(foto Ansa)

Il colloquio

L'ex Pd Fassina: “Bene tassare gli extraprofitti. Ma il governo improvvisa”

Luca Roberto

Il già viceministro e parlamentare: "Il principio è giusto ma il prelievo una tantum è solo un metodo per mettere una toppa. Non si intervenga punendo i singoli settori"

Il principio è giusto ma il governo lo applica in maniera improvvisata, con misure negoziate con i diretti interessati al solo scopo di metterci una toppa”. Stefano Fassina, ex viceministro e parlamentare del Pd, poi esponente di Sinistra italiana, economista, legge in questo modo l’aumento della tassazione alle aziende energetiche da parte del governo, per finanziare le misure contenute nel dl Bollette. La copertura finanziaria, infatti, nel decreto è assicurata dall’aumento del 2  per cento dell’aliquota Irap per i soggetti attivi nei settori della produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi. Una forma di statalismo della destra? “Ma avere un sistema fiscale equo che tratta in modo equo i risultati d’impresa non è statalismo, è semplicemente quello che è richiesto a un qualsivoglia sistema liberale di ordinamento costituzionale”, analizza Fassina, già responsabile Economia del Pd e da sempre tra i sostenitori dell’interventismo dello stato come impulso alla crescita economica. “Qui però, come detto, siamo all’improvvisazione per raccattare un po’ di risorse. Più che una forma di statalismo vediamo la disperazione di un governo che è costretto a intervenire e si arrabatta come può”.

Secondo l’ex onorevole della sinistra, insomma, in linea con la propria cultura economica e politica alzare le tasse è uno strumento condivisibile, ma è il modo in cui il governo lo sta facendo a fargli muovere più di qualche rilievo. “Ci sarebbe bisogno di una tassazione sistematica che differenzia per livello di profitto, come un tempo era la dual income tax, non con interventi improvvisati, negoziati con i diretti interessati per mettere delle toppe, come in questo caso. Si tratta di un intervento assolutamente asistematico come era stato quello sulle banche, ma nulla a che vedere con un sistema che dovrebbe essere equo ed efficiente allo stesso tempo. Questo non è né equo né efficiente e rende anzi molto più complicata la vita delle imprese, che devono fare fronte a continui imprevisti e novità rispetto alla loro capacità di programmare per tempo”. Un altro elemento di debolezza, secondo l’ex viceministro, è “questa tendenza a intervenire una volta sulle banche, poi sulle imprese energetiche, la prossima volta magari sarà il caso delle aziende farmaceutiche e poi, chissà, di quelle della difesa”, analizza Fassina. “E invece ci sono imprese che fanno enormi profitti, superiori alla  media dell’economia. E’ il segno che c’è bisogno, come c’è in altri sistemi a livello internazionale ed europeo, di una tassazione duale che riconosca un’aliquota per un livello normale di profitto e poi un’aliquota ulteriore per chi fa profitti superiori a quel livello, come appunto accade già altrove. Peraltro, con questa misura il governo punta a recuperare qualcosa come 900 milioni di euro in tre anni, si capisce quanto sia un intervento piuttosto minimale”.

Eppure alla vigilia del Cdm che ha licenziato il decreto, Salvini c’ha provato di nuovo a tirare in ballo gli istituti di credito, dicendo che con quasi 30 miliardi di euro di utili “penso che sarà doveroso chiedere alle banche che stanno facendo profitti incredibili grazie agli italiani e grazie al governo, un ulteriore contributo perché no, anche per le bollette”. Fassina, cosa ne pensa della destra che vuole continuare a insistere contro i banchieri? “Io credo che un conto sia la BCC del comune di Nettuno, un conto è Unicredit. Così come per l’energia, tassare per categorie è sbagliato. E poi, soprattutto,  improvvisare con questi interventi è un errore perché le imprese hanno anche bisogno di programmare. Il problema, però, è che il governo non vuole disturbare gli interessi forti, e chiede loro un contributo una tantum che però non risolve alcunché”. 

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.