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Gualtieri cancella i privilegi delle auto elettriche in Ztl e sorpassa l'asse Meloni-Merz

Giuseppe De Filippi

La revisione dell'accesso gratuito nel centro della città genera un cortocircuito: il sindaco si schiera dalla parte del centrodestra, mentre l'opposizione in Campidoglio difende i proprietari delle e-car. Ma il punto logico è lo spazio: ormai le elettriche sono troppe

Il comune di Roma, da cui non ce lo saremmo aspettati, si prepara a un grande passo verso la neutralità tecnologica. Roberto Gualtieri, e non ce lo saremmo aspettati (ma la politica mischiata alla logica fa miracoli), anticipa e sorpassa l’asse Meloni-Merz e punta alla cancellazione degli insensati privilegi a favore dell’auto elettrica. A Roma il comune vuole togliere l’accesso gratuito per la zona Ztl alle auto elettriche e, con un bel salto di orbita elettronica, vuole imporre anche alle e-car l’ingresso a titolo oneroso in centro, senza gradualità, ma con una botta da mille euro annui.

Il punto logico è che il bene o il diritto da sottoporre a razionamento in termini economici è lo spazio, per definizione limitato, all’interno della Ztl, mentre le emissioni durante la marcia sono, come dire, un altro problema (è sempre un bene quando i regolatori capiscono che prezzi o tasse possono essere utilizzati per affrontare un tema alla volta e non l’infinità delle aspirazioni umane). Le elettriche a Roma sono passate da 21 mila a 75 mila, con ingressi giornalieri nella Ztl saliti da 4 mila a 7 mila. Semplicemente non c’è più spazio e non ci sarebbe troppo da discutere. Tuttavia, sembra una rivoluzione e infatti fa arrabbiare un sacco di gente. Colpisce coraggiosamente anche le scelte opportunistiche del marketing di varie aziende, da cui, già anni fa, veniva proposto ai clienti l’ingresso gratuito nella Ztl come elemento da scontare dal prezzo dell’auto elettrica. Con un prevedibile (ma non meno stupefacente) parallelismo politico succede poi che l’opposizione di destra se la prenda con Gualtieri, per l’intenzione di togliere il diritto all’ingresso gratuito per chi “ha affrontato il sacrificio economico di acquistare un’auto elettrica”.

 

L’effetto un po’ buffo è che Gualtieri, con l’acquisita neutralità tecnologica, viene proiettato nella zona degli industriali europei dell’auto e dello schieramento di centrodestra in Europa, mentre i suoi oppositori in comune, espressione della maggioranza che governa in Italia, si applicano alla causa dei (pochi) compratori di auto elettrica, con ogni probabilità elettori di Gualtieri o comunque antipatizzanti del melonismo. Non viene colto, da questi oppositori di Gualtieri, quanto, invece, gran parte dei romani, non in grado di affrontare il sacrificio di acquistare un’auto elettrica o non interessati a farlo, detesti il privilegio concesso a chi ne ha una. Con quel fastidioso retrogusto castale dell’ingresso gratuito nelle zone del potere. E questi oppositori, la cui visione è velata dall’idea di dire sempre e comunque il contrario di ciò che dice il sindaco, potrebbero presto saldarsi ai consiglieri di maggioranza e ai membri della giunta capitolina già pronti a battersi per mantenere l’accesso libero alle auto elettriche. Interessante poi che, invece, si tenga invariato il vantaggio del parcheggio gratuito nelle strisce blu concesso alle ibride plug-in (che hanno un’autonomia di qualche decina di chilometri a guida tutta elettrica), mentre lo si tolga alle ibride prive di autonomia elettrica.

In molte città i provvedimenti di restrizione al traffico urbano sono basati sul costo del parcheggio e non sull’ingresso a pagamento. A Roma si è scelto di non cambiare nulla per la sosta gratuita delle ibride più moderne e cioè delle auto ora più richieste dal mercato, nelle fasce medio-alte di domanda. Un allineamento perfetto con la politica industriale per l’automobile auspicata dall’intesa italo-tedesca e sostenuta dai nuovi protagonisti di centrodestra della scena europea, ma una scelta che, in prospettiva, elimina totalmente il disincentivo all’uso dell’auto privata costituito dal prezzo della sosta e cioè il disincentivo più usato da gran parte degli amministratori delle città del mondo.

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