(foto Ansa)

nella lega

La trappola per Zaia. Salvini non lo nomina vice ma lo candida sindaco di Venezia dove la vittoria è incerta

Carmelo Caruso

Il vicepremier in visita in Laguna ha detto: "Luca vincerebbe sicuro". Una fuga in avanti per prendere in contropiede l'ex governatore. E non dargli il posto che fu di Vannacci

Al posto dei ponti assembla trappole. Salvini vuole usufruire del bonus “fuori uno, via due”. Vannacci è uscito dalla Lega ma resta Zaia come unico rivale ed ecco la brillante idea. Per accompagnarlo dolcemente in una calle, Salvini a Trieste, due giorni fa, ha candidato Zaia, a sua insaputa, come sindaco di Venezia. La soluzione naturale, ora che si è liberata la casella di vicesegretario, quella offerta a Vannacci, sarebbe eleggere Zaia vice. E invece no. Salvini ha dichiarato che “Zaia a Venezia andrebbe bene a tutti e vincerebbe di sicuro”. Attilio Fontana sul Foglio ha suggerito di indicare Zaia vice e Zaia ha oggi l’incarico di presidente del Consiglio regionale. Perché questa fuga in avanti? Il metodo puzza. E’ lo stesso che Salvini ha usato per bruciare il terzo mandato. Per mesi ha dichiarato: “Sono a favore del terzo mandato”, solo che quando FdI ha aperto, Salvini ha fatto saltare gli accordi con la nobile scusa che il Veneto restava così alla Lega. E il Veneto è rimasto ma grazie ai voti di Zaia (e non di Vannacci) che ha ottenuto oltre duecentomila preferenze. E’ Venezia la tenaglia per Zaia.

 

 

Voi che direste? Se per mesi Salvini non si è occupato del futuro di Zaia, per quale ragione adesso ha l’ansia di trovargli un ruolo? Salvini ha candidato Zaia a Venezia e a pensar male ci si azzecca. E lo pensano in Lega. Il Pd ha già scelto il candidato sindaco e per la prima volta ha scelto una figura nobile, credibile, che ha tutte le possibilità di vincere. E’ Andrea Martella, senatore, ex sottosegretario all’editoria, uno che conversa con Casini, Franceschini, e che in un governo potrebbe benissimo essere ministro degli Esteri o dell’Interno. E’ il meglio che la sinistra può spendere per Venezia. Salvini lo sa. La candidatura di Zaia ha cinque effetti. Primo. Se Zaia si candida a Venezia dovrà pensare alla campagna elettorale imminente e smetterà di occuparsi di partito o scrivere manifesti (per il Foglio). Secondo, se Zaia fa il sindaco di Venezia i leghisti veneti smetteranno di domandarsi: ma è naturale che il presidente della regione Veneto, Alberto Stefani, abbia ben tre cariche? Vicesegretario nazionale, segretario della Liga Veneta e governatore? Terzo. Zaia è ovviamente ingombrante anche per Stefani che ha dovuto chiamare come assessore Massimo Bitonci (mai eletto in regione) al punto da dimettersi da sottosegretario. Quarto. Come detto, la vittoria della destra Venezia non è scontata. Brugnaro esce dai suoi due mandati ammaccato. Quinto. Zaia potrebbe vincere a Venezia ma potrebbe essere una vittoria di misura, quanto basta a Salvini per ridimensionarlo. In Veneto il successo della Lega, quello che ha fatto gonfiare il petto, dire che in Veneto “abbiamo battuto FdI” si deve ai voti di Zaia mai sufficientemente ringraziato. L’ultima volta che il Foglio ha chiesto a Salvini: “Segretario, quando nominerà il nuovo vice?”, Salvini ha risposto: “Quando voglio io e con il mio tempo”. Una delle frasi care a Salvini è “che Zaia può fare quello che vuole”. Faccia attenzione, c’è chi lo potrebbe prendere sul serio. Marina Berlusconi ha sempre apprezzato Zaia, FdI potrebbe un giorno, benissimo proporre a Zaia, che “ci fai ancora li?”. Non è fantasia. Il partito di Meloni è ormai un grande contenitore nazionale e la Lega deve ora difendersi da chi, come Vannacci, gli ricorda quanto costa la responsabilità di governo. Le promesse mancate sui balneari, il Ponte sullo Stretto, le Ferrovie… Salvini pensa di risolvere il problema Zaia con una gondola ma la barca che prende acqua è la sua.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio