Foto ANSA

cetre e chitarre

Pini e torri. A Roma tutto può crollare, tranne il principio che l'emergenza è selettiva

Salvatore Merlo

Nella capitale gli alberi cadono a grappoli, crollano le torri antiche e brucia la collina di Monte Mario. Ma nelle redazioni regna una quiete francescana. Se il sindaco fosse del M5s o della destra come minimo s’invocherebbero i caschi blu

Roma va a fuoco e Nerone suona la cetra. Una calunnia probabilmente. Gli storici dubitano che quella notte l’Imperatore fosse in città. A Roma cadono gli alberi e Roberto Gualtieri – il sindaco di oggi – pizzica la chitarra. Con Nerone, in punto di memorialista, si abusa. Ma quando sabato un pino di centoventi anni, giusto in via de’ Fori Imperiali, s’è adagiato con grazia su tre passanti rimasti feriti, ebbene, sì, la filologia urge: Gualtieri tornava da Parigi, dove aveva suonato la chitarra con il cantautore Giorgio Poi. Nessuno si osi adesso di rimproverare alcunché al primo cittadino. Un sindaco non può mica stare a Roma ogni volta che crolla un pino marittimo. Sarebbe una pretesa irragionevole, specie considerando che questo era il terzo dall’inizio dell’anno nella sola area dei Fori Imperiali, e che altri seicentoquattordici alberi, dice l’ordine degli agronomi, sono precipitati in varie zone della capitale nel 2025. Dieci negli ultimi dieci giorni. A queste condizioni, Gualtieri non potrebbe mai uscire dal raccordo anulare. Per fortuna l’assessore all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, ha  individuato il vero colpevole: il cambiamento climatico. La pioggia, ha spiegato al Messaggero, è ormai “eccessiva e imprevedibile”. Qui si coglie il dramma dell’amministratore moderno, costretto a governare una città in cui può piovere. La soluzione da lei proposta è tuttavia all’altezza della sfida: sostituire tutti i pini di Roma. Sono circa centoventimila. Nel frattempo, via de’ Fori Imperiali resta chiusa. Anche ai pedoni, per prudenza. D’altra parte, all’incrocio tra via Cavour e il Colosseo c’è una torre medievale già mezza crollata che minaccia di seguire l’esempio dei pini, e non si sa mai. Ora a chi scrive viene in mente, con una certa tenerezza, Virginia Raggi.

   
Era il 25 febbraio del 2019. Era sindaca Virginia Raggi, appunto. Crollò un pino a Prati. Uno. Singolare. Ci furono feriti. Gravi. E noi – noi tutti, l’intero corpo della stampa romana e nazionale – dedicammo alla faccenda settimane di analisi, inchieste, editoriali fumanti. Scrivemmo che era stato abbattuto dal “vento del cambiamento”, e ci parve una battuta piuttosto felice. La sindaca era evidentemente inadeguata, la città allo sbando, l’amministrazione un disastro. Oggi gli alberi cadono a grappoli, il sindaco accompagna cantautori indie oltralpe, l’assessora progetta di disboscare la capitale, crollano pure le torri antiche, ci scappa un morto, brucia la collina di Monte Mario al punto che devono evacuare la Rai, e nelle redazioni dei grandi giornali regna una quiete francescana. Forse è saggezza. Forse è stanchezza. Forse è solo che Gualtieri ha la faccia di uno che ha letto dei libri, e tanto basta. Chissà.

 

C’era, a pensarci bene, un solo vero argomento per votare quattro anni fa Enrico Michetti, l’improbabile candidato sindaco individuato dal centrodestra, quello che diceva “mi ispiro all’imperatore Augusto” e arrivò al ballottaggio contro Gualtieri tra le risate e le pernacchie generali. Pure le nostre. Una sola ragione per votarlo, col senno di poi, dicevamo. Roma probabilmente sarebbe stata amministrata esattamente come oggi dal centrosinistra. Cioè maluccio. Ma almeno i giornali gli avrebbero contato anche gli aghi dei pini.

Di più su questi argomenti:
  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.