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Tajani alla Camera: "L'Italia sarà alla prima riunione del al Board of peace". Schlein: "Tradite la Costituzione"
"Il governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'amministrazione americana a presenziare alla prima riunione di giovedì a Washington. Essere assenti sarebbe contro la Carta", dice il ministro degli Esteri in Aula. E la segretaria dem attacca: "Meloni non vada, così si smantellano le Nazioni Unite"
"L'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani comunicando alla Camera sulla partecipazione italiana nel Board of Peace per Gaza, l’organismo internazionale voluto dagli Stati Uniti per coordinare la pace, la stabilizzazione e la ricostruzione nella Striscia di Gaza. Il ministro ha detto poi che "il governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali".
Rispetto alla presenza nel Board "in ogni contatto con l'amministrazione americana, abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento. L'ho fatto io stesso più volte con il segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro", ha detto Tajani. "L'Unione europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno del Consiglio e un rappresentante della Commissione", ha affermato il ministro: "Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione. Penso all'Egitto, alla Giordania, all'Arabia Saudita, al Qatar. Anche all'Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in medio oriente, alla presenza di tutti i principali attori regionali?"
Una versione che non ha convinto le opposizioni intervenute in Aula sulle comunicazioni del vicepremier e ministro degli Esteri. La più dura è stata la segretaria del Pd Elly Schlein: "Quando il governo va all'estero rappresentata tutti gli italiani, chiedo alla presidente Meloni di non andare a Washington, di non far partecipare l'Italia al Board of peace con cui Trump vuole sostituire le Nazioni unite e di tenere fede alla Costituzione e alla storia del nostro Paese", ha detto, sottolineando come: "Il Board of peace vuole sostituire le regole costituite insieme con i rapporti di forza, la diplomazia con gli affari”.
Ma secondo la versione di Tajani l'obiettivo dell'impegno italiano per Gaza, compresa la partecipazione alla riunione del Board of peace a Washington, "è chiara: creare le condizioni per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza. Il nostro impegno – ha affermato Tajani – è concreto, ed è destinato ad aumentare. Muove da un dialogo costante con Israele, con l'Autorità Palestinese, e con tutti i partner chiave nella regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo". Per questo "parteciperemo alla riunione di Washington forti dell'importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l'assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia, attraverso Food for Gaza".
Del resto, quella di Gaza "è una crisi che incide sugli equilibri regionali; sulla stabilità del Mediterraneo allargato; sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per cento attraverso il Mar Rosso" ma è "soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi. E che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi", ha aggiunto il vicepremier.
Per questi motivi il governo italiano "ha sostenuto sin dall'inizio il piano di pace. Voglio essere molto chiaro: se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo piano dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà", ha detto, sottolineando che "Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari", ma "soprattutto una ferita aperta che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l'Italia in prima linea per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi".
L'Italia, ha aggiunto il ministro, è "in prima linea per la formazione delle Forze di sicurezza palestinesi. Che sono presupposto fondamentale per la costituzione di uno stato. Siamo presenti all'interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari. Il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia – ha spiegato il vicepremier – I nostri Carabinieri, già attivi in Cisgiordania da oltre dieci anni attraverso la missione bilaterale Miadit, inizieranno presto in Giordania l'addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi da dispiegare nella Striscia di Gaza. Partecipiamo alle missioni dell'Unione europea Eupol Copps di addestramento della polizia palestinese e nella missione Eubam Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri".
La partecipazione italiana in veste di osservatore – cioè senza diritto di voto né piena adesione – nel Board è stata presentata dal governo come una scelta pragmatica per non restare esclusi dal processo di ricostruzione di Gaza e dall’impegno internazionale sulla stabilizzazione del medio oriente. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inoltre sottolineato che l’Italia è pronta a sostenere iniziative complementari, come la formazione di forze di polizia palestinesi e la cooperazione sul terreno. Dopo le comunicazioni alla Camera, Tajani sarà in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa del Senato. In Aula è già partita la discussione e si prevede un voto su una risoluzione di maggioranza che impegna il governo a mantenere questa linea di partecipazione.
La decisione di essere presenti come osservatori ha però raccolto forti critiche da parte delle opposizioni, che considerano la scelta inopportuna e in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia può aderire a organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità con gli altri stati. Le opposizioni chiedono che il governo non partecipi né in forma economica né fattuale al Board.