

dinanzi all’escalation che investe il medio oriente, l’immobilismo del Governo appare grave e  ingiustificato, e si configura come una rinuncia all’esercizio pieno della nostra sovranità diplomatica e come una rottura rispetto alla tradizione di dialogo e autonomia che ha storicamente contraddistinto la politica estera italiana nella regione;

a fronte delle posizioni espresse da diversi partner dell’Unione Europea, che hanno formulato valutazioni critiche circa la natura e le conseguenze dell’intervento unilaterale promosso dall’amministrazione di Donald Trump, il Governo italiano non ha ancora reso nota una posizione chiara e autonoma;

ci associamo alla solidarietà espressa dai vertici europei al premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha espresso una ferma condanna di tutte le violazioni del diritto internazionali subendo inaccettabili minacce di ritorsione da parte del Presidente USA Donald Trump;

impegna il governo:

ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario;

ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;

a porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata;

a sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell’AIEA a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell’Iran;

a non autorizzare l’utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;

ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo, e a tutelare, nei paesi dell’area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;

a sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell’Amministrazione degli Stati Uniti d’America;

ad assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d’acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale.

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