(foto d'archivio Ansa)
l'intervista
Togni (Anev): “Il governo mina la libertà d'impresa. Ci saranno contenziosi”
Il presidente dell'Associazione nazionale energia del vento contesta il dl Bollette approvato dal governo: "Purtroppo la politica guarda solo alle scadenze elettorali"
“Il grande rammarico è che l’obiettivo di abbassare il costo dell’energia era largamente condiviso da tutti. Il problema è che però il governo ha scelto una scorciatoia”. Simone Togni è presidente di Anev, l’Associazione nazionale energia del vento che riunisce oltre 120 aziende che operano nel settore eolico italiano. Parlando col Foglio commenta con delusione i contenuti del decreto Bollette licenziato dal governo nell’ultimo Cdm, un testo che rischia di penalizzare soprattutto il settore delle rinnovabili. “Abbassando artatamente il prezzo dell’energia in borsa, scenderà quello del gas. Ma l’abbassamento del prezzo dell’energia banalmente significherà che non importeremo energia dall’estero. Ciò detto, la produzione è quella che è, ma così facendo bypasseremo completamente la ragione per il cui il sistema Ets esiste e cioè internalizzare i costi esterni delle fonti fossili per spingere il consumo e la produzione di energia rinnovabile. Questo non avverrà”, ragiona Togni. “Aumenterà il consumo interno di gas e in più avremo un rischio difficilmente gestibile: la mancanza di garanzie per gli investitori di fondi e le imprese che nel nostro paese vengono a investire. Un operatore, anche delle rinnovabili, magari ha deciso a suo rischio, facendo una scelta che è legittima in quanto attività imprenditoriale libera, di andare a mercato per la vendita di energia. E oggi invece si trova con un intervento di questo tipo che taglia i ritorni di quell’iniziativa. Tutto questo potrebbe dare vita a contenziosi non solo interni ma anche a livello europeo”.
Anche l’aumento dell’Irap al 2 per cento, sostiene Togni, è una doppia beffa per i produttori di energia rinnovabile. “Va a colpire i produttori di rinnovabili che a differenza degli altri, quelli che hanno fatto gli extraprofitti, hanno sempre ricevuto il prezzo dell’asta, non di borsa, come nel caso del settore eolico. Quindi oltre al danno del mancato guadagno derivante dalla oscillazione del prezzo del mercato, ci prendiamo pure questa ulteriore tassazione”. Sempre secondo il presidente di Anev, poi, si pone pure un ulteriore problema: “Oggi alcuni importanti analisti, in una riunione riservata, ci dicevano: attenzione perché c’è anche un tema di sicurezza. Non sfuggirà a nessuno che noi da qualche anno non avendo più un tubo attaccato con la Russia abbiamo il problema di riempire le scorte di gas per evitare che finisca. Ecco, ora aumentare il consumo di gas significa dover fare anche due conti rispetto a questo elemento, sono sicuro che i nostri governanti ci abbiano pensato. Ma chissà”. Eppure, nonostante le vostre rimostranze, Confindustria esulta. “Giustamente fa gli interessi dei suoi associati più pesanti – che peraltro già pagavano l’energia come i loro competitor europei e ora avranno altri benefici – non del paese”, replica Togni. “Quello che mi sento di dire è che se per far risparmiare circa 300 euro a famiglia, che sono soldi benedetti, beninteso, facciamo fuggire gli investitori, non abbiamo fatto un grande affare. Peccato che la politica però, a differenza di chi fa impresa, ragioni solo con le scadenze elettorali”.
Lavoro e immigrazione