(foto Ansa)
al senato
Delrio (Pd): “La legge sull'antisemitismo? La voto. Dalla destra aperture vere”
Il senatore dem: "Caduti sia le sanzioni penali che il divieto di manifestazioni. E viene attenuata anche la definizione Ihra". Pronti a seguirlo anche gli altri riformisti. E cresce l'insofferenza verso Boccia
“Se voterò il testo sull’antisemitismo? Assolutamente sì. L’ho sempre detto che in presenza di aperture concrete da parte della maggioranza quella sarebbe stata la mia posizione. E quelle aperture da parte della maggioranza ci sono state”. A Graziano Delrio, senatore del Pd ed ex ministro dei Trasporti, non difetta la chiarezza. E nonostante ancora mercoledì, dal suo gruppo parlamentare, abbiano provato a far saltare la calendarizzazione del ddl sull’antisemitismo nell’Aula del Senato, al Foglio riconosce che per la sua storia non potrà non essere conseguente a quel che ha già detto in passato: “La relatrice Pirovano ha fatto un ottimo lavoro, facendo delle aperture importanti. Decadono, come avevamo chiesto, le sanzioni penali e il divieto di manifestazioni. E soprattutto si fa un grande sforzo per impostare l’intervento su due direttrici: l’educazione e l’informazione. Era proprio l’approccio del ddl che avevo presentato io”.
Eppure, secondo chi mercoledì c’era alla capigruppo del Senato, il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha provato con ogni modo a far saltare la calendarizzazione di quel testo, che martedì dovrebbe approdare in Aula. Anche con modi molto bruschi, con la consapevolezza che il Pd, così come in tutti gli altri passaggi della vicenda, potrebbe andare in pezzi. Le considerazioni che si stanno facendo nell’ala riformista in queste ore vanno nella seguente direzione: dopo mesi in cui dalle più alte cariche istituzionali sono arrivate richieste di convergenza su un tema così importante; dopo che anche la senatrice a vita Liliana Segre aveva chiesto un lavoro il più trasversale possibile per il contrasto all’antisemitismo, con quale coraggio adesso, nonostante le concessioni della destra, il Pd dice no? Questo anche con l’ulteriore rammarico, ed è sempre l’ala riformista a pensarla così, di “essere riusciti nel capolavoro di isolarci così tanto che addirittura il M5s è riuscito a far approvare suoi emendamenti al testo, mentre noi no”.
Secondo Boccia e il Nazareno, l’elemento che rende “invotabile” il testo della maggioranza sarebbe la permanenza della definizione di antisemitismo dell’Ihra (Internationa Holocaust Remembrance Alliance), che anche sulla spinta delle proteste pro Pal dal Pd ritengono troppo “restrittiva”. “Ma anche su questo è arrivata un’apertura importante da parte della maggioranza, perché quella definizione è stata attenuata e delimitata a un uso ai ‘fini della presente legge’, come da emendamento che ho presentato”, racconta ancora Delrio. Fatto sta che proprio nelle chat riformiste in queste ore hanno ripreso a circolare gli articoli in cui si ricorda come quella definizione, oggi tanto contestata, sia stata in passato votata anche da Elly Schlein quando era parlamentare europea. Così come venne adottata come definizione di riferimento nell’epoca del governo Conte II, e cioè quando Boccia era ministro degli Affari regionali.
L’epilogo che rischia di materializzarsi martedì a Palazzo Madama, insomma, per il Pd potrebbe essere una specie di “suicidio perfetto”. Anche per questo Boccia ha provato in ogni modo a rimandare il voto, insistendo sulla necessità di dare preminenza al Media Freedom Act. A quanto risulta al Foglio sarebbero diversi i senatori intenzionati a votare, in Aula, a a favore del testo della maggioranza (i nomi sono quelli che hanno co-firmato gli emendamenti presentati dal Delrio: Simona Malpezzi, Sandra Zampa, Filippo Sensi, Walter Verini e Alfredo Bazoli). In tal caso ci sarebbe da fare i complimenti a Francesco Boccia e alla segreteria del Pd: sono riusciti a spaccarsi, hanno fatto passare la destra come l’unica responsabile sulla causa del contrasto all’antisemitismo (col loro voto contrario al ddl base nel Giorno della Memoria). E si prendono pure le reprimende delle comunità ebraiche. Chapeau.