Ansa
Proposta di Silvia Salis
Patto trasversale per la sicurezza? Parlano i sindaci dem Palazzi, Leccese, Carnevali, Castelletti
Come tenere insieme ordine pubblico e giustizia sociale?
Dopo la proposta della sindaca di Genova Silvia Salis, abbiamo chiesto ad alcuni primi cittadini, di sinistra, come si può tenere insieme "ordine pubblico e giustizia sociale". Un girotondo di opinioni
La sicurezza che non è più parolaccia a sinistra, anzi; la sicurezza che si fa, nella proposta della sindaca di centrosinistra Silvia Salis, intervistata ieri da questo giornale, terreno di un possibile “patto trasversale nazionale per la sicurezza urbana” che “tenga insieme ordine pubblico e giustizia sociale”. Abbiamo sottoposto il tema ad alcuni sindaci che, da sinistra, si trovano, non da oggi, a governare l’emergenza. “In un paese normale”, dice da Mantova il sindaco dem Mattia Palazzi, vicepresidente Anci, “sarebbe normale partire da alcune constatazioni. Primo: l’aumento dei reati legati alla sicurezza urbana. Secondo: il fallimento delle politiche di accoglienza. Se lasci le persone in attesa di un permesso per mesi a non fare nulla senza un euro, beh, hai un problema. Terzo: dalla pandemia in poi, non possiamo chiudere gli occhi davanti all’approfondirsi del disagio giovanile, problema che certo non può essere risolto con l’azione penale e che necessita di un’azione a tutto tondo in campo politico, sociale e culturale”.
Palazzi definisce la sicurezza “diritto fondamentale di tutti: la percezione di insicurezza blocca la vita dei cittadini, specialmente nelle città di medie dimensione. E che dire degli organici di polizia sottodimensionati? E’ dal 1986 che non si affronta la riforma delle Polizie locali. In un paese normale si farebbe un ragionamento non propagandistico. Il governo, invece, ha tolto risorse all’assistenza psicologica dei richiedenti asilo, quando è evidente che esiste un tema di salute mentale e di mancata presa in carico. Per non parlare della riduzione risorse per l’insegnamento dell’italiano ai ragazzi in attesa di permesso”. Ben venga quindi, dice Palazzi, “un patto trasversale sulla sicurezza urbana: si lavori a processi di lungo raggio, ragionando sull’aumento di risorse e sulle pene alternative”. Condivide il pensiero di Salis il sindaco dem di Bari Vito Leccese: “Come già emerso durante l’assemblea dei sindaci nel novembre scorso”, dice, “la sicurezza è un diritto di tutti. Quando una donna ha paura di rientrare a casa, quando un anziano rinuncia a uscire la sera, quando un quartiere vive nell’abbandono, si perde una parte della propria libertà. E questo non può essere considerato né di destra né di sinistra. Negli ultimi mesi si è assistito a una moltiplicazione di annunci: nuovi reati, pene più severe, decreti presentati come svolte decisive. Nel frattempo, però, i comuni sono stati lasciati soli nella gestione di fenomeni complessi, spesso legati alla marginalità urbana. Le forze dell’ordine continuano a operare con carenze strutturali di organico e i tribunali faticano a smaltire arretrati significativi. Questo scarto tra narrazione e realtà è il nodo politico”. Come fare, quindi?
“La sicurezza”, dice Leccese, “si rafforza investendo sul funzionamento dello stato: programmare le assunzioni; garantire presidi territoriali adeguati alla popolazione; consentire l’accesso pieno alle banche dati interforze per la polizia locale; agevolare coordinamento operativo stabile tra i diversi corpi. Qualche tiepido segnale di attenzione è arrivato con l’art. 6 del recente decreto sicurezza che estende la capienza del Fondo nazionale per la Sicurezza da 25 a 50 milioni, ma questo non esaurisce il novero delle esigenze indicate dai sindaci. Sicurezza e giustizia sociale non sono alternative. E non bisogna alimentare la paura per capitalizzarla: la si deve disinnescare, governandola”. Per la sindaca dem di Bergamo Elena Carnevali la sicurezza è da sempre una priorità: “Riguarda la vita quotidiana delle persone”, dice, condividendo “l’idea di un patto trasversale che tenga insieme sicurezza e giustizia sociale. La differenza di modello sta proprio qui ed è tanto più evidente se la confrontiamo con ciò a cui stiamo assistendo: l’arretramento dello Stato su politiche centrali come la casa, la salute, le dipendenze, le devianze, la crescita delle marginalità che finiscono per ricadere sui comuni e dei loro bilanci. Una visione integrata affronta prevenzione, controllo e presidio del territorio insieme a politiche educative e sociali. Lo dico sulla base dell’esperienza di governo di una città come Bergamo che, pur in un contesto di buoni indicatori, non sottovaluta i fenomeni di microcriminalità e insicurezza”.
Della proposta di Salis, la sindaca dem di Brescia Laura Castelletti condivide il “punto centrale”: “La sicurezza non si costruisce con la propaganda. Negli ultimi anni abbiamo sentito molti annunci, ma non abbiamo visto risultati concreti. Guardando alla realtà, gli organici delle forze dell’ordine restano in sofferenza, le risorse diminuiscono, il coordinamento centrale è debole. E alla fine sono sempre le città a trovarsi in prima linea. Nonostante i tagli e i mancati investimenti regionali e nazionali, i comuni continuano a sostenere direttamente le polizie locali con fondi propri. Nel frattempo, però, il dibattito mediatico continua a scaricare sui comuni responsabilità che sono innanzitutto dello stato. Le amministrazioni locali possono contribuire, ma non possono sostituirsi al governo. E questo vale anche per la gestione dei flussi migratori. Anche qui le città si trovano a dare risposte concrete ogni giorno, mentre a livello nazionale prevalgono slogan e zero investimenti. Servono programmazione, stanziamenti e coordinamento. A Brescia abbiamo costruito un rapporto costante tra amministrazione e forze dell’ordine, in seno al Comitato per l’ordine e la sicurezza (Cosp), basato sulla collaborazione istituzionale e sul confronto quotidiano, nonostante le scarse risorse a disposizione”. Allo stesso tempo, dice Castelletti, “è importante evitare una visione riduttiva. La sicurezza non è solo controllo o repressione. A Brescia lo riscontriamo chiaramente: dove ci sono servizi, cultura, sport e presìdi sociali diffusi, la convivenza migliora e i conflitti diminuiscono. Per questo serve un patto serio tra governo e Comuni: risorse stabili, personale adeguato, collaborazione istituzionale vera”.
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