l'intervista

Di Pietro: "Gratteri non ha vergogna. Si sente in uno stato di grazia. Come me ai tempi di Mani pulite"

Ginevra Leganza

Il procuratore di Napoli non vuole fare politica, dice al Foglio l'ex magistrato: "Ha più potere così". E le sue dichiarazioni contro chi vota Sì? "È una tecnica. Non parla a caso, parla per far parlare di sé". Meloni? "Deve fare battaglia per il Sì". E Schlein? "Non ha sostanza"

Antonio Di Pietro, cosa pensa delle ultime dichiarazioni di Nicola Gratteri sugli elettori del Sì al referendum? Il procuratore dice che sono dei poco di buono. “Penso che Gratteri parli alla pancia dell’opinione pubblica. La sua logica è: purché se ne parli, a prescindere dal merito. L’obiettivo è che sulle sue parole si ritorni, amplificandone l’effetto. E’ una tecnica. Ed è uno dei motivi per cui io non entro mai in conflitto con lui: non vedo perché raddoppiargli la visibilità. Meno che meno sul tema del referendum”.

Lei, che ha l’occhio clinico, ci dica: il procuratore di Napoli vuol fare politica? “Non credo proprio. Noi ‘ex’ possiamo dirlo: un magistrato ha più potere di un qualsiasi politico. Se avesse ambizioni di quel tipo, sarebbe un’involuzione, non un’ascesa”. Sicché l’attivismo mediatico è un fatto di vanità? “Gratteri crede in ciò che dice. E, tengo a dirlo, è una persona che sul piano professionale stimo pur non condividendone l’operato. Per me è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. E’ un uomo che ha fatto molto per stanare il crimine. Ma la sua è stata una pesca a strascico che ha tirato dentro tanti innocenti”.

Lei parla di tecnica comunicativa. Eppure negli ultimi mesi ha letto in tv un’intervista apocrifa a Falcone. “Anche qui: lui non butta la palla a caso, ma in mezzo al campo. Di modo che tutti, poi, ci corrano su a giocare. E’ un uomo molto intelligente, mi creda”. Le credo. Intelligente ma senza vergogna? “Non c’entra  la vergogna. Soprattutto perché non si prova vergogna quando s’è raggiunto, come lui, uno stato di grazia. Stato che, devo riconoscere, è lo stesso che toccò a me ai tempi di Mani pulite”. Pari pari? “Gratteri non ha vergogna di quel che dice, anche se dice il falso, perché sa che verrà creduto a prescindere. Dopodiché sarà la storia a giudicare se sia stato meglio il lavoro da formichino che ho fatto io, lento lento e meticoloso, o il lavoro da formichiere che fa lui”. La famosa pesca a strascico. “Lui è un protagonista, indubbiamente. Ma si ammanta anche  di protagonismo, per far parlare di sé. La differenza tra i due elementi è sottile”. Sì, molto. “Sono analisi temperate dalla mia storia. Prima di dire a lui di guardarsi allo specchio, comunque, devo guardarmici io. Sono l’ultimo che può permettersi di rivolgere critiche feroci a Gratteri. Lascio il giudizio, anche impietoso, ai posteri”.

Le ultime dichiarazioni, comunque, segnalano  una fase acuta del dibattito sul referendum. Pensa che Meloni dovrebbe, come si suol dire, scendere in campo? “Io non le chiederei di scendere, ma di salire in campo. Di assumersi, finalmente, le sue responsabilità”. Reclama un atto di coraggio? “Un atto di realtà, perché Meloni di coraggio ne ha tanto. ‘Io non sono ricattabile’, disse ai berlusconiani. Ecco, ora deve andare oltre il principio”.

Cosa pensa, invece, della politicizzazione dem? Ci sono stati diversi strafalcioni: la reductio ad Casapound dei votanti Sì, il video con gli atleti poi ritirato… “A me, tanto del Pd quanto di quel quarto potere che è diventata l’Anm, non convincono  le rispettive segreterie. Che pretendono di parlare a nome dei propri iscritti. Nel Pd, poi, mi pare che rincorrano la giornata. Se fossi Meloni, dico sempre ai miei amici, una volta che volessi raggiungere Genova fingerei di voler andare a Napoli. Così Schlein mi direbbe: No no no, vai a Genova”.  Tic infantili? “Totale deficit di sostanza”.