Una scena di Soul Kitchen, film del 2009 diretto da Fatih Akın
il paradosso
Sicurezza e coltelli, come complicare la vita ai cuochi più che ai maranza
Con le misure del nuovo decreto del governo migliaia di persone rischiano di avere uno strumento criminale in tasca semplicemente lavorando o passeggiando in montagna. L’obiettivo dichiarato è contrastare le baby gang, ma si colpisce essenzialmente chi affetta pane, salumi e formaggi
Leggendo i primi articoli della bozza del decreto Sicurezza circolata in questi giorni, sembra quasi che qualcuno abbia scoperto che in Italia si vendono coltelli, che possono essere usati per ferire le persone. La soluzione? Inasprire pene, moltiplicare divieti e introdurre registri. Il cuore del provvedimento ruota attorno a modifiche alla vecchia legge sulle armi che introducono nuove fattispecie di reato per il porto di strumenti da taglio. La novità principale riguarda i coltelli con lama superiore agli otto centimetri: portarli fuori casa senza giustificato motivo poteva comportare una contravvenzione, ma ora diventa reato punito con reclusione da sei mesi a tre anni. Si aggiungono sanzioni accessorie: ritiro di patente e porto d’armi.
Qui emerge una svista normativa: il ritiro del porto d’armi per condanne su reati legati ad armi è già automatico da sempre, scatta persino con la semplice denuncia. Introdurre questa sanzione nel decreto è ridondante. Il paradosso? Per chi possiede porto d’armi la nuova norma potrebbe essere migliorativa: invece della revoca definitiva attuale, solo sospensione massima di un anno.
Ma la vera perla riguarda i coltelli pieghevoli: divieto assoluto di portare fuori casa serramanici con lama da cinque centimetri se dotati di blocco lama, apertura a scatto o apribili con una mano. Include coltelli a farfalla e quelli occultati. Pena: uno-tre anni di reclusione. Il problema? Questa categoria include praticamente tutti i multitool moderni (coltellini svizzeri) con pinze e cacciaviti, strumenti comuni da lavoro o campeggio. Persino molti cutter da cantiere hanno lama pieghevole con blocco. Migliaia di persone, inclusi professionisti ed escursionisti della domenica, rischiano di avere uno strumento criminale in tasca semplicemente lavorando o passeggiando in montagna. Il provvedimento introduce anche divieto di vendita ai minori con obbligo per i venditori online di verificare l’età. Sanzioni: da 500 a 2 mila euro, con possibile revoca della licenza. Si applica pure alle vendite tra privati, con buona pace di qualsiasi possibilità di controllo reale.
Il capolavoro è l’obbligo di registro per vendite di coltelli oltre 15 centimetri: annotare generalità acquirente, verificare identità, conservare tutto per 25 anni anni anche dopo la cessazione dell’attività. Sanzioni da 2 a 10 mila euro per venditori, da mille a 5 mila per acquirenti. Quali coltelli? I comuni coltelli da chef presi coi punti del supermercato, i set di coltelli per la casa, i coltelli da macellaio. Strumenti quotidiani che milioni acquistano senza intenzioni criminali. A parte l’incubo gestionale, quale utilità investigativa ha identificare l’acquirente quando l’oggetto non ha matricola? Come risalire al registro se il coltello non è identificabile? E che senso ha schedare chi compra un set da cucina o, peggio ancora, li acquista per regalarli?
L’obiettivo dichiarato è contrastare baby gang e uso di armi da taglio tra giovani. Peccato che le norme colpiscano essenzialmente chi usa i coltelli per affettare pane, salumi e formaggi, sfilettare il pesce, eviscerare la selvaggina o, ancora, intagliare il legno, spellare cavi. Mentre per chi vuole delinquere cambierà poco. Un aspirante maranza comprerà semplicemente una lama fissa da sette centimetri e mezzo, legale e altrettanto letale. Risultato: aumento di contenziosi per persone normali col cutter nel furgone, mentre i veri destinatari continueranno indisturbati.
Il governo ha confuso severità con efficacia. La delinquenza si combatte con controllo del territorio, pattuglie visibili, presidi nei luoghi sensibili, non con norme che criminalizzano oggetti inanimati. Servono agenti in strada, non burocrati che compilano registri e li conservano per un quarto di secolo. Tra qualche mese, con tribunali intasati di procedimenti per artigiani col taglierino e baby gang indisturbate per strada, qualcuno ricorderà che sarebbe stato meglio investire in presenza sul territorio piuttosto che in fantasiose architetture normative destinate a produrre solo carta e frustrazioni.
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