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Il racconto
Effetto Vannacci. Meloni cauta sulla legge elettorale e Giorgetti: “Fa male alla Lega. Rischiamo di scomparire”
Il generale è un pensiero fisso della destra. Nelle ultime ventiquattro ore si è aggirato a Roma con il suo gessato e ha comunicato che sarà ospite a Sanremo. E' la strategia varietà
Più che fare l’alleato di Meloni è pronto a fare il valletto di Carlo Conti, il Vannacci con le perline. Faceva l’incursore e ora è l’imbucato di mestiere, il generale biglietto omaggio. Si imbuca a Sanremo, e dice “mi hanno invitato, ci sarò”, così come vuole imbucarsi al governo con Meloni. Vannacci è il baraccone Vannacci, organizza perfino bus da Domodossola per trascinare spettatori a Montecatini, per il suo comizio a pagamento (99 euro andata e ritorno, più pranzo e poltrona) ma è un pensiero fisso della destra. Si parla di un accordo tacito fra Meloni e Tajani (le prove in Lombardia) per permettere a Forza Italia di fare da cuscinetto, attrarre i possibili caduti da cavallo: i vannacciani in sonno. Meloni deve ancora decidere se partecipare all’evento di metà marzo, a Milano, pro referendum, ma c’è un ulteriore pericolo di tenuta. E’ la solita legge elettorale. Dice Giorgetti, a Varese, quando parla ad amici e pesci che “il proporzionale ci fa male. La Lega rischia di scomparire”.
La legge elettorale, quanto c’è di più noioso al mondo, scandisce l’orologio del parlamentare. Lasciate perdere il sistema, l’accusa di legge truffa, che la sinistra rovescia a destra e la replica, “lo facciamo per la stabilità”, che la destra rivolge alla sinistra. La vera contesa riguarda la soglia di sbarramento perché, e lo dicono i maghi di questa nuova legge elettorale, “nessuno vuole fare un regalo a Vannacci, permettergli di dire che la soglia è stata alzata per ostacolarlo. Mai”. L’altra disputa sono le preferenze e l’effetto è definito “radioattivo”. E’ banalissimo. Quanti dei parlamentari eletti sarebbero oggi confermati con il sistema delle preferenze? Alla Camera rispondono come i tacchini la domenica: “Saremmo meno della metà”. E’ il motivo per cui di fatto le preferenze sono già saltate. L’altra riflessione. Se ci fossero le preferenze sarebbe come “un liberi tutti”. Lo scenario è l’Aula svuotata e i voti decisivi in bilico. Meloni è consapevole. Si verificherebbe la transumanza dei parlamentari in provincia, tutti pronti a baciare la mano del vescovo, a inaugurare i tombini e porgere la pappa ai neonati. Il testo della legge elettorale è ormai superfluo. E’ custodito come i testamenti all’interno del sottomano di pelle. Metà dei collegi vengono assegnati con gli uninominali e l’altra metà con un sistema misto, proporzionale e listini di coalizione. La Lega è destinata a farne le spese. La preoccupazione di Giorgetti sembra quasi rassegnazione, il “proporzionale ci fa male, rischiamo di scomparire”, per non parlare di Vannacci il valletto. Nelle ultime ventiquattro ore si è aggirato a Roma con il suo gessato (gli manca solo l’ostrica e la rosa rossa) e ha comunicato che sarà ospite a Sanremo. In Rai dicono che non lo hanno invitato e suggeriscono: “Si ripete la farsa dell’anno scorso. Anche l’anno scorso Vannacci aveva annunciato la sua partecipazione. I biglietti li avrà avuti dal comune di Sanremo”. I vannacciani alludono che “alte cariche istituzionali hanno invitato il generale”. Vannacci è un problema e non per la sua sbobba futurista ma perché Vannacci si presenta come la Samarcanda degli esodati e dei fuoriusciti. Sta cercando candidati al nord, in Lombardia, per le comunali. Si spiega soltanto con la logica del cuscinetto l’ingresso bizzarro di Barbara Mazzali, ex assessore di FdI (scettica sui vaccini) nel partito più vaccinista della destra, come Forza Italia.
La strategia di Vannacci è chiara: è la strategia varietà. Ha ordinato di votare “no” all’Ucraina ma ha votato sì alla fiducia così come ha votato sì al Milleproroghe. Dice Sasso, il filosofo delle Puglie e di Futuro Nazionale: “Voglio vedere FdI come potrà tenerci fuori a ridosso delle elezioni quando capirà che rischia di perdere le elezioni e di non eleggere il presidente della Repubblica, il primo presidente di destra”. Meloni non vuole che si parli di legge elettorale anche per un altro motivo. Sta girando nelle chat del Pd la curva di Polymarket, un “oroscopo” sul referendum. Al momento la curva è arrivata a metà. Le possibilità che vinca il ‘no’ come il ‘sì’ sarebbero appaiate. Non è ancora chiara e non lo sarà, per quanto se ne dica, la presenza di Meloni a Milano, al Teatro Franco Parenti (il teatro che ha ospitato gli eventi dei riformisti del Pd e di Renzi; a proposito quando arriva la decisione di Renzi sul voto?). Non si sente parlare dell’impegno della Lega sul referendum a eccezione della strepitosa Simonetta Matone, solo che Matone ha il bel vizio della libertà e ha detto che il referendum si mette male, che “Nordio fa perdere”. L’unico che ci continua a mettere la faccia è Nordio mentre Vannacci fa sapere che si gode lo spettacolo a Sanremo. La sua canzone è Male necessario di Fedez e Masini: “I miei problemi ormai/ saranno la parte di te/ Quella più vulnerabile e spietata/. Lo sai.