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Il colloquio

Il prof. Curreri: “Board per Gaza? Ambiguo ma dal governo scelta legittima”

Ruggiero Montenegro

“Formalmente non vedo nessun problema nell'aderire come osservatori, semmai c’è un tema di opportunità politica. Ma questo è un altro discorso", dice il costituzionalista. "La scelta di Meloni deriva da un’intesa preliminare con il Colle"

Da una parte le opposizioni che ieri, durante il dibattito alla Camera, hanno parlato di “tradimento”, di attacco alla Costituzione. Dall’altra la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani, che in Aula ha invece difeso la scelta del governo italiano di partecipare al Board of Peace  per Gaza  come paese osservatore. Professore, che idea si è fatto? “Formalmente non vedo nessun problema, semmai c’è un tema di opportunità politica. Ma questo è un altro discorso”, risponde al Foglio Salvatore Curreri –  docente di Diritto costituzionale all’Università di Enna. Il professore parte da una premessa, dall’articolo 11 della Costituzione: “Prevede la possibilità di far parte di  organismi internazionali rivolti ad assicurare pace e giustizia tra le nazioni, in condizioni di parità con gli altri stati. Come l’Onu”. Il Consiglio di pace di Donald Trump non sembra rispettare questa condizione. “E infatti lo stesso governo italiano, previa interlocuzione con il capo dello stato Sergio Mattarella, ha ritenuto che ci fosse questo ostacolo”. Poi ha intrapreso un’altra strada. “Non aderire ufficialmente.  Essere un paese osservatore del Board non implica una adesione formale e ovviamente non dovrebbe implicare anche la partecipazione ai lavori e alle delibere. In questo quadro  non penso ci siano elementi di illegittimità o di contrasto con la Costituzione. Certo siamo di fronte a una situazione borderline, ma  a mio avviso – spiega Curreri –  non c’è nulla che vieta la scelta del governo”.  

Per entrare a far parte del Board come membri effettivi sarebbe necessario dunque cambiare la Costituzione. Ma per chiarire ogni ambiguità anche sul “paese osservatore” potrebbe comunque essere utile, o auspicabile,  un intervento legislativo che vada oltre le semplici comunicazioni di Tajani al Parlamento? “Cercare di formalizzare  giuridicamente questo passaggio non credo sarebbe troppo producente”. Perché? “Potrebbe essere letto come  un tentativo di aggirare la  Costituzione e a quel punto   a qualcuno potrebbe anche sorgere l’idea di impugnare questa legge per incostituzionalità.  Credo quindi sia più utile lasciare tutto sul piano della prassi, lasciando che il governo si assuma la responsabilità politica”, dice il costituzionalista.

Oltre alle ricadute economiche derivanti dalla ricostruzione,  il ministro degli Esteri ha spiegato che  a oggi un’alternativa al Board di Trump non c’è e che l’Italia non può “non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in medio oriente”.  La posizione del governo è il frutto di una mediazione con il Quirinale? “Non sappiamo quali siano state le interlocuzioni. Ma  aderire al Board, anche solo come osservatori, credo sia  un passo importante che molto probabilmente deriva da un’intesa preliminare con il Colle”, dice Curreri. “Diversamente saremmo di fronte a una sconfessione del presidente della Repubblica. Non credo fosse nell’interesse del governo  avanzare un conflitto di questa portata con il Quirinale. E poi – conclude il costituzionalista – sarebbe stato un assist formidabile per le opposizioni”. Tanto più mentre lo scontro sul referendum per la giustizia si fa sempre più esasperato.