Ansa
"Quotidiana" frattura
Prodi, Trump, il Board of peace e una “reazione emotiva” per l'Europa
Alla presentazione del libro del professor Fabbrini c'è anche l'ex presidente del Consiglio a discutere di nazionalismo americano e di (debole) risposta europea. Ci si è trovati davanti a una "quotidiana" frattura con l’Europa e a un cambiamento nella scala dei valori “che non sarà facile rimettere a posto in poco tempo”
Scuote la testa, Romano Prodi. Gli hanno appena chiesto che cosa stia pensando della partecipazione dell’Italia, seppure sotto forma di “osservatrice”, al Board of peace per Gaza trumpiano. Scuote la testa e non risponde, a margine della presentazione del libro “Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all’Europa integrata” di Sergio Fabbrini, direttore della School of Government della Luiss Guido Carli. Un colloquio da professore a professore, sotto lo sguardo della vicepresidente dem della Camera Anna Ascani, proprio nel giorno in cui le opposizioni votano (e parlano) all’unisono contro la partecipazione italiana al Board medesimo, Azione compresa (Carlo Calenda ha definito la presenza italiana una “pagina nera” per l’Italia) e con un Pd lancia in resta (la segretaria Elly Schlein parla di “smantellamento del diritto internazionale” e “privatizzazione” delle relazioni internazionali, in barba alla nostra Costituzione). Il tutto fa un certo effetto a Prodi – che sospira più volte come da tradizione – mentre dibatte di nazionalismo americano e reazione europea.
E insomma, il Board ha fatto il miracolo in negativo di compattare l’opposizione, ma Prodi a domanda di Ascani non risponde: professore, che cosa sta accadendo negli Usa? E che dire dell’’Italia al Board of peace? Il professore socchiude gli occhi e sorride: “Se sapessi che cosa succede negli Usa, forse farei anche carriera”. Manca all’Europa, questo emergerà dal discorso prodiano, “una reazione emotiva” che possa compattare e tirare fuori una superiore forza immateriale che supplisca alle mancanze e alle lentezza di un corpaccione comunitario strapazzato dai toni e dai modi della futuribile pax americana, tanto che, dice l’ex premier, “quando il segretario di Stato americano Marc Rubio, a Monaco, ha fatto un discorso dai toni gentili, non gli ha creduto nessuno. La posizione americana non cambia se non cambia il governo degli Stati Uniti”. All’inizio a Prodi parevano quasi provocazioni, quelle di Donald Trump, dice. Poi ci si è trovati di fronte a una “quotidiana” frattura con l’Europa e a un cambiamento nella scala dei valori “che non sarà facile rimettere a posto in poco tempo”.
Il quadro è fosco: “Trump è stato un catalizzatore di un cambiamento già in atto negli Stati Uniti”, dice Fabbrini, parlando del trumpismo come coacervo di tendenze presenti nell’America “nativista” (suprematista bianca), populista, tecnocratica. “Che la storia sia una maestra di vita è una balla”, dice Prodi, nel senso che vale più e forse solo l’esperienza personale: “Alcide De Gasperi la guerra l’aveva davvero sofferta, Helmut Kohl diceva di volere l’euro, nonostante la contrarietà di una parte delle classi produttive tedesche, perché suo padre era morto nel secondo conflitto mondiale. “Dobbiamo trovare una reazione emotiva”, altrimenti rischiamo di perdere la nostra identità. Non ci sono più la Francia e la Germania di trent’anni fa, ci sono imperi ed ex imperi ancora più nazionalisti. Non c’è neppure, dice Prodi, “un intellettuale europeo che faccia sentire la propria voce in questo senso”. La sola nostalgia non serve (nel senso di Ventotene), dice Ascani. Fabbrini cita studi che illustrano la dannazione: passata la prima generazione dopo una guerra, persa la memoria vicina e familiare, un’altra guerra può scoppiare. “Noi da 80 anni abbiamo vissuto la pace”, dice, “ma la virtù ha creato il suo stesso vizio. Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e in Europa si è continuato con il business as usual”. Poi è arrivato Trump. Che strumenti deve darsi l’Europa? E con quale volto deve parlare? (Prodi nomina i leader europei attuali e scuote di nuovo la testa, più volte, come a dire: mah).