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l'intervista

Agenda De Pascale per l'alternativa

Luca Roberto

Sicurezza (più Gabrielli che Minniti), garantismo, tutela della manifattura e del potere d’acquisto delle famiglie, sostegno al’Ucraina senza se e senza ma. Le priorità del presidente dell’Emilia-Romagna

Più che un manifesto, è una richiesta di aggiornamento a tutto campo. Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale non la lancia con studiata ambizione personale, non è un predellino per scendere a Roma. Vuole solo contribuire fattivamente alla costruzione di un centrosinistra più attrattivo e competitivo. Così in questa oretta passata a colloquiare a braccio col Foglio, in pausa pranzo, spostandosi da Bologna a Modena, il “governatore” delinea quali sono, a suo giudizio, le priorità per una sinistra che sia vera alternativa alla destra: dalla sicurezza “che come ha detto proprio la segretaria Schlein, deve diventare una priorità del Pd, sapendo coniugare prevenzione e repressione, integrazione e legalità”. I modelli cui guardare? “Se devo semplificare, personalmente, preferisco quello di Franco Gabrielli a quello dell’ex ministro Marco Minniti”. Passando per proposte concrete che guardino a un’idea di sviluppo, di politica economica, tirando in ballo anche le politiche energetiche adottate dal governo: “Capisco i produttori di energia, ma non possiamo difendere utili milionari che si basano solo sulla redditività degli investimenti fatti in energia. L’imperativo è difendere la manifattura, che altrimenti rischia di sparire, e il potere d’acquisto delle famiglie”. Ma anche da una generale messa in discussione di alcuni tabù che riguardano anche (e soprattutto la sinistra): “Il vero problema in questo paese è il mancato rispetto della presunzione d’innocenza, che vale tanto per i poliziotti quanto per i medici così come per qualsiasi altro soggetto. Un qualcosa che purtroppo non viene toccato dal merito della riforma della giustizia”. Ma De Pascale ne ha anche sulle questioni estere e si sbilancia a dire agli alleati che “il sostegno all’Ucraina dovrebbe essere la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per avere una politica estera comune”. 

Anche sull’attacco di Israele e Stati Uniti in Iran la posizione del presidente emiliano romagnolo è chiara: “Non aver dato in questi anni un supporto più concreto e determinato alla resistenza iraniana è una grave colpa dell’occidente ma con la strategia eversiva e unilaterale del presidente Trump si possono anche raggiungere obiettivi condivisibili nell’immediato, come la caduta del regime sanguinario e teocratico dell’Iran, ma il genere umano si incammina nuovamente su un sentiero pericolosissimo”. Su questioni più politiche, poi, De Pascale è convinto che il cambio di legge elettorale sia “un errore e una scorrettezza della destra, che quantomeno dovrebbe aprire un confronto reale con le opposizioni”. Anche perché a suo giudizio il modello era quello usato da Meloni nel 2022: “Con l’attuale legge elettorale chi all’interno della coalizione prende più voti dovrebbe essere incaricato di fare il premier”. Mentre con la legge presentata in Parlamento si aprirebbe uno scenario primarie di coalizione tutto ancora da vedere.

Ma con il presidente dell’Emilia-Romagna, ex sindaco di Ravenna, esponente del Pd riformista, un uomo pragmatico, che non ha mai fatto prevalere posizionamenti identitari a soluzioni concrete, partiamo dal dossier che più nelle ultime settimane ha contribuito a un clima turbolento, anche all’interno della sua stessa maggioranza regionale: la sicurezza. La settimana scorsa, dopo venti giorni d’attesa, è stato infine bollinato il nuovo decreto sicurezza. C’è qualcosa di quell’intervento che in qualche modo condivide? “Lo dico come premessa: io non sono uno di quelli che pensano che le misure introdotte dal governo siano liberticide, mettano in pericolo la libertà e la democrazia, questo no. Do però un giudizio molto severo perché credo siano totalmente inefficaci”, dice De Pascale. Nel testo licenziato dal Quirinale c’è la famosa stretta sui coltelli, i fermi preventivi di 12 ore che però devono passare dal vaglio dei pm. E anche l’estensione delle zone rosse. “E’ evidente che qualsiasi soluzione che vada verso la riduzione a zero della diffusione di armi non può che vedermi totalmente favorevole, lo dico senza se e senza ma. Altri provvedimenti mi sembra però che continuino a non centrare il punto:  studiare misure specifiche di contrasto ad alcuni particolari reati che sono predatori e reati di violenza contro le persone, su cui dovremmo focalizzare il 100 per cento della nostra azione. Perché alla fine gli italiani di  cosa hanno paura? Hanno paura dei furti in abitazione, delle aggressioni o delle attività illecite che si svolgono in alcune zone delle città, in particolare attività collegate allo spaccio, ai furti, a episodi di violenza, che a volte intersecano sfere come quelle della salute mentale o i soggetti pericolosi che lo stato non è in grado di gestire. Questo secondo me è il focus. Per cui capisco l’attenzione sulle manifestazioni, tutti temi legittimi, ma quando gli italiani chiedono sicurezza di questo parlano”. Troppo spesso gli interventi del governo sembrano essere dettati da fatti di cronaca a cui si vuole reagire sull’onda dell’emotività. Sul caso dell’indagine sull’agente di Polizia Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario a Rogoredo, s’è creato un effetto boomerang per la destra che forse ha messo a repentaglio anche l’urgenza di quel pacchetto di norme. “Io credo che in Italia il vero problema sia la presunzione d’innocenza”, riflette allora De Pascale sollecitato sull’argomento. “In questo paese se sei oggetto di un’indagine subisci delle conseguenze concrete, reali nella tua vita. Vale per i poliziotti, ma vale anche per i medici di Ravenna legati alla vicenda Cpr, così come anche ovviamente per gli eletti nelle istituzioni e i comuni cittadini”. Il riferimento a Ravenna è legato alle accuse rivolte ad alcuni medici che avrebbero, secondo l’accusa, fornito certificati falsi così da ostacolare i rimpatri di alcuni ospiti del Cpr. “Se Salvini dice io starò sempre dalla parte dei miei poliziotti viene attaccato da alcuni e osannato dagli altri. Se io dichiaro che starò sempre dalla parte dei miei medici fino a che non ne viene provata la colpevolezza, nella stessa identica misura vengo osannato e criticato a parti invertite. Ma così non se ne esce. I miei medici e i miei infermieri devono sapere che quando vanno in reparto il loro presidente della Regione è al loro fianco. E vale lo stesso anche per i poliziotti. I poliziotti in strada devono sapere che la Repubblica è con loro. Che non significa che non vengono indagati. Perché se muore una persona, in un paese civile parte un’indagine. Ma o la politica la smette di strumentalizzare, da una parte e dall’altra o non c’è speranza. I procuratori devono essere totalmente liberi e indipendenti nelle loro indagini ma queste indagini, da sole, non devono in nessun modo danneggiare la vita delle persone e questo è la società tutta che lo deve garantire. Questo tema, purtroppo, in nessun modo è stato dentro alla riflessione sulla riforma della giustizia”. Piccolo intermezzo sul voto del 22 e 23 marzo: lei cosa farà? “Non demonizzo nessuna delle posizioni rispetto al referendum. Personalmente voterò No. Come detto, a mio avviso una riforma della giustizia sarebbe dovuta partire dal riconoscimento del problema di cui sopra e dai tempi. Ma purtroppo su questo non interviene in alcun modo”.

                      

 

Torniamo sulla sicurezza. Nella sua regione è stato contestato da pezzi del Campo largo dopo che si era detto disponibile a discutere con il ministro Matteo Piantedosi dell’apertura di un Cpr sul territorio. Ha poi criticato lo stesso ministro dell’Interno per aver fatto saltare il dialogo, ma ha anche rinnovato l’invito al suo campo politico affinché aggiorni la sua proposta in materia di sicurezza. “Io devo governare, devo dialogare con il governo, devo perché è scritto nella Costituzione. Non è che io ringrazi il ministro se si siede a un tavolo con me, è il mio lavoro ed è anche il suo, entrambi siamo pagati dai cittadini italiani per fare questo”, sottolinea il presidente De Pascale. “Nell’ultimo anno sono stato attaccato due volte sui temi sicurezza e immigrazione. La prima volta sono stato attaccato dalla destra perché al meeting di Rimini ho proposto il permesso di soggiorno per merito. Ho detto che dobbiamo semplificare radicalmente le norme. Se tu vuoi fare un corso di lingua italiana e un corso di formazione professionale e c’è un’impresa che è disposta ad assumerti, per me devi avere un permesso di soggiorno. Serve uno strumento di merito davanti a una persona senza nessun tipo di precedente penale che vuole mettersi in gioco e inserirsi nel mondo del lavoro, bisogna dargli un’opportunità. Il ministro e la destra mi hanno risposto: vuoi portare tutta l’Africa in Italia, è una vergogna. Chiaramente tutte le associazioni economiche dell’Emilia-Romagna mi hanno scritto: bravo, ottimo, avanti tutta. Ma la proposta è caduta nel dimenticatoio e tutti i provvedimenti del governo vanno nella direzione di rendere più complicata la vita a chi vuole venire qui per lavorare e inserirsi nel mondo del lavoro. Nel frattempo c’è addirittura chi propone la remigrazione, pagare chi è qui e lavora per andarsene: vuol dire essere fuori dal tempo e dallo spazio”. La seconda contestazione, però, aggiunge De Pascale, gliel’ha mossa proprio la sinistra. “Ho detto che le norme e le procedure per l’espulsione dei soggetti pericolosi, che in Italia sono equiparati ai soggetti non pericolosi, perché c’è la stessa identica procedura per espellere una persona che non ha fatto niente di male, non funzionano. Ho detto che serve una proposta forte, incisiva, che aumenti radicalmente la capacità dell’Italia di espellere le persone che delinquono, che commettono reati. Mentre si deve distinguere chi vuole lavorare in regola e integrarsi, anche se formalmente non ha un permesso di soggiorno. Da tutti i sondaggi emerge che l’80 per cento degli elettori di centrosinistra e centrodestra condividerebbe questo approccio. Quindi a destra non vogliono differenziare i percorsi  e riconoscere che se uno è qui, è una persona perbene e vuole lavorare e non ha il permesso di soggiorno, il tema è darglielo, quel permesso di soggiorno. E invece a sinistra ci sono le legittime, comprensibili resistenze rispetto all’inasprire queste norme e renderle maggiormente efficaci. Io però penso che ridirei tutte e due le cose, perché le ritengo giuste, sia quella che semplifica la vita alle persone perbene, sia quella che complica la vita alle persone per male”. 

In questi giorni anche l’ex sindaco di Firenze ed europarlamentare del Pd Dario Nardella ha posto con forza il tema Cpr in Toscana, dicendo che il sistema non sta funzionando e che c’è bisogno di regole diverse. La presa di posizione è chiara, ma caliamola nel concreto: c’è quindi bisogno di uno scatto del Pd per elaborare una proposta completa in tema sicurezza prima del 2027? “Ho ascoltato Elly Schlein qualche settimana fa a ‘DiMartedì’, ha detto che per il Pd la sicurezza deve diventare una priorità. Sia con gli strumenti della prevenzione che con quelli della repressione. Credo sia la strada giusta. E che, siccome quello è un altro mestiere rispetto al mio, da qui alle politiche del 2027 lo svolgimento mi auguro sia coerente con questi due obiettivi”, dice De Pascale. In Emilia Romagna lo scontro, soprattutto con Avs, è stato sui Cpr. E lei ha richiamato la coalizione all’ordine facendo notare come, per quanto critici, facciano parte del nostro ordinamento. “Il Pd si candida a governare il paese ed effettivamente può mettere in campo soluzioni alternative ai Cpr. Fare il presidente della Regione e fare politica a livello nazionale sono due mestieri diversi. Io mi devo confrontare con le leggi che ci sono e devo cercare di fare del mio meglio con le leggi che ci sono”, fa notare De Pascale. “Il Pd ha tutto il titolo di proporre soluzioni alternative. E io sono anche disponibile a dare una mano a scriverle, a dare il mio contributo.  L’importante, però, è avere delle proposte ed è chiaro che bisogna prendere una decisione. Io penso che sui temi della sanità e della scuola il Pd avesse rotto con un pezzo del suo elettorato ed Elly Schlein ha dato un contributo fondamentale a ricucire con una parte del nostro mondo. Sui temi della sicurezza invece c’è un pregiudizio molto più profondo nel popolo italiano. Anzi, non solo di quello italiano, perché non c’è un partito europeo di sinistra che sulla sicurezza abbia vinto le elezioni. Non è che la sinistra europea sia messa meglio della sinistra italiana su questi temi. Se devi vincere un pregiudizio è ancora più complesso, quindi devi essere molto credibile sulle proposte. Per fare un esempio concreto di cosa significhi essere credibili: i decreti Flussi li ha riattivato il governo Meloni dopo che erano stati fermi per tutti i governi di centrosinistra. Poi è vero che se i governi di sinistra avessero fatto i decreti Flussi, probabilmente la Meloni avrebbe fatto una manifestazione di piazza e Salvini si sarebbe dato fuoco, però la verità è che i decreti Flussi li ha fatti Meloni e non noi”. 

Il Pd ce lo ha avuto un ministro dell’Interno che si occupava di sicurezza e si chiama Marco Minniti. Un altro che si è occupato di questi temi, lavorando con il sindaco di Milano Beppe Sala, è l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. Bisogna fare tesoro di questi approcci e di queste esperienze? “Dei due, a me l’approccio di Gabrielli ha convinto molto di più negli anni, lo dico con sincerità, anche perché la stagione di Minniti, che è durata poco, è stata una stagione difficilissima. Anche in quella proposta di governo l’idea di semplificare la vita a una parte dei flussi migratori e complicarla a chi delinque non ha funzionato, è una ricetta che ha fallito. Non è un modello a cui mi ispirerei, proverei a crearne uno nuovo. Gabrielli in questi giorni è tornato a scrivere cose che mi convincono molto, come un nuovo approccio che il centrosinistra potrebbe mettere in campo”. Sempre in previsione del 2027 la sinistra dovrebbe elaborare una proposta anche sulla cittadinanza? Del resto, il futuribile ingresso di Vannacci nella coalizione non fa presumere possano esserci grandi iniziative a destra. “Io personalmente mi riconosco nel quattordicesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, se nasci qui sei italiano”, confessa De Pascale. “Ma ripeto il vero tema è un altro: semplificare la vita a chi viene qui per lavorare, integrarsi. Anche perché le eventuali politiche per la crescita demografica si vedranno tra vent’anni, non prima. Se non agiamo in maniera intelligente sui flussi rischiano di saltare interi comparti: come la manifattura, l’agroalimentare e il turismo della mia Emilia-Romagna”.

Sono temi complessi così come complessa, andando a parare altrove, è la strategia che la sinistra dovrebbe elaborare per cercare di attrarre il voto moderato, l’interlocuzione con i ceti produttivi. Il governo ha rivendicato anche su questo di aver introdotto misure importanti, innovative. Per esempio sull’energia, per abbassare le bollette. De Pascale, che per le questioni energetiche ha una specie di passione personale, anche su questo versante ha opinioni non banali, partendo da una premessa: “Il sistema Ets è un sistema sbagliato, iniquo e che mette in crisi la manifattura europea nella sua competizione con la manifattura dei paesi extra Ue. Per questo credo che vada riformato. Peraltro quello europeo è un sistema di imprese che hanno già decarbonizzato più di chiunque altro al mondo, e non per gli Ets ma per i costi dell’energia, perché avendo dei costi alti chiaramente meno gas usano più sono competitivi. Se quello che pagano per l’Ets lo potessero investire in decarbonizzazione, ridurremmo le emissioni e saremmo ancora più competitivi”. Il governo per abbassare il costo della bolletta ha aumentato la tassazione nei confronti delle aziende. Attirandosi le critiche della categoria. Condivide? “Io capisco i produttori di energia, però la priorità in Italia è la manifattura e il potere d’acquisto delle famiglie”, risponde il presidente De Pascale. “Senza manifattura e senza potere d’acquisto delle famiglie non c’è speranza e quindi quella deve essere la priorità assoluta. Non possiamo difendere utili milionari che si basano solo sul costo dell’energia, sulla redditività degli investimenti fatti in energia. Se si ha un approccio tecnologicamente laico, esistono decine e decine di soluzioni tecniche che riducono la bolletta e riducono la CO2. E’ solo necessario avere la determinazione, il coraggio e a volte anche le risorse per praticarle”. Anche sulle questioni energetiche, però, i Cinque stelle e Avs rischiano di trascinare il Pd in un’aprioristica contrarietà a infrastrutture come i rigassificatori. C’è bisogno di abbattere alcuni steccati ideologici? “Se lo chiede all’ex sindaco di Ravenna che ha autorizzato il rigassificatore nella mia città, è ovvio che la mia opinione su questo è piuttosto chiara e che la mia storia parli per me”, argomenta con una punta di spirito De Pascale. “Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti di gas prima di quattro anni fa era stato totalmente ignorato dalla comunità europea. Poi abbiamo cercato di correre ai ripari. Come sempre accade non è che se è giusto fare due rigassificatori è per forza giusto farne anche sei. Il Gnl, il gas naturale liquefatto, è una delle modalità di approvvigionamento di gas ed è anche quella diciamo più complessa rispetto ai gasdotti e ad altre forme. I rigassificatori però sono necessari, non se ne può fare a meno, in una quota, ne avevamo troppo pochi. Abbiamo sicuramente recuperato quel gap e quindi adesso siamo un paese molto più forte da questo punto di vista, anche perché con gli investimenti che abbiamo fatto sulla linea adriatica anche la nostra capacità di importazione dal Nord Africa è aumentata tantissimo via gasdotto. Dobbiamo capire che il gas è l’energia di transizione, non se ne può fare a meno e in nessun modo limita gli investimenti sulle rinnovabili perché come abbiamo visto in questi quattro anni gli investimenti in rinnovabili sono cresciuti moltissimo, nonostante il gas. Se c’è un approccio determinato, ambizioso e razionale, la sfida della transizione energetica si può vincere. Se non c’è ambizione, invece, si diventa conservatori, si mantiene lo status quo e lo status quo non va bene per l’Italia”.

Si è detto spesso che al Pd manchi la capacità di interloquire con i ceti produttivi. E’ una critica che a Schlein ha mosso un riformista come Giorgio Gori. La segretaria, coadiuvata dall’ex ministro Andrea Orlando, l’anno scorso ha dato vita a una campagna d’ascolto anche con le imprese. Serve una proposta choc anche su questo in vista del 2027? “Guardi, l’Emilia-Romagna probabilmente è la regione più densamente industriale d’Italia e se il centrosinistra governa e vince non solo in regione, ma anche nella stragrande maggioranza delle città, dei comuni e dei territori, è perché ha una proposta in cui anche il mondo produttivo, almeno in una sua parte significativa, si riconosce”, spiega De Pascale. “Spesso ci si lamenta che il Pd nazionale è troppo a trazione emiliano-romagnola perché ci sono tantissimi emiliano-romagnoli nel gruppo dirigente, ma è la proposta che nasce da questa terra che può essere anche un modello di sviluppo in chiave nazionale”. Vuol dire anche avere la capacità di costruire una coalizione che tenga dentro una più forte componente moderata e riformista? “Non è il mio caso, ma ci sono milioni e milioni di elettori, né di centrodestra né di centrosinistra, che legittimamente, a ogni tornata elettorale, possono votare una proposta concreta, pragmatica, senza posizionamento ideologico. Quindi è ovvio che ci si pone l’obiettivo anche di convincere coloro che magari non appartengono per forza al tuo campo. Questo credo sia un compito a cui il Pd deve concorrere ma che non può svolgere in maniera esclusiva. Elly Schlein ha rafforzato molto il profilo di sinistra del Pd, ma nello stesso tempo anche Avs sta andando molto bene. Anche per questo penso sia necessario che le tante iniziative che sono sorte nell’area più di centro, a sinistra, trovino una loro conformazione, una loro proposta chiara e definita. Non vuol dire che il Pd debba abdicare a quel ruolo, ma va fatto un lavoro sinergico, tutti insieme”. 

Giovedì la maggioranza ha presentato la sua proposta di legge elettorale, che Schlein ha definito “inaccettabile per noi”. Eppure non dovrebbe essere interesse del Pd concorrere ad avere regole elettorali che possano assegnare una vittoria certa a uno dei due schieramenti? “Di base io credo che la legge elettorale non andrebbe cambiata. Anche perché siamo nella fase finale della legislatura e fare una nuova legge adesso vuol dire agire per interesse di parte. Se devo entrare nel merito della proposta fatta i problemi principali sono due. Il premio non dà solo governabilità, ma rischia di alterare anche le scelte di garanzia, come l’elezione del presidente della Repubblica, o la natura regionale del Senato. E poi togliere i collegi, senza reintrodurre le preferenze è un’offesa delle segreterie dei partiti alla libertà dei cittadini”, spiega De Pascale, questa volta molto in linea col Nazareno. Anche sulle potenziali primarie di coalizione, rese necessarie dal nuovo sistema, quindi, il presidente dell’Emilia-Romagna frena. “E’ evidente che prima di decidere come identificare il candidato premier si debba capire con quale legge si voterà”. Della serie: se primarie saranno, lo si vedrà più avanti. 

Facciamo un gioco: il Campo largo va al governo nel 2027. Il Pd ha sempre votato l’invio di armi all’Ucraina, M5s e Avs no. Sarebbero guai per Kyiv? Si può governare un paese avendo posizioni così dissimili? “Quando sei al governo è ovvio che sei portato ad assumerti delle responsabilità maggiori di quando sei all’opposizione. Non credo ci sia qualcuno che pensi che Salvini, all’opposizione, avrebbe votato sì all’invio di armi. Ciò detto, io credo che la politica estera del centrosinistra debba partire dal fatto che il sostegno militare all’Ucraina non ha al momento purtroppo alternative. E però anche che quel sostegno è condizione necessaria ma non sufficiente a far finire quel conflitto. Quello che servirebbe è un’Europa che prendesse un’azione diplomatica. Io mi sono vergognato del fatto che l’Italia abbia partecipato al Board of Peace per Gaza, ma mi vergogno ancora di più che il Board of Peace non lo abbia aperto l’Europa con i suoi valori. Siamo rimasti spettatori quando avremmo dovuto essere protagonisti”. Guardando all’attacco di Israele e Stati Uniti in Iran l’auspicio di De Pascale è quello di non farsi prendere da facili entusiasmi: “Il popolo iraniano ha diritto alla libertà e di uscire da questa fase sanguinaria della propria grande storia, ma gli ultimi 30 anni ci insegnano che la libertà non si esporta e certamente non in questo modo. L’aspetto più drammatico è che in pochi anni stiamo distruggendo qualsiasi credibilità delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Non aver dato in questi anni un supporto più concreto e determinato alla resistenza iraniana è una grave colpa dell’occidente ma con la strategia eversiva e unilaterale del presidente Trump si possono anche raggiungere obiettivi condivisibili nell’immediato, come la caduta del regime sanguinario e teocratico dell’Iran, ma il genere umano si incammina nuovamente in un sentiero pericolosissimo”.

Anche sui dazi, secondo uno dei governatori delle regioni più votate all’export d’Europa, le responsabilità sono ravvisabili più a Bruxelles che a Roma. “Siamo andati con von der Leyen in un cottage privato in Scozia a firmare un accordo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo. La dignità dell’Europa è stata difesa dalla Corte suprema degli Stati Uniti. E questo fa male, soprattutto a un europeista come me. Io penso che se l’Italia alza o abbassa la voce non conti quasi nulla. L’unico soggetto che potrebbe alzarla, quella voce, è l’Unione europea. Poi certo probabilmente dentro l’Unione europea, il governo italiano è parte del problema, non della soluzione”.

Qualcuno potrebbe chiamarlo manifesto per una sinistra diversa, ma è soprattutto una richiesta di aggiornamento. Come i sistemi operativi o le applicazioni del telefono. Un’idea di Campo largo che sfidi se stesso prima degli avversari, per risultare veramente credibile come alternativa, agli occhi degli italiani. Almeno questo è quello che, dalla sicurezza alla politica estera passando per le politiche industriali, si augura Michele De Pascale.

 

  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.