Graziano Delrio (foto Ansa)

“Davanti a imperi minacciosi, L'Europa non può fare il pescatore”

Per Delrio, “davanti a imperi minacciosi, l'Europa non può fare il pescatore”

Marianna Rizzini

"a storia ci presenta il conto, il pacifismo può essere pragmatico", ci dice il senatore del Pd

“E’ un fatto molto positivo che il Pd abbia espresso una posizione netta e seria sull’Ucraina. La coalizione di centrosinistra nel suo complesso, invece, mostra ancora la fatica di trovare un punto di unità sulla politica estera”, dice l’ex ministro dem e oggi senatore Graziano Delrio. E’ il giorno in cui il governo ha messo e ottenuto la fiducia sul decreto aiuti, e anche quello in cui la delegazione dem in Europa ha lanciato la raccolta firme per il manifesto “Stati Uniti d’Europa, ora”. Ma tra Pd, M5s e Avs l’unità d’intenti sullo scacchiere internazionale è intermittente. E’ giunta l’ora, per i dem, di affrontare in modo più energico la questione? “Intanto”, dice Delrio, “bisogna ribadire il fatto che stiamo parlando di una decisione che riguarda il futuro dell’Europa, non il futuro dell’Ucraina, su questo la chiarezza è d’obbligo. Questa è una guerra d’aggressione a uno stato sovrano dentro i suoi confini, una guerra che viola tutti i trattati internazionali su cui si basano prosperità e diritto europeo. Ed è una guerra europea: Russia e Ucraina sono nazioni europee come cultura e storia, e si combatte per e sul suolo europeo in maniera determinante, novità rispetto al passato. E’ avvenuta un’aggressione senza precedenti, e il diritto alla legittima difesa è sancito anche dalla carta dell’Onu”. C’è chi si ferma davanti all’idea di inviare armi. “Il diritto alla difesa è più dell’invio di armi”, dice Delrio: “Qui stiamo parlando di garantire che gli ucraini possano difendersi di fronte a un aggressore che per numeri e potenza militare li sovrasta. Stiamo difendendo il diritto alla resistenza, e lo stiamo facendo anche da pacifisti – pacifisti che, come me, pensano che l’Europa non debba abbandonare la prospettiva di pace e disarmo nel futuro prossimo, ma che in questo momento sia necessario, oltre a chiedere che vengano ripresi in mano la diplomazia e i trattati per la non proliferazione nucleare, non chiudere gli occhi quando la storia ti presenta il conto. Se abbandonassimo l’Ucraina al suo destino, i paesi confinanti e minacciati si sentirebbero ancora più vulnerabili”.

 

Si fatica in alcune aree della sinistra a credere possibile l’escalation: “Un punto di partenza comune ci sarebbe, e lo dico essendo stato seduto al tavolo per il programma del governo Conte II. Se io fossi seduto a quel tavolo oggi, direi che sia il Pd sia il M5s rifuggono dalla logica militarista di chi pensa che con le armi si possano risolvere i conflitti e ricorre a dazi e forza invece che al diritto internazionale. Si tratta di una comune visione europeista. Ma perché la visione europeista non diventi pura utopia, bisogna a volte lasciarsi convincere dal realismo della politica – anche da pacifisti. Mi viene in mente l’esempio di Benigno Zaccagnini, quando si dichiarò a favore dell’installazione dei missili Pershing in Sicilia, nel 1978. Diceva: io sono a favore del disarmo, ma in questo momento, per motivi di difesa e deterrenza, ho bisogno di non chiudere gli occhi di fronte a un pericolo reale”. “In quest’ottica gli aiuti militari”, dice Delrio, “significano, come sostiene Mario Draghi, implementare i programmi di cooperazione europea. Questo è il tema, non il piano di riarmo in sé. E’ il momento di stringere sull’Europa, visto che questa guerra è una sfida all’Europa”. Delrio vede la possibilità di procedere verso il superamento dell’unanimità in politica estera e di difesa: “E’ necessario che un nucleo di paesi coraggiosi dia il via a un federalismo pragmatico, a un’unione federalista. Non si può lavorare in mezzo a imperi che si ricostituiscono, e che minacciano l’uso dell’atomica, facendo finta di essere pescatori”. E’ il caso che Elly Schlein e Giuseppe Conte vadano a Kiev? “In questo momento”, dice Delrio, “la cosa che più conta è la fermezza con cui il Pd ha mantenuto le sue posizioni. L’importante è sostenere una posizione politica che rafforzi Europa. E mi preoccupa quando, nel Parlamento europeo, alcune forze politiche con cui ci si può trovare alleati si dicono contrarie all’adesione dell’Ucraina alla Ue. La Ue è una prospettiva che dobbiamo dare al popolo ucraino, come l’abbiamo data in passato ai paesi dell’Est Europa che oggi vivono stagioni di prosperità e di stabilità democratica”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.