Verso il referendum
Come votano i renziani (e Renzi)? Dilemma e mistero in Italia Viva, tra molti Sì e qualche No
L'ex premier ancora non ha sciolto la riserva, come Maria Elena Boschi. Sì da Paita, Scalfarotto, Noja, Giachetti, Nobili. No da Bellanova e Tidei
Renzi ha lasciato intanto libertà totale ai suoi. Ma pensa il nodo dell'astensione in Aula per il "metodo", del governo, intepretazioni che smentiscce quella che vorrebbe Renzi titubante per aderenza al campo largo. E se Raffella Paita esprime un Sì convinto, Nobili confessa di votare Sì, restando nel merito, ma "turandosi il naso".
Roma. Votare o non votare — non è questo il problema, in Italia Viva. I renziani infatti a votare andranno in massa, ma è sul “come” che spunta il dilemma: votare Sì, nel merito e comunque, o votare No, in polemica con il metodo e il posizionamento internazionale della premier? Intanto, una cosa è certa: l’ex premier e leader di Iv Matteo Renzi, dando ai suoi “libertà totale”, non ha ancora sciolto la riserva su se stesso. E, nel partito, in molti sono convinti che non la scioglierà così presto, tanto più che, in nome del “metodo sbagliato”, il leader di Iv si era astenuto in Aula non soltanto su questa riforma, ma anche sulla Cartabia, nel 2022. Silente, a oggi, anche la capogruppo di Iv alla Camera ed ex ministra Maria Elena Boschi. Unico indizio, il fatto che, nell’autunno scorso, Boschi si fosse attestata sulla linea: una riforma servirebbe, ma questa, per com’è scritta, rischia di ottenere l’effetto opposto a quello voluto. E se gli aruspici antipatizzanti di Renzi interpretano il titubare dell’ex premier come sottesa volontà di restare con le scarpe ben piantate al centro del campo largo, gli osservatori non malevoli dicono che l’aderenza al campo largo non c’entra, e che il filo da seguire è quello della perplessità di Iv di fronte a una campagna in cui i toni si sono alzati a dismisura, per non dire del percorso a monte, “denso di emendamenti proposti invano e di chiusure da parte del governo, motivo per cui ci siamo astenuti in Aula”, dice un renziano. Tra i fedelissimi di Renzi, però, c’è anche chi oggi si schiera apertamente e con convinzione per il Sì, come la capogruppo in Senato Raffaella Paita, pur nel rammarico di aver visto crollare le speranze “di poter introdurre proposte migliorative”. Non è l’unica. “Voto Sì turandomi il naso”, dice al Foglio Luciano Nobili, ex deputato e consigliere nel Lazio. “Sono per il Sì”, spiega Nobili, “perché considero un dovere etico il restare ancorati al merito per chi ha vissuto sulla propria pelle il referendum costituzionale del 2016 e la postura irresponsabile della destra in quell’occasione. E, giudicando nel merito, a me sembra di vedere più passi avanti che indietro, in una riforma che pure non condivido totalmente”. Nobili dice infatti di aver dovuto combattere il disamoramento alla causa “provocato dall’atteggiamento del governo Meloni – che prima diceva ‘non si politicizzi il voto per non fare l’errore di Renzi’, ma poi, per paura di perdere, è finito per politicizzare in modo barbaro e inaccettabile. E’ stato il governo a inquinare per primo una campagna che oggi è un florilegio di balle dalle due parti, e il primo a caricare la consultazione di argomenti divisivi ed estranei al merito”. Pur nei dubbi, dice Sì anche il senatore renziano Ivan Scalfarotto– che a giugno, su questo giornale, così motivava l’astensione in Aula: “Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma siamo contrari a come questo principio è stato declinato dal governo – e il sorteggio dei laici del Csm è il trionfo del grillismo”. Oggi Scalfarotto motiva il Sì in direzione “di un processo accusatorio che richiede ruoli distinti tra accusa e giudizio” e di una Repubblica “libera dai residui inquisitori e che realizzi pienamente i principi costituzionali, dalla presunzione di innocenza alla funzione riabilitativa della pena”. E se la consigliera regionale lombarda di Iv Lisa Noja è favorevole a “una riforma giusta e di sinistra”, Roberto Giachetti, deputato ed ex dem con radici pannelliane, darà un Sì convinto a una riforma che definisce “storica”. I sondaggi, intanto, parlano di una base renziana in maggioranza per il Sì, ma in Iv c’è anche chi dice No. E’ il caso dell’ex ministra Teresa Bellanova e della consigliera alla Regione Lazio Marietta Tidei: “Siamo riformiste e garantiste”, dicono: “E siamo anche due donne: non ci impressionano i muscoli del potere, ci interessano i contrappesi. E la riforma della giustizia su cui voteremo il 22 e il 23 marzo li sposta”. Ha contato, nella loro decisione, dicono, anche “lo strizzare l’occhio di Meloni a un asse politico che ha per riferimento Trump e Orbán”, leader in “laboratori di democrazia dove i contrappesi diventano un fastidio”.