(foto Ansa)
Il caso
Salvini vuole tassare le banche per finanziare il dl Bollette. Da FI: “Hanno già dato”
Il vicepremier tenta la fuga in avanti alla vigilia del Cdm che licenzierà il decreto. Ma dentro Forza Italia: "Il testo è chiuso e non c'è nulla di tutto ciò. Non sappiamo a cosa si riferisca Salvini"
“Se le banche hanno già dato? Certo. Anche per questo una nuova tassazione agli istituti di credito non c’è, nel nuovo decreto Bollette. Poi certo, la parola finale ce l’avrà la premier Meloni”. Il vice capogruppo alla Camera e portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi sintetizza in poche battute cosa pensino nel partito della proposta che ieri mattina Matteo Salvini ha lanciato da Cortina, alla vigilia del Cdm, quello di oggi, che licenzierà il famoso “pacchetto energia” a cui il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il governo hanno lavorato per circa sei mesi. “Sono appena usciti gli utili del 2025 delle principali banche italiane che si avvicinano ai 30 miliardi di euro. Io penso che sarà doveroso chiedere alle banche che stanno facendo profitti incredibili grazie agli italiani e grazie al governo, un ulteriore contributo, perché no, anche per le bollette”, ha detto il vicepremier e segretario della Lega. L’effetto che si è scatenato non è stato da poco perché la proposta di tassare nuovamente gli istituti di credito è stata raccolta da una serie di associazioni, che poi sono quelle rimaste più scontente dalla diffusione delle prime bozze del decreto Bollette. “Bene il contributo chiesto alle banche ma serve una revisione degli oneri di sistema”, ha rilevato Assoutenti. E persino il Codacons (ed è tutto dire) si è detto favorevole alla proposta salviniana. Solo che, come era accaduto con la tassazione sui cosiddetti extraprofitti, in cui Forza Italia aveva mal digerito le continue fughe in avanti di Salvini e i suoi, anche in questo caso dentro FI si respira quanto meno circospezione. “A quanto ne so il testo del decreto è chiuso non c’è nulla di tutto ciò. Non so a cosa di riferisca Salvini”, dice il capogruppo forzista alla Camera Paolo Barelli.
E dire che le principali insidie poste dalla Lega all’approvazione del decreto erano state altre. Questo perché, nelle bozze circolate in questi giorni, all’articolo 3 si prevede l’obbligo per gli impianti di rinnovabili arrivati a fine incentivo di vendere l’elettricità tramite il Gse a prezzi amministrati, giudicati dai produttori non remunerativi. Una norma in contrasto con un accordo con i produttori di energia idroelettrica sottoscritto recentemente dalla regione Lombardia, guidata da Attilio Fontana. “Ma ci fa piacere che la nostra linea venga ascoltata dal governo”, ha provato a chiudere ieri la questione lo stesso Fontana, aggiungendo di aver inoltrato quell’accordo perché potesse essere preso a modello nella scrittura del decreto.
A ogni modo, nonostante i contributi chiesti alle aziende energetiche abbiano creato tensioni anche all’interno della stessa Confindustria (ieri l’associazione di viale dell’Astronomia s’è fatta d’un tratto silente), in maggioranza su questo punto sembrano essere concordi. “Come abbiamo sempre suggerito, ogni intervento, però, deve essere fatto ascoltando e dialogando con gli operatori del settore, costruendo le condizioni per generare una positività senza fare danni a settori economici che per noi sono molto importanti”, aggiunge ancora a tal proposito Nevi. “Anche per questo il ministro Pichetto sta lavorando molto nel coinvolgimento di tutti gli attori, prima della limatura finale del testo”. Forza Italia, in più, ha anche inserito un emendamento al Milleproroghe per consentire la proroga dell’operatività del rigassificatore di Piombino (con grande sdegno delle opposizioni). Come se non bastassero le critiche di diverse associazioni quali Confagricoltura, Confagri e Cia, che temono rischi per i loro settori a causa della penalizzazione del biogas agricolo, e poi pure l’attesa per il responso dell’Ue sul meccanismo degli oneri Ets (ieri la Commissione ha detto “quando il provvedimento sarà adottato valuteremo la compatibilità”), adesso Salvini apre un altro fronte. A novembre scorso l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina aveva chiesto al governo rispetto per le banche: “Non vedo perché dobbiamo finire ogni giorno sui giornali come imputati”, disse. Parole che in Forza Italia hanno condiviso. Come dimostra la presa di posizione dopo l’ennesimo refrain di Salvini.