(foto Ansa)

tempi supplementari

La trattativa elettorale continua: FdI pronta a emendare e inserire le preferenze

Giovanni Lamberti

Ok l'accordo di maggioranza, ma Meloni vuole un emendamento per la reintroduzione delle preferenze: "Vediamo chi ci sta", dicono nel partito della premier

Dodici ore di trattativa, tra pause caffè e qualche interruzione. A un certo punto si sono collegati, raccontano nel centrodestra, anche i leader della coalizione, con la premier Giorgia Meloni che ha chiesto di chiudere al più presto. Il parto della riforma della legge elettorale non è stato facile. Una partita giocata nella totale riservatezza. Basti pensare che in realtà gli ‘sherpa’ della coalizione si sono visti diverse volte, non meno di cinque.

Nella notte di mercoledì in via della Scrofa la svolta. Presenti i forzisti Benigni e Battilocchio, i leghisti Paganella e Calderoli, Donzelli per FdI (un forte contributo lo ha dato anche il responsabile dipartimento elettorale Rossi), a trattare per Nm Lupi. L’intesa trovata, poi qualche ripensamento della Lega e, infine, il deposito del testo con la firma dei capigruppo, richiesta arrivata direttamente dalla premier. Ma adesso si aprono i tempi supplementari. Perché Fratelli d’Italia intende presentare un emendamento per la reintroduzione delle preferenze. La premier ha sempre sostenuto la necessità di restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri parlamentari. Ma la Lega si è messa di traverso e FdI non ha trovato sponda in Forza Italia. Da qui la battaglia che verrà portata avanti. Di retroguardia, perché la porta è chiusa. “Ma voglio vedere i partiti che diranno sì. Forse il Pd, ma in ogni caso non ci sarebbero i capilista bloccati. Sarebbe prendere o lasciare”, dice un esponente di Fratelli d’Italia.

In Aula con il voto segreto il risultato per il no alle preferenze sarebbe scontato, anche se (non solo) l’opposizione grida al voltafaccia. La priorità della presidente del Consiglio era innanzitutto quella di evitare altre operazioni di palazzo. “Abbiamo contenuto i danni”, dicono nella Lega che aveva messo nel mirino la previsione del ballottaggio per chi non raggiunge il 40 per cento dei voti. “Anche a noi non piace, ma è un’ipotesi di scuola”, afferma un ‘big’ di FI. Ora la palla passa ai partiti che dovranno spiegare ai gruppi i dettagli della legge. Al Senato, per esempio, è già fissata per martedì una riunione con Donzelli.

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