(foto Ansa)

la disfida

Ora Salvini chiede di modificare il dl Bollette. In arrivo pioggia emendamenti alla Camera

Giovanni Lamberti

Dopo la delusione per la legge elettorale, la Lega apre un altro fronte sul decreto Energia. E ora il vicepremier chiede ai suoi di dare risposte agli allarmi lanciati dalle imprese

La Lega è pronta ad aprire un altro fronte, quello sul dl bollette. Il malessere del partito di via Bellerio, emerso prima del via libera del Consiglio dei ministri al provvedimento arrivato il 18 febbraio, non si è mai sopito, ma la prossima settimana è destinato a riaffiorare alla luce del sole. Il decreto è in Commissione Attività produttive della Camera, lunedì e martedì sono previste le audizioni degli stakeholder del settore energetico, il termine per gli emendamenti è fissato per il 9 marzo, poi dopo il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si andrà in Aula. “Un sostegno concreto da 3 miliardi di euro per milioni di famiglie”, è stato l’unico commento del vicepremier Matteo Salvini.

Salvini (che anche chiesto un ulteriore contributo delle banche) adesso, secondo quanto si apprende, ha dato mandato ai suoi di provare in tutti i modi a modificare il decreto. Insomma, il partito alzerà le barricate senza mettere a repentaglio l’approvazione del dl. Diverse le criticità segnalate. Il decreto pone uno stop - previsto un ‘decalage’ - al supporto per quelle aziende che producono corrente elettrica tramite l’utilizzo delle biomasse. Le aziende agricole che hanno investito nel biogas temono il blocco delle attività. “Si rischia la chiusura degli impianti”, il grido d’allarme. Anche Confagricoltura ha espresso una forte preoccupazione, apprezzando l’intento di diminuire i costi energetici alle famiglie e alle imprese nei prossimi anni ma chiedendo allo stesso tempo dei correttivi per le aziende agricole che in questi anni hanno puntato sulle rinnovabili. “Occorre riequilibrare gli effetti delle misure”, l’input. “Ci sarà sicuramente qualche intervento ad hoc”, spiega un ‘big’ della Lega.

 

Altro nodo è quello legato alle concessioni idroelettriche. La soluzione escogitata dalla Lombardia - la cessione del 15 per cento della produzione idroelettrica a prezzo calmierato a favore delle imprese energivore ubicate nelle regioni dove sono presenti gli impianti - non è stata presa in considerazione. La Regione ha siglato un accordo tra produttori idroelettrici (A2A, Edison) e le imprese energivore, il decreto mette a rischio l’intesa. La Lega è pronta a rilanciare una norma da utilizzare a livello nazionale. “Non è che la Lombardia trae un vantaggio, noi abbiamo costruito un percorso, non si tratta di accontentare noi”, dice una fonte qualificata della Regione, “il governo non ci ha ascoltati, speriamo che lo faccia il Parlamento. Siamo ottimisti. Se non dovesse essere così ne prenderemmo atto, ma sarebbe una cosa da fare per il bene di tutti”. L’obiettivo è sostenere le imprese locali, replicare il modello dove possibile. Il governo difende il provvedimento, “se la Lega – spiega una fonte che segue il dossier – presenta un emendamento in questa direzione rischia di fare il danno delle altre regioni”. Il decreto non arriva blindato a Montecitorio ma lo scopo è preservarne l’impianto. E non aprire ulteriori falle dopo il precedente del Milleproroghe che ha causato un cortocircuito all’interno della maggioranza. Forza Italia presenterà qualche richiesta di modifica per “ottimizzare il lavoro”, spiega una fonte azzurra, lo stesso farà Fratelli d’Italia che farà da argine al decreto costruito dal ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin con la regia di palazzo Chigi. I due relatori del decreto sono Giorgia Andreuzza per il partito di via Bellerio e Vittorio Zucconi per quello di via della Scrofa. Proprio nei giorni in cui il dibattito entrerà nel vivo a Montecitorio, Meloni si batterà in Europa per abbassare i costi dell’energia. La richiesta, avanzata formalmente al Consiglio Competitività Ue dal ministro Adolfo Urso, è quella dello stop temporaneo del sistema Ue di scambio delle quote di emissione (Ets), ritenuto un fattore che incide in modo significativo sui costi a carico delle imprese. Anche da qui l'invito alla compattezza del centrodestra da parte di Fdi.

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