Ansa
Caso chiuso
Meloni spegne la polemica con Macron. Occhi sul vertice di Tolosa
Dopo il duro botta e risposta sull'omicidio del militante nazionalista Deranque, i canali tra i due governi restano aperti. Soprattutto in vista del prossimo incontro intergovernativo, dove si parlerà di dossier importanti: dalla Difesa allo spazio, dall'economia all'innovazione e alla cultura
Caso chiuso, incidente derubricato a incomprensione. Giorgia Meloni non ha intenzione di alimentare polemiche con Emmanuel Macron dopo il duro botta e risposta di giovedì: prima l’intervento del capo dell’esecutivo sull’omicidio del militante di estrema destra Quentin Deranque, poi il “fallo di reazione” del presidente francese che aveva invitato la premier italiana a non intromettersi nelle faccende altrui e, infine, la replica di Meloni che in tv ha lanciato l’allarme del possibile ritorno degli anni bui, ricordando di come Parigi abbia ospitato brigatisti rossi. Tra i due non c’è stato alcun contatto ma, al di là delle diverse visioni di Europa e del “nervosismo” del vicino d’Oltralpe, i canali tra i due governi restano aperti. E lo saranno, spiegano fonti italiane, sempre di più in vista del vertice intergovernativo che si terrà a Tolosa.
Era spuntata la data del 9 aprile, in realtà non è stato fissato il giorno, comunque dovrebbe tenersi da qui a giugno. Ed in ballo ci sono dossier importanti, alla Difesa allo spazio, dall’economia all’innovazione e alla cultura. Insomma, la volontà della premier è quella di collaborare per tenere saldo un rapporto che è andato a fiammate, tra scontri pubblici e stilettate. Anzi, la presidente del Consiglio era pronta a volare a Kiev qualora il presidente della repubblica francese avesse convocato il G7 a Kiev il 24 febbraio. Nel 2024, in occasione del secondo anniversario dell’invasione russa, Meloni aveva presieduto nella capitale ucraina un summit dei leader dei grandi della terra per ribadire il sostegno unito al presidente Volodymyr Zelensky. La tentazione da parte dell’inquilino dell’Eliseo c’è stata, poi è arrivata l’ufficialità che l’incontro si terrà in videoconferenza.
La partita con Mosca è ancora bloccata, nonostante l’impegno degli Stati Uniti a trovare una soluzione e il nuovo round dei negoziati (potrebbe essercene un altro a breve) tra Usa, Ucraina e Russia a Ginevra. In quella sede si è discusso, tra l’altro, della possibilità di istituire una zona economica di libero scambio nella parte dell’Ucraina sotto controllo di Kiev, ma di fatto resta il nodo Donbass. Sul tavolo ci sono i 90 miliardi di debito comune Ue messi a disposizione da Bruxelles, anche se potrebbe esserci un ulteriore aiuto finanziario da parte di singoli Paesi dell’Unione europea. Mentre i leader del G7 discuteranno delle prossime mosse su Kiev al Senato si discuterà del dl Ucraina. La Lega non si metterà di traverso, anche se la speranza degli ex lumbard è che il decreto possa mutare presto. “Voteremo a favore – dice il capogruppo del partito di via Bellerio Massimiliano Romeo -, non faremo certo mancare il supporto all’Italia in questa fase negoziale, significherebbe togliere potere contrattuale. Noi siamo semplicemente attenti affinché non vinca la cultura bellicista alimentata dalla coalizione dei volenterosi”. Si ritorna al movimentismo francese, ma Roma è con Parigi al fianco dell’Ucraina e ha subito detto sì – il no è arrivato da Malta, Grecia e Ungheria – al nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia.