Il racconto

I Gratteri di Meloni. È indecisa se partecipare al grande evento referendario di Milano. L'ombra del procuratore in politica

Carmelo Caruso

FdI definisce la frase di Gratteri "grave", "un attacco a milioni di cittadini". La premier riflette ed è tentata dallo scendere in campo a ridosso del voto. Nordio è il frontman (possibile duello con Cacciari). La destra è convinta che il procuratore si candiderà

Vannacci è in campo e Gratteri si muove in tempo. Non è uno svarione. Non lo è per la destra. La frase di Gratteri, “votano sì al referendum indagati, imputati e massoneria deviata”, non sarebbe un pensiero uscito male ma un messaggio d’entrata. Fra un anno e mezzo, Gratteri può lasciare la magistratura per fare politica. E’ il simbolo del “no” e ha acceso un referendum che Meloni non vuole cavalcare, non ora, non subito. In FdI si riflette sulla partecipazione di Meloni a un grande evento, a Milano, il 12 marzo. Alle prossime politiche rischiamo di avere Vannacci, Gratteri, Albanese e Landini. Sembra il quadro di Goya, Los Fusilamientos.


Al governo nessuno crede che la frase di Gratteri, il procuratore capo di Napoli, un magistrato impegnato, sia la frase di uno sprovveduto. Nell’ultima nota di FdI la sua uscita viene definita “grave”, “un attacco a milioni di cittadini”. Gratteri gira da anni l’Italia, interviene in tv raccontando che era a un passo dal fare il ministro delle Giustizia, chiamato da Matteo Renzi, ma che a impedirglielo è stato Giorgio Napolitano. Gratteri ha sessantasette anni e dalle sue testimonianze è sempre stato ostacolato dal sistema delle correnti. Per paradosso, la riforma Nordio favorisce magistrati come lui, che non hanno mai praticato comparaggio con i colleghi. Perché questo suo impegno, fino alla frase manichea, la separazione dell’umanità in “sì” e “no”?

 

Dice Giorgio Mulè, il responsabile della campagna referendaria per Forza Italia, il vicepresidente della Camera, che le parole di Gratteri, “per furia ideologica, sono al limite dell’eversione”. Gratteri vuole scendere in campo, in politica? Risponde Mulé: “Al momento la sua, più che una discesa, mi sembra un’invasione di campo, come gli ultras che si precipitano sul prato. Solo che nel caso di Gratteri non ci sono gli steward che lo trascinano fuori”.  Giovedì sera, FdI si è sintonizzata su La7 e ha visto nell’ordine: Gratteri, Albanese, Landini, tutti per il “no”. Tra gli ospiti c’era  anche Veltroni ma per compostezza sembrava quasi un rappresentante del ‘si’ al referendum. Un altro che sta facendo una fortissima campagna per il ‘no’ è il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che ha postato, sul suo profilo, l’immagine di due sposi con sotto la didascalia: “Votate come volete, ma ricordate cosa è successo l’ultima volta che avete detto sì”. E’ una campagna referendaria che, dice sempre Mulé, sta toccando cime di falsità: “Ho sentito parlare di deriva autoritaria, fascista, piduista, mafiosa. Manca solo l’accusa di abigeato”.

 

E’ una rassegna che FdI chiama il “catalogo di figuracce” ma è un catalogo che stanno distribuendo magistrati, procuratori e perfino vescovi. Il referendum si è  trasformato nel Sanremo delle nuove proposte per le politiche 2027. Il Csm guidato da Fabio Pinelli per il governo sarebbe troppo “tiepido” di fronte a queste “invasioni” e il sospetto è che anche Pinelli sia un altro che un giorno farà politica. Finora il porto di tutti i magistrati è stato il M5s. Oggi siedono in Parlamento gli ex magistrati Scarpinato, De Raho. E’ prassi. I magistrati, per la destra, sono “soggetti egotici”, stanno ottenendo la ribalta, ma Gratteri qualcosa in più.  Si sta caricando il referendum, un referendum che per Elly Schlein può essere il “giro di boa”. Se  Schlein dovesse vincerlo chi ringrazierà? Per la maggioranza è questo  “il momento di massima pressione del fronte del no”, ma “è anche vero che mancano quaranta giorni, troppi, per iniziare una campagna che si decide gli ultimi quindici giorni”.

 

Sarà Carlo Nordio a intestarsi la battaglia con un “viaggio in Italia” con tappe a Milano, Piacenza, Perugia, Cortina, Pompei, Salerno, Bari (si parla anche di un duello televisivo Nordio-Cacciari su La7). Ci sono almeno due scuole di pensiero all’interno di FdI. La prima è per metterci la faccia in maniera decisa. La seconda è per attendere gli ultimi quindici giorni e scatenare Meloni sul palco. Al momento la seconda soluzione è la preferita da Meloni. In attesa, il fronte del “no” sta spacciando pasticche di imposture. Nella  nota di FdI c’è la raccolta, il sussidiario, di “falsità” e strumentalizzazioni”. Oltre a Gratteri e al Pd con i suoi post, il primo sul saluto romano (la foto di CasaPound e la frase: “Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione”) e il secondo, sui Giochi olimpici (post che potrebbe perfino essere impugnato dal Coni o dal Cio) FdI fa riferimento allo storico Barbero, a Barbara Floridia, Saviano e all’altra senatrice del M5s, Alessandra Maiorino. E’ di Maiorino il post al limite della ciarlataneria, l’accostamento fra una tragedia vera, quella di Crans-Montana, e la separazione delle carriere. Saviano lega la riforma a un imprecisato aiuto alla criminalità organizzata. Una bestialità. 

 

Scrive FdI che “mai avremmo immaginato che si sarebbe arrivati un livello così basso”. In realtà è un  livello altissimo. Al referendum si imbucherà in maggioranza, un’altra volta, anche Vannacci. Edoardo Ziello, il vicecapo futurista, prepara banchetti a favore del “si”. Il referendum più che sulla separazione delle carriere è  sull’avanzamento di carriera (politica) di Gratteri, Vannacci e Landini. Nel linguaggio di Gratteri non sarebbero altro che prove di elezioni. Ovviamente deviate. 

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio