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un elenco imbarazzante

Dal Curling a Gratteri. Tutti gli scivoloni del centrosinistra sul referendum

Redazione

Video pubblicati e subito rimossi, accuse di neofascismo e manifesti propagandistici con menzogne: la campagna per il No alla riforma della giustizia è costellata di passi indietro e disinformazione. Una ricognizione

Con la sua campagna per il No, il centrosinistra non guarda in faccia a nessuno. Anche a costo di fare figuracce. L'ultima è arrivata nelle ultime ore, dopo che il Partito democratico ha pubblicato sui social un video che utilizzava gli atleti azzurri del curling, Stefania Constantini e Amos Mosaner, per sponsorizzare il No al referendum del 22 e 23 marzo. I diretti interessati hanno chiesto la rimozione del post, mentre il presidente del Coni Luciano Buonfiglio si è detto "sbalordito che si utilizzino immagini di atleti per promuovere una scelta politica". Neanche qualche ora e già il post non c'era più, con scuse annesse.

                

Non è la prima volta che il Nazareno elimina contenuti contro la riforma Nordio. Qualche settimana fa, il Pd aveva rilanciato un video del professore Andrea D'Orsi, in cui denunciava il rischio che il referendum (insieme al premierato) potesse puntare "a una restrizione complessiva degli spazi di democrazia". La presenza del docente – notoriamente filorusso – sui social del Pd ha indispettito non pochi dem. E alla fine si è optato per la cancellazione del post

È ancora saldamente online invece il post con cui il Pd dà del neofascista a chiunque intenda sostenere la riforma sulla giustizia.  Sotto le immagini in bianco e nero di alcuni militanti di CasaPound campeggia la scritta "Loro votano Sì", con tanto di font splatter. Come scriviamo qui, oltre al video è stata pubblicata anche una card su Instagram che ha come sfondo le braccia tese delle commemorazioni del partito neofascista davanti alla vecchia sede dell'Msi ad Acca Larentia. In poche parole: chiunque voti Sì è automaticamente uno di loro. Comprese personalità storicamente di sinistra (e a favore del Sì) come Augusto Barbera, Stefano Ceccanti o Anna Paola Concia.

            

Al di fuori dei partiti il sostegno al No è abbracciato anche da molte figure pubbliche. Fra tutti, il professore Alessandro Barbero. Il quale, in un video, ha motivato il suo No al referendum costituzionale sostenendo che la riforma che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riforma dell’autogoverno della magistratura (con nuovi organismi e sorteggio dei membri) rischierebbe di “distruggere il Csm” e indebolire l’indipendenza della giustizia, conferendo maggiore influenza politica ai poteri esecutivi. Diversi siti di fact-checking (e qualche addetto ai lavori) è intervenuto sul caso, smontando molte delle tesi del video di Barbero. 

                         

Dai social alla cartellonistica stradale. La campagna referendaria è arrivata pure per strada con dei maxi poster 6 metri per 3 promossi dal Comitato del No dell’Anm: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica? – recita il cartello –. Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati". Come spieghiamo qui, trattasi di una chiara e consapevole menzogna, visto che la riforma sancisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, esattamente come nella versione attuale, e non sottopone al controllo della politica neppure i pm, figurarsi i giudici.

Rimanendo in casa Anm, come non menzionare lo scivolone del suo segretario generale Rocco Maruotto. In un post da lui pubblicato su Facebook, con la foto dell'ultimo recente omicidio da parte dell'Ice di un uomo che manifestava a Minneapolis, sosteneva che questo sarebbe lo scenario che si verificherebbe in Italia se la riforma Nordio venisse approvata al referendum: "Anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella 'democrazia' al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio", ha scritto Maruotti. Dopo poco, anche questo post è stato rimosso.

                        

E dopo social e poster, si arriva alla televisione. Lo scorso novembre, Nicola Gratteri, procuratore di Napoli nonché frontman del No al referendum, è stato beccato a leggere in diretta televisiva un’intervista falsa, che circolava su internet e poi su alcuni giornali, in cui rozzamente Giovanni Falcone si schierava contro la separazione delle carriere di giudici e pm. Quando è stato scoperto, il pm si è giustificato così al Foglio: “Ho letto la finta intervista a Falcone da Floris perché me l’hanno mandata persone serie. Erano persone autorevoli dell’informazione, e io l’ho letta”. Per poi cambiare strategia: “Il senso delle mie parole è stato frainteso e strumentalizzato”.