Editoriali
Salvini batte di nuovo cassa con le banche
Altre tasse per abbassare le bollette. E’ la risposta populista del segretario della Lega al generale Roberto Vannacci
Toc toc banche, ci siete per dare un contributo alle bollette degli italiani? Pare quasi si diverta il ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, a mandare in fibrillazione il mondo bancario con le sue spiazzanti dichiarazioni. “E’ doveroso chiedere agli istituti di credito un contributo per coprire le prossime misure del decreto bollette, l’obiettivo è arrivare al Consiglio dei ministri di domani (oggi per chi legge, ndr)”, ha detto. E’ in arrivo un altro prelievo del governo Meloni dopo il contributo dato alla Finanziaria 2026? Silenzio dal fronte dell’Abi, l’associazione presieduta da Antonio Patuelli, molto attenta a non sbilanciarsi se da Palazzo Chigi non arriva una richiesta ufficiale. Il ragionamento è quello che Salvini ha già fatto in altre circostanze secondo la facile narrazione di togliere ai ricchi per dare ai poveri che, evidentemente, in questo momento gli torna utile visto che il generale Vannacci, uscendo dalla Lega, lo supera di gran lunga in quanto a sparate populiste: sono appena usciti gli utili del 2025 delle principali banche italiane che si avvicinano ai 30 miliardi, dunque, che male c’è se si chiede un “ulteriore” obolo per alleggerire il costo delle bollette degli italiani? E pazienza se dal settore è arrivato un contributo di 11 miliardi alla manovra economica, seppure spalmato su tre anni e in parte recuperabile attraverso i crediti fiscali. Salvini ci riprova sapendo che a Palazzo Chigi si sta lavorando alla non facile quadratura del cerchio del decreto Energia che ha già procurato qualche sobbalzo ai titoli del settore quotati. Però, attenzione, se Salvini approfitta delle circostanze per rivendicare la paternità di un nuovo prelievo, c’è da domandarsi se dietro non ci sia una valutazione condivisa da tutto il governo che, quando ha necessità, manda avanti il suo esponente in apparenza meno interessato a mantenere un rapporto idilliaco con le banche per avanzare quella che in realtà è una richiesta “scomoda” perché serve a finanziare una politica energetica che altrimenti non si reggerebbe.