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A stoccarda

Tajani al congresso della Cdu rimonta l'asse con Berlino e punta tutto sulla competitività Ue

Riccardo Carlino

La tensione sul Board of Peace di Trump è acqua passata. Il vicepremier saluta il cancelliere Merz e incontra l'omologo tedesco: "Integrazione politica, difesa comune, economia sociale di mercato. Italia e Germania, sempre insieme per realizzare questo grande sogno europeo". L'obiettivo è superare il diritto di veto, ma gli ostacoli sono a Roma

Riecco l'asse Italia-Germania. Su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ringrazia "gli amici della Cdu" per averlo invitato al loro congresso di Stoccarda. Baci e abbracci con il cancelliere Friedrich Merz e poi con l'omologo tedesco Johann Wadephul, anche lui "amico", e grande sintonia su dossier Gaza. C'è tempo anche per un saluto, e per un breve scambio, con Angela Merkel. Si distendono i nervi, si rinsaldano i legami, si rilancia quell'asse italo-tedesco sventolato prima sul piano della Difesa (con l'idea del cancelliere tedesco di aderire al programma industriale che vede l'Italia in prima nella costruzione di aerei, insieme a Giappone e Regno Unito ) e poi sbiadito con lo scatto in avanti della premier Giorgia Meloni sulla decisione di partecipare al Board of Peace di Donald Trump. Tajani ci è andato in veste di "osservatore", Merz ha rifiutato l'invito. Al suo posto è stato spedito un alto funzionario del ministero degli Esteri con competenza per il medio oriente.

L'asse Roma-Berlino già vacilla, anzi no. "Col ministro Wadephul abbiamo fatto il punto sul Board of Peace di ieri. Abbiamo coordinato le nostre posizioni europee: siamo legati da una comune visione", assicura Tajani, che rilancia l'intesa con i tedeschi e riparte da uno dei nodi più delicati per l'Unione europea: "Vogliamo rafforzare la competitività dell'Ue per renderla un pilastro sempre più forte e credibile dell’Alleanza Atlantica. Lavoriamo ogni giorno insieme a Berlino per rendere l’Europa protagonista incisiva dell’azione internazionale sulle crisi in corso", ha scritto il ministro.  Che di fronte ai cristiano democratici tedeschi ha ribadito che occorre raddoppiare gli sforzi su semplificazione e abbattimento delle barriere agli scambi di beni e servizi nel mercato interno, che è il motore della crescita e il fondamentale porto di sbocco per le imprese italiane e europee. Rendere l'Europa più svelta, con procedure più snelle ed efficenti, è il cuore del tanto citato rapporto di Mario Draghi, e l'idea del leader azzurro la leva italo-tedesca è lo strumento migliore per arrivare a meta. 

Per superare la paralisi, però, si deve mettere mano al potere di veto. Come scriviamo qui, Il ministro degli Esteri si è detto più volte favorevole all’abolizione del veto e, sotto le sue direttive, l’Italia è rimasta nel gruppo di paesi “amici del voto a maggioranza qualificata”, che include Germania, Francia, Spagna e un’altra decina di stati membri. Al contrario, la premier italiana (in coppia con Viktor Orbán) rivendica, nell’Unione la sua contrarietà al superamento di questo diritto in caso di riforma dei trattati. "Meloni ha detto la sua opinione, io penso invece che si debba fare qualche passo in avanti. Noi siamo una forza europeista, crediamo nel progetto di De Gasperi e Berlusconi", aveva commentato Tajani a ottobre. Storicamente, contro l'abolizione del veto si è espresso anche il collega di governo Matteo Salvini.  

Con gli alleati italiani ci sarà da lavorare e Tajani crede (spera?) ci sia anche un po' di margine. Con quelli tedeschi, invece, tutto fila liscio: "Valori comuni e identità. Il popolarismo forza motrice dell’Europa. Integrazione politica, difesa comune, economia sociale di mercato. Italia e Germania, sempre insieme per realizzare questo grande sogno europeo", twitta entusiasta il ministro. Il Board trumpiano, per ora, è solo un ricordo.