"Una congrega di dittatori e affaristi"
L' “ignominia” del Board of Peace riporta Calenda a sinistra?
Alla vigilia delle comunicazioni del ministro degli Esteri Tajani, il leader di Azione annuncia il voto comune con le altre opposizioni. Intanto l'europarlamentare Elisabetta Gualmini passa con lui
“Quell’ignominia del Board of Peace”: il senatore e leader di Azione Carlo Calenda insiste sul concetto, in Senato, mentre accoglie nel suo partito l’europarlamentare già riformista dem e ora transfuga ex Pd Elisabetta Gualmini. Poi arriva la nota che, nel centrosinistra, lascia più d’uno con il dubbio che il senatore si stia riposizionando. Le parole paiono indizio: “Azione sottoscrive la risoluzione delle opposizioni che ricalca la proposta del partito di Calenda. No ad alcuna partecipazione al Board”. Board che, il giorno prima, il leader di Azione aveva bollato come “congrega di dittatori, affaristi e approfittatori guidata a vita da Donald Trump e affidata a Jared Kushner, che ha presentato un progetto delirante di sviluppo immobiliare stile Palm Beach sulle macerie di Gaza. I palestinesi non sono neppure contemplati”. “Il fatto che Giorgia Meloni abbia deciso di trascinarci, sia pure come osservatori, in questo obbrobrio”, dice Calenda, “offende la dignità dell’Italia e degli italiani”.
E insomma, mentre Azione apre la porta a chi, tra i dem, come Gualmini (“ma altri piano piano arriveranno”, è il wishful thinking), si è sentito a disagio per le posizioni del Pd in politica estera, Calenda — alla vigilia delle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul ruolo “da osservatore” che avrà l’Italia nel Board — mantiene alta la barra del “no” ai “bipopulismi”, schierandosi però con chiarezza contro il governo. Intanto, dando il benvenuto a Gualmini, ribadisce la necessità del posizionamento netto a favore dell’Ucraina (“ma senza armi che cosa vuol dire essere a favore?”) e di un’Europa forte, “unico spazio” da cui si possa partire per “confrontarsi” con imperi risorti o nascenti. Azione “è la casa dei riformisti, dei popolari e dei liberali”, ripete Calenda, ché “questa è l’ora più buia e non il momento di una politica adolescenziale in cui si ragiona per fazioni. Il centrosinistra non ha agenda, ma non capisco come si possa, dal centrodestra, sostenere la necessità di sedersi al Board of peace”. L’equidistanza non è insomma un’opzione, in questo caso. Per il resto, l’arrivo di Gualmini è per Calenda occasione per salutare comunque metaforicamente il bipolarismo, a suo avviso “non adatto” allo spirito del tempo. L’europarlamentare ex dem annuncia il suo passaggio, a Strasburgo, nel gruppo Renew Europe e racconta i motivi della scelta sofferta: “Sono convinta che, legittimamente, il Pd abbia cambiato natura”, dice Gualmini, “una mutazione genetica che porta a un riposizionamento sulla sinistra radicale…Elly Schlein ha fatto un capolavoro, si è presa tutto il partito, ha una maggioranza del novantadue per cento”.