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il campo largo
De Luca e lo psicodramma di M5s e Pd per le elezioni a Salerno
Gli attacchi al presidente campano Roberto Fico e l'autocandidatura a sindaco mettono in difficoltà il centrosinistra in Campania: il M5s chiude tutte le porte a un'alleanza, il Pd ribolle. Nel mezzo il segretario regionale dem Piero De Luca, stretto tra la fedeltà a suo padre Vincenzo e la linea del partito
Mancano ancora tre mesi alle elezioni amministrative di Salerno, ma da settimane ad agitare le acque della sinistra in Campania c’è sempre lui: l’ex governatore della regione Vincenzo De Luca, che si è autocandidato per quello che sarebbe il suo sesto mandato da primo cittadino salernitano. Dopo aver attaccato il presidente campano Roberto Fico (“Ci hanno detto che è arrivato il Messia ma non è cambiato nulla”) e fugato ogni possibilità di essere lui il volto della coalizione progressista (“Il campo largo? Che volete fare, bestemmiare con me?”), gli schieramenti delle forze politiche in gioco in vista delle amministrative salernitane del 24 e 25 maggio appaiono alquanto definiti. Ma resta il silenzio del segretario regionale del Pd Piero De Luca, nonché figlio di Vincenzo, che si trova tra l'incudine e il martello.
Dal M5s infatti non sembra esserci più possibilità di dialogo e il messaggio agli alleati è chiaro: scegliere De Luca o il campo largo. L’assessora regionale Claudia Pecoraro, nominata dallo stesso Fico, è netta: “Gli faccio i migliori auguri (a De Luca, ndr) per questa campagna elettorale che non ci vedrà insieme”. Le fa eco la coordinatrice provinciale del M5s a Salerno Virginia Villani, che risponde agli attacchi dell’ex governatore: “Certe affermazioni autocelebrative sono fuori luogo e non aiutano a costruire un confronto sereno sui temi che interessano davvero i cittadini”. Porte chiusissime. L'aria che si respira nel Pd non è poi tanto diversa, se non fosse appunto per il silenzio del segretario regionale dem, che ancora non ha sciolto le riserve sul da farsi, ma che comincia a causare più di qualche attrito all'interno del partito e della coalizione.
“Stiamo aspettando la decisione del segretario”, dice al Foglio l'europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo, che non ha mai nascosto una certa antipatia – per usare un eufemismo - per gli “sceriffi” e i “signorotti” della Campania. Onorevole, ma Schlein non dovrebbe intervenire? “Lo ha già fatto: ha detto che a Salerno si deve stare uniti”. E dato che la presenza di De Luca significa campo largo spaccato, la strada sembra ben tracciata. “Non possiamo stare un giorno insieme e l’altro no – continua Ruotolo – non è accettabile. Sarebbe un tradimento di ciò che abbiamo fatto a Napoli e in regione. Per questo mi aspetto che Piero De Luca partecipi alla questione al più presto e che esprima anche solidarietà al presidente Fico attaccato dal suo precedessore”.
Nel 2006 lo scenario fu simile a Salerno: De Luca e i suoi contro tutta la coalizione di centrosinistra. Vinse lui. Potrebbe accadere ancora? "Si può competere anche portando avanti la propria idea, che non è quella del feudalesimo". Una visione che sposa anche il sindaco di Benevento Clemente Mastella: “Se la presenza di De Luca dovesse impedire la costruzione del campo largo a Salerno, lui è fuori dal campo largo”. Insomma, ecco finalmente la linea “testardamente unitaria” schleiniana. In ogni caso, De Luca jr non ha ancora preso una posizione sulla candidatura di suo padre, preferendo partecipare ai tavoli di trattative con gli alleati e a far regnare un silenzio che prima o poi dovrà trasformarsi in una scelta.