Ansa
Centro e basta
Ragioni per un nuovo purismo terzopolista. Parla Benedetto (F. Einaudi)
Il presidente della Fondazione Einaudi invita a rifuggire “dagli accordicchi e dalle federazioni. Si punti piuttosto a una grande formazione liberale che vada oltre il dato squisitamente elettorale, in cui convivano sensibilità diverse e in cui ci si accorda su principi e temi comuni"
Le opposizioni che votano compatte (Carlo Calenda compreso) contro la partecipazione dell’Italia al Board of peace trumpiano sono realtà o illusione ottica? Calenda, con Azione, continua a difendere il suo essere “forza alternativa” al centrosinistra e al centrodestra. I renziani (come Calenda ex contraenti del fallito Terzo polo che fu) dicono, come ha fatto la capogruppo dei senatori di Italia Viva Raffaella Paita, su questo giornale, che il “cantiere centrista è collocato stabilmente e organicamente a sinistra”. Una visione che non trova concorde la Fondazione Einaudi, think tank cui i calendiani guardano per i contenuti necessari al consolidamento del polo alternativo liberale, riformista ed europeista. E’ perplesso il presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto, pur ribadendo “la stima per l’amica Paita”: “Un cantiere centrista stabilmente e organicamente a sinistra? Mi viene da rispondere: la stessa cosa potrebbero fare, nel senso opposto, quelli che vorrebbero dare vita a un cantiere centrista stabilmente e organicamente collocato a destra. Ma la distanza di un centro vero o presunto rispetto a un Fratoianni, un Bonelli o un Conte non mi pare maggiore o minore rispetto a un Salvini. Parliamo di equidistanza”.
A Benedetto sembra inoltre “molto strano” il fatto che “si parli di un cantiere stabilmente collocato a sinistra proprio in queste ore – ore in cui, e Iv lo sa quanto me – ci si trova alla vigilia dell’incardinamento in Commissione della nuova legge elettorale. Una legge che – com’è universalmente noto – avrà un impianto fortemente proporzionale. Il ragionamento di Paita potrebbe essere comprensibile, anche se per me non condivisibile, con la legge elettorale attuale, ma diventa insostenibile con una legge proporzionale, ancorché con premio di maggioranza, che, per definizione, favorisce chi si colloca al centro dell’arco politico”. Benedetto guarda all’esempio dell’Fdp, il Partito liberale democratico tedesco “che balla sulla soglia del 5 per cento”. “I leader dell’Fdp”, dice, “si presentano all’elettorato con la propria faccia e i propri principi e si battono per quelli. Poi, in base all’esito del voto, valutano quale possa essere la collocazione che permetta loro di sostenere al meglio le proprie tesi. Primum vivere, deinde philosophari”. Ultimo, ma non ultimo: “Non si sottovaluti la politica estera”, dice Benedetto: “Tra la posizione di Iv e quelle filoputiniane di alcuni alleati di Iv nel centrosinistra c’è un abisso”.
Se non cambia la legge elettorale, che cosa farà il polo di centro? “In questo paese abbiamo tutti memoria corta. Nessuno ricorda che, alle Politiche del 2022, si sono presentati separati Pd, M5s e Terzo Polo. Sarebbe bastata l’alleanza tra M5s e Pd per mettere un grande potere delle mani dei senatori del Terzo polo. Quindi, anche a legge elettorale vigente, con 6-8 senatori si sarebbe determinanti nella prossima legislatura”. Che fare allora per nutrire il polo di centro? “Intanto, sappiamo che cosa non fare: certo non le stupidaggini fatte alle ultime Politiche ed Europee, tipo mettere assieme sei debolezze. Quelli della Prima Repubblica avrebbero detto: così si fa una debolezza più grande”. Benedetto invita insomma a rifuggire “dagli accordicchi e dalle federazioni. Si punti piuttosto a una grande formazione liberale che vada oltre il dato squisitamente elettorale, in cui convivano sensibilità diverse e in cui ci si accorda su principi e temi comuni. Nell’ultimo anno, la Fondazione Einaudi ha prodotto materiali che Azione ha fatto propri, penso al nucleare, all’assemblea Costituente e al superamento del regionalismo. La Fondazione faccia dunque la fondazione e continui a produrre idee. La forza parlamentare si concentri, in prospettiva, sulla messa a terra delle medesime. Se invece ci mettiamo a ricercare le alleanze, cadiamo negli errori del passato”.
Non tutti però, al centro, vorrebbero essere in un unico partito. E non c’è solo Azione. “Non mi occupo di altri partiti”, dice Benedetto. “Azione parte da un 3,5-4 per cento. Quanto ai partiti unifamiliari da 0,1 o 0,2 per cento: chi vuole entrare entri, chi non vuole si presenti agli elettori”. Ai Libdem di Luigi Marattin fischieranno le orecchie. “E’ un discorso che vale per tutti: si creino minoranze interne alla stessa forza liberale, e si pensi che le federazioni non hanno funzionato. Stavolta invece si può essere davvero alternativi e unitari. Ed è una forza. Si costruisca attorno ai temi, non attorno ai posti in lista”.