L'intervista

Melandri: “Lo staff del Pd ha sbagliato, gli atleti vanno rispettati. La squalifica di Heraskevych? Gravissima"

Ginevra Leganza

L'ex ministra per lo Sport: “L’equivoco è ritenere che uno sportivo non sia un cittadino ma solo un performer. Bene ha fatto il Pd a rimuovere il video, a cospargersi il capo di cenere, a chiedere scusa: ho apprezzato il gesto”

Roma. “L’equivoco – dice Giovanna Melandri – è ritenere che uno sportivo non sia un cittadino ma solo un performer”. La fu ministra per lo Sport del governo Prodi II, già presidente della Fondazione MAXXI, commenta così l’ultimo errore che lo staff del suo partito, il Pd, ha commesso ieri. “Un inciampo”, dice Melandri. “Un errore di comunicazione”.

Il Partito democratico, poche ore fa,  è  appunto inciampato utilizzando i due atleti azzurri del curling, Stefania Constantini e Amos Mosaner, per sponsorizzare il No al referendum.  I diretti interessati hanno chiesto agli strateghi del Pd la rimozione del post. Rimozione presto avvenuta, con scuse annesse. “Bene ha fatto il Pd – dice l’ex ministra – a rimuovere il video, a cospargersi il capo di cenere, a chiedere scusa: ho apprezzato il gesto”. Bene ha fatto a rimuoverlo, certo. Ma a postarlo? “E’ stato un errore. Talvolta non si comprende come lo sport sia una vetrina delicata. L’atleta è un anzitutto un uomo”. Un errore, dice lei, che però sembra seguire ad  altri. Non ultimo, la comparazione dei sostenitori del Sì ai militanti di Casapound. Bisogna cambiare spin doctor? “Le parlo da convinta sostenitrice del No al referendum”. Prego. “Ai due atleti andava chiesto il permesso. Così come lo si chiede ai cantanti, agli attori. Purtroppo degli atleti, spesso, si valuta soltanto la prestazione. Ma questo mi porta a un altro fatto. Ben più grave, se permette, dello scivolone dei dem”. Si riferisce al casco dello skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych? “Sì. A un ragazzo ventisettenne squalificato dal Comitato Olimpico Internazionale per aver indossato un casco, appunto, con i volti dei suoi compagni e atleti ucraini uccisi sotto le bombe russe. Una vergogna”. Chissà se il suo partito, il Pd, può dirlo forte come lo dice lei.

Comunque il filo rosso tra le due vicende, forse, c’è. In entrambi i casi – uno serio, l’altro semiserio –   l’atleta non viene rispettato nella propria identità. “E’ così. Per quanto siano vicende di diverso calibro, ovviamente”. Il Cio si appella alla Regola 40 del regolamento che inibisce la propaganda e la manifestazione politica durante i giochi.  “Sì, ma qui non si tratta  di politica. Né di propaganda. Si tratta di un lutto. E dunque dell’espressione di una libera commozione. Se fossero seri, e quindi integerrimi, dovrebbero bandire tutti i caschi con segni particolari. Come quello della meravigliosissima sciatrice italiana, Federica Brignone”. Che ha impresso una tigre. “Già. Questa decisione getta una macchia indelebile sul Cio. Ed è la vera notizia. Tra l’altro molti atleti statunitensi come Amber Glenn, pur senza nominare Trump, manifestano dissenso per chi svilisce lo stato di diritto”. A parte gli errori rossi e blu, che giudizio ha di queste Olimpiadi? “Sono una tifosa number one. Sto godendo particolarmente di alcune discipline, come il pattinaggio artistico. Adoro le nostre regine”. E da ex ministro dello Sport cosa pensa dell’organizzazione? “Mi sembra che tutto funzioni. Che l’organizzazione sia meravigliosa. Certo, caliamo un pietoso velo sulla telecronaca Rai... L’unico elemento che davvero mi dispiace, senza polemica, è la mancanza, per tutte le infrastrutture e gli impianti, di un modello di valutazione dell’impatto. Lo avevo suggerito al ministro, ma non s’è fatto niente”. Prima dell’inizio, Meloni, in risposta alle manifestazioni contro i giochi, ha parlato di “nemici del popolo”. Che ne pensa? “Penso che Meloni sia un’abilissima politica. E che però talvolta scivoli nel linguaggio della sua gioventù. Se sei uno statista, devi unire. Non dividere. Le proteste contro le milizie dell’Ice erano prevedibili. E comprensibili”

 
   

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