Ansa
Referendum fluviale
Orlando: "Alla riscossa". Il correntissimo Pd (con Augias) si organizza e lotta per il No. Segnali per Schlein
L'area Franceschini-Speranza-Orlando si ritrova per la prima volta dopo Montepulciano, senza la segretaria. E "Mattarella uno di noi" e attacchi alla coppia Meloni-Nordio lancia la volata sulla Giustizia per dare un colpo a Meloni. In arrivo altre inziative
Cara Schlein, ci siamo anche noi. “Correntissimo alla riscossa, a difesa della Costituzione”, dice Andrea Orlando. Da Montepulciano a Roma, in campo per il referendum. Tra magistrati e giuristi, l’ospite d’onore, il super testimonial per il “no” è Corrado Augias, il più applaudito. “Ma è inutile che ci battiamo le mani tra di noi, tanto qui siamo tutti della stessa idea”.
Si sono dati appuntamento in via del Porto Fluviale, alle Industrie fluviali, un locale con programmazione progressista e bagni “all gender”. Sala piena, è la prima uscita del correntissimo dopo il weekend toscano che ha battezzato questa maxi area, da Dario Franceschini a Roberto Speranza fino ad Andrea Orlando. Per sostenere la leader dem, certo. Ma la politica è politica. In prima fila ci sono anche Giuseppe Provenzano, Chiara Braga e Nico Stumpo, tra gli organizzatori insieme a Marco Sarracino. Elly Schlein, è la versione ufficiale, è stata invitata ma aveva altri impegni. A fare gli onori di casa è Michela Di Biase, modera e dirige il traffico. “Siamo consapevoli che per costruire l’alternativa tutto il partito deve ingaggiato. Abbiamo iniziato a Montepulciano e vogliamo dare seguito a quel percorso”. Ci saranno altre iniziative, tematiche, in giro per le regioni. Correttissimo on tour. Ma ieri il tema era il referendum: il canovaccio si muove così tra “Mattarella uno di noi” e attacchi. A Giorgia Meloni e al governo che “mente sapendo di mentire” e a Carlo Nordio: “Ogni volta che parla è uno spot per il no” (il copyright è ancora di Di Biase). Qualcuno invoca pure le sue dimissioni.
C’è aria di rimonta da queste parti ed è importante scendere in campo. Per dare un contributo e un segnale, anche alla segretaria. Finora era stata soprattutto la leader dem a fare campagna per il no, con un tour in giro per l’Italia. Le altre erano iniziative sparse dei singoli parlamentari. “I sondaggi vanno presi con le pinze. Ma la tendenza è favorevole. La verità è che con i referendum sai come cominci e non sai mai come va a finire”, sorride Debora Serracchiani, la responsabile Giustizia, tra i primi ad arrivare. Un tempo era favorevole alla separazione della carriere e non era la sola nel Pd. Ma oggi è un’altra storia, e un’altra riforma, perché questa – e lo ripetono in molti nella sala e negli interventi – è la peggiore destra di sempre. Qualcuno ce lo siamo perso, ma intanto avvistiamo Arturo Scotto, Federico Fornaro, Beatrice Lorenzin e Dario Nardella, che la settimana prossima organizza a Firenze un evento dal titolo: “La manifattura delle idee”. In Transatlantico qualcuno già si chiede: è una corrente? “Per carità”, scherza l’europarlamentare. “Non ho nulla contro le correnti, se possono dare un contributo. Ma non è questa l’intenzione. Venite a vedere”. Provenzano nel frattempo si occupa del Board of Peace e riassume il pensiero del Pd: “Meloni e Tajani mettano fine a questa umiliazione. Riportino l’Italia dove deve stare, con i grandi paesi Ue, fedele alla Costituzione e non a Trump”.
Sul palco partono gli interventi. Ecco Anna Rossomando e Federico Fornaro. Invitati anche professori e magistrati, e poi Franco Moretti – presidente del comitato Avvocati per il no. Ci sono contributi dall’estero, come quello di Monika Frackowiak, la presidente del tribunale di Poznan, Polonia. L’ex ministro della Giustizia Orlando, richiestissimo in tv negli ultimi giorni, dice che è in gioco “una visione complessiva della democrazia”. Quasi si rivaluta Silvio Berlusconi, che “era mosso da interessi particolari”. Meloni invece va oltre e vuole “riassumere la funzione della Giustizia nell’esecutivo”. Nel suo intervento cita anche Berlinguer, invita a parlare “alla maggioranza nobilmente conservatrice che non vuole buttare via la Costituzione”. E il sorteggio? “E’ la vittoria di Beppe Grillo, l’idea che uno vale uno”. Il più apprezzato comunque, in una platea non giovanissima, è Augias. Resta giusto il tempo del suo intervento. “Questo referendum non si può fare, non si può cambiare la Costituzione in un’atmosfera televisiva. C’è un clima di contrasto acceso, soprattutto per colpa della destra”. La giustizia non funziona, dice. “E’ uno scandalo”, talvolta. Ma non è così che si migliora, non come fa Meloni. Per oggi può bastare, Augias saluta: “C’è un concerto a Santa Cecilia e io devo scriverne”.
Il Pd lancia la volata. D’ora in avanti lo scontro sarà sempre più politico. Il merito verrà dopo. Sabato Schlein è attesa a Napoli e a Perugia. Qualche giorno dopo sarà anche a Torino. Si punta tutto sul referendum, per dare un colpo a Meloni. Ma da ieri con la segretaria c’è anche il correntissimo, pronto a rivendicare la sua parte.
Lavoro e immigrazione