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Meloni a tutto campo: "Il referendum non è un giudizio sul governo. Giuste le parole di Mattarella"

In un’intervista a Sky TG24, la premier difende la riforma della giustizia, e avverte che la campagna referendaria rischia di trasformarsi in una "lotta nel fango". Rilancia su Iran, Ucraina, energia e decreto bollette. E a Macron: brutto clima, non torniamo ai tempi delle Br

In una lunga intervista a Sky TG24, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affronta i principali dossier sul tavolo del governo, dalla riforma della giustizia al referendum del 22 e 23 marzo, fino agli scenari internazionali che coinvolgono Medio Oriente, Iran e Ucraina. Un confronto a 360 gradi in cui la premier respinge le polemiche, invita alla partecipazione e difende l’azione dell’esecutivo.

 

Giustizia e referendum: "Non è un voto sul governo"

Il tema più caldo resta la riforma della giustizia e il referendum ormai alle porte. Meloni chiarisce subito che la consultazione non avrà ripercussioni sulla tenuta dell’esecutivo: "Il 22 e 23 marzo non si vota sul governo, ma sulla giustizia. Qualunque sia la decisione degli italiani, inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo esecutivo". La premier invita i cittadini a recarsi alle urne "con coscienza", senza trasformare il voto in un giudizio politico su di lei: "Andate a votare per voi stessi, non per me o contro di me". E aggiunge che l’operato del governo sarà valutato nel suo complesso alle Politiche del 2027: "Spero che saremo giudicati non su una riforma, ma su cinquecento cose fatte". Secondo Meloni, la campagna referendaria rischia di essere trascinata "in una lotta nel fango", una polarizzazione che "interessa solo a chi non vuole discutere nel merito". La riforma, ribadisce, è "di buonsenso, non di destra o di sinistra", già sostenuta in passato da forze politiche oggi critiche. L’obiettivo dichiarato è "avere una giustizia più giusta", liberare i magistrati "dal giogo delle correnti" e affermare un principio chiaro: "Anche un magistrato, quando sbaglia, deve essere giudicato da un organismo terzo".

 

Il richiamo di Mattarella e il ruolo del Csm

Nel pieno delle tensioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato le istituzioni ad abbassare i toni. Meloni riferisce di non averlo sentito nelle ultime ore, ma di aver trovato le sue parole "giuste e doverose". In particolare, sottolinea il passaggio in cui il Capo dello Stato richiama il Consiglio superiore della magistratura a mantenersi estraneo alle diatribe politiche: "È importante che un’istituzione come il Csm resti fuori dalle polemiche".

 

I dossier internazionali. Board of Peace, Iran, Ucraina

Sul fronte internazionale, Meloni parla dell’adesione dell’Italia come paese osservatore al Board of Peace. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, riferisce, le ha descritto una riunione "molto concreta", costruita sull’implementazione dei punti di un piano di pace. "La tregua è fragile", ammette la premier, ma sottolinea l’importanza di un contributo coeso della comunità internazionale. L’Italia è pronta a fare la sua parte anche nella formazione delle forze di sicurezza palestinesi, attraverso l’impegno dei carabinieri.

 

Quanto all’Iran, la linea è netta: "Dobbiamo assicurarci che non si doti dell’arma nucleare, per evitare ulteriori elementi esplosivi in una situazione già fragile". Allo stesso tempo, Meloni auspica un accordo che scongiuri nuove escalation, ribadendo la disponibilità italiana a contribuire a una soluzione diplomatica.

 

Sull’Ucraina, la premier parla di "passi avanti importanti" nei documenti in discussione, in particolare sulle garanzie di sicurezza per Kiev e sulla ricostruzione. Tuttavia, la questione dei territori resta un nodo cruciale: "La Russia continua ad avere pretese che considero irragionevoli. È importante raggiungere una pace, ma una pace giusta".

 

Il botta e risposta con Macron: "Clima che non mi piace"

Non manca un passaggio sulla polemica con il presidente francese Emmanuel Macron, dopo la morte dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque. "Non mi aspettavo quella dichiarazione", afferma Meloni, chiarendo che la sua era una riflessione generale sul clima di polarizzazione nelle democrazie occidentali, non un’ingerenza negli affari francesi. "L’ingerenza è un’altra cosa". La premier richiama anche il passato segnato dal terrorismo: "Non vogliamo tornare ai tempi delle Br", osserva, ricordando che la Francia concesse asilo a esponenti delle Brigate Rosse. Più in generale, denuncia "un clima che non mi piace", visibile in Italia, Francia e Stati Uniti, e invita le classi dirigenti a interrogarsi sui rischi della radicalizzazione.

 

Decreto bollette e maltempo: "Provvedimento coraggioso"

Sul fronte interno, Meloni difende il decreto energia, definendolo "coraggioso": "Abbiamo liberato circa 5 miliardi per alleviare il costo delle bollette per famiglie e imprese". Per le famiglie fragili il taglio può arrivare fino a 315 euro; per un piccolo artigiano il beneficio stimato è di circa 500 euro sull’elettricità e 200 sul gas. Il governo, assicura, sta lavorando anche su interventi strutturali, come il disaccoppiamento tra elettricità e gas e la revisione del sistema Ets. Quanto ai danni del maltempo, sono stati stanziati 1 miliardo e 100 milioni per Sicilia, Sardegna e Calabria. A Niscemi previsti 150 milioni per demolizioni, messa in sicurezza e indennizzi, con la nomina di un commissario straordinario per accelerare gli interventi.