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Editoriali

Viva il decreto Flussi (ma servono modifiche)

Redazione

Un antidoto anti demagogia c’è sull’immigrazione. Ma perché funzioni occorrerà superare la logica della lotteria annuale, rafforzare i canali permanenti legati ai territori e ai settori produttivi, rendere più rapidi i passaggi tra nulla osta e visto

I dati diffusi sul decreto Flussi 2024-2025 non sono buoni. Nel 2024, su 146 mila quote programmate, solo il 16,9 per cento ha portato alla richiesta di un permesso di soggiorno; nel 2025 siamo al 7,9 per cento. Significa che la maggior parte dei posti autorizzati lungo la filiera – domande, nulla osta, visti, ingresso, contratto – si perde prima di trasformarsi in lavoro regolare. E’ un problema amministrativo prima ancora che politico. Le imprese però continuano a presentare domande perché il fabbisogno di manodopera esiste. Il punto critico è il percorso: click day, istruttorie lente, controlli rafforzati, pratiche sospese. La stretta sui paesi considerati “a rischio” ha ridotto abusi e truffe, ma ha anche concentrato il blocco all’inizio della procedura, allungando i tempi e aumentando l’incertezza. Il risultato è un sistema più filtrato ma meno efficiente. C’è poi un dato poco discusso: le quote inutilizzate vengono redistribuite in misura minima. Migliaia di posti restano formalmente disponibili ma di fatto irraggiungibili, nonostante la legge consenta di riassegnarli. Anche questo è un collo di bottiglia.

Le modifiche più flessibili introdotte negli ultimi anni – maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali, ingressi fuori quota in alcuni settori, conversioni – hanno dato segnali migliori. E’ su questo terreno che si può intervenire: superare la logica della lotteria annuale, rafforzare i canali permanenti legati ai territori e ai settori produttivi, rendere più rapidi i passaggi tra nulla osta e visto. Infine, va reso più automatico il permesso per attesa occupazione per chi arriva e scopre che il lavoro promesso non esiste. Se la truffa non è imputabile al lavoratore, l’irregolarità non può diventare l’esito quasi inevitabile. I numeri mostrano che il sistema così com’è non funziona a sufficienza. Ma mostrano anche che esiste una domanda reale di lavoro regolare. La scelta è tecnica e concreta: migliorare l’ingranaggio, non rinunciare allo strumento.

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