(foto Ansa)
Il caso
Lo scudo, i rimpatri, la grana Albania: destra nel pantano sulla sicurezza
La bollinatura della Ragioneria al nuovo decreto Sicurezza arriva dopo 20 giorni di attesa. Ma sono anche i contenuti del dl a destare più di qualche apprensione. Mentre il disegno di legge sull'immigrazione resta di difficile applicazione (e per ora non viene calendarizzato in Parlamento)
La loro personalissima colonna sonora sanremese è stata per giorni Michele Bravi. Dal governo agognavano la bollinatura della Ragioneria generale al dl Sicurezza e si dicevano “Prima o poi” arriva. Ieri quella bollinatura è infine arrivata, dopo un attesa di 20 giorni, con una rimodulazione di fondi (al rialzo) sulla videosorveglianza. In serata è arrivata anche la firma del presidente Mattarella. E basterebbe questo lungo intermezzo a sintetizzare le criticità di un intervento che si voleva risolutivo. Ma sono anche i contenuti, filtrati dalla cronaca, a far sembrare quel pacchetto oramai se non superato senz’altro poco reattivo. Sicuramente non quella panacea di tutti i mali che qualcuno s’augurava potesse essere (leggi Matteo Salvini, anche per tenere a bada le sortite vannacciane sempre più sbilanciate a destra).
Avete presente lo “scudo per gli agenti”, una delle misure più rivendicate dall’esecutivo? Ebbene, dopo l’arresto dell’agente della Polizia Carmelo Cinturrino per i fatti di Rogoredo, dalla maggioranza si sono affrettati a chiarire che “non c’è alcuno scudo”. A partire dalla premier Giorgia Meloni. Ma l’ha sostenuto anche Matteo Salvini, uno dei primissimi a dirsi dalla parte delle forze dell’ordine “senza se e senza ma”: “Non c’è l’iscrizione automatica nel registro degli indagati”, ma “se ci sono evidenze di crimine è chiaro che, come in questo caso, si indaga e si arresta”, ha precisato il vicepremier. Anche per quel che riguarda un’altra novità introdotta dal decreto, ovvero il fermo preventivo per motivi di ordine pubblico, alla fine il governo s’è dovuto accontentare di una misura più light, richiesta esplicitamente dal Quirinale. E infatti, accantonata la cauzione (avanzata sempre dal Carroccio), ora questo fermo di 12 ore dovrà essere volta per volta confermato dai pm (e si capisce, anche in virtù di una contesa oramai su base quasi quotidiana con la magistratura, quanto questo non rassereni il centrodestra).
Se sulla sicurezza s’è deciso di intervenire con un decreto legge (oltre che con un ddl), nel caso delle novità in materia di immigrazione il governo ha preferito un disegno di legge, che per lo più recepisce i principi del nuovo Patto migrazione e asilo votato a livello europeo. E che però non entrerà in vigore prima del giugno di quest’anno. Anche per questo, forse, dalla maggioranza non hanno alcuna fretta di esaminarlo in Parlamento: fino ad aprile non è nei calendari dei lavori parlamentari (mentre per esempio c’è la conversione del decreto Bollette, approvato una settimana fa). Le tempistiche, a ogni modo, non sono il solo scoglio sulla questione: alcune delle fattispecie introdotte dal ddl infatti, per esempio il “blocco navale”, sono caratterizzate da una fattibilità tutta ancora da dimostrare. Così come le “espulsioni facilitate”, che, com’è noto, richiedono accordi bilaterali specifici con i paesi d’origine dei migranti (ieri proprio sul dossier migratorio il ministro Piantedosi ha avuto dei colloqui con gli omologhi ministri di Spagna, Grecia e Pakistan) I rimpatri, finora, dall’inizio della legislatura non hanno superato le 5 mila unità all’anno (anche per questo Vannacci ha avuto gioco facile a dire che “la destra non sta facendo abbastanza”). Come se non bastasse, anche l’operatività dei centri in Albania, nonostante la sicumera ostentata dalla stessa premier che a più riprese ha promesso come in futuro “funzioneranno”, anche all’interno della maggioranza è vista con un grosso punto interrogativo. “I risultati, chissà, forse si vedranno al prossimo giro”, danno per scontato per esempio dentro Forza Italia. Anche se soprattutto in FdI hanno ripreso a tambureggiare sul dossier con interviste rilasciate ai giornali di destra.
Insomma, restando dalle parti di Sanremo, per adesso i dossier sicurezza e immigrazione per la destra sono più una Ossessione (Samurai Jay) che una Magica favola (Arisa). Mentre è vero che dalle opposizioni l’unica accusa che sanno rivolgere dopo ogni fatto di cronaca è quella di essere degli Avvoltoi (Eddie Brock). Meloni, però, si augura che alla fine, questa mole di decreti non rappresenti per il governo altro che una Stupida sfortuna (Fulminacci).