Meloni sorvola la frana di Niscemi, lo scorso 28 gennaio (foto Ufficio stampa Palazzo Chigi)

Il caso

Decreto maltempo, “Schifani gonfia i conti dei danni”. Il governo diffida e blocca il provvedimento in Cdm

Giovanni Lamberti

Il decreto promesso dalla premier Meloni in Sicilia e a cui stava lavorando il governo ha subito una brusca frenata: andrà in Consiglio dei ministri non prima della prossima settimana. Scontro sui fondi con il presidente siciliano

“Calma e gesso”, ripetono al governo. Nessuno ha la benché minima intenzione di minimizzare le conseguenze causate dal ciclone Harry, la premier Giorgia Meloni ci ha messo la faccia e tornerà presto sui luoghi devastati dal disastro ambientale. Ma c’è chi ha giocato e continua a giocare al rialzo e allora il decreto maltempo ha subito una brusca frenata. Non sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani, dovrebbe arrivare nella riunione della prossima settimana. Il riferimento degli sfoghi che si ascoltano nell’esecutivo è legato alla gestione del dossier da parte della Sicilia. Che, osserva un big del centrodestra, ha già in pancia due miliardi e quattrocento milioni di fondi di coesione non utilizzati. E, invece, di spendere (bene) le risorse – il ragionamento - continua a chiedere di allargare la borsa dello stato.

 

Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e il presidente della regione Renato Schifani hanno parlato di un decreto dal valore di due miliardi. Ma la coperta è corta ed è arrivato lo stop. Ed è troppo alto il numero dei comuni, circa 500, che hanno chiesto l’intervento dello stato. Il decreto conterrà la continuazione dell’attività della Protezione civile, lo snellimento delle procedure ma riguardo ai fondi “non potranno certamente essere due miliardi”, la tesi dell’“operazione verità” che sarà portata avanti. Già davanti alla commissione insularità alla Camera il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano era stato chiaro: “Spesso si fa una ridda di numeri e di danni, ma l’attenzione deve essere puntata sui soldi che si riescono a spendere”. Insomma, inutile stanziare risorse ingenti che poi non vengono utilizzate e anzi vengono bloccate.

Nel frattempo prosegue l’attività di monitoraggio che prevede, tra l’altro, un’analisi metereologica dei territori, ovvero si andrà a capire quanta pioggia è caduta nei singoli comuni siciliani. Per effettuare eventualmente un ‘taglio’. La regione ha quantificato in due miliardi i danni del ciclone Harry e chiesto “10mila euro a metro lineare di danno per le coste”. Calcoli che vengono confutati. Ci saranno, così, dei controlli ad hoc per il piano di intervento che dovrà essere poi vidimato dalla protezione civile. L’ipotesi è che nel dl si possa arrivare a fondi per un miliardo, magari con una programmazione triennale. “Ma – dice una fonte informata sul dossier – non ci può certo essere lo stato di emergenza per due anni... Non si può paragonare quello che è successo in Sicilia al terremoto del centro Italia. Le scuole nella regione hanno continuato a funzionare, le attività degli uffici e degli ospedali non sono state bloccate”. Gli stessi presidenti delle regioni colpite (Calabria e Sardegna oltre alla Sicilia), nominati commissari, sono stati invitati a una assunzione di responsabilità nello stilare un piano di recupero del territorio. Ovvero “non bisogna esagerare, non è possibile che siano arrivate richieste da ogni provincia e da ogni comune”. “A differenza dei terremoti dove subito si identifica il cratere qui è necessario un criterio più flessibile perché sono stati colpiti comuni anche lontano dalla costa, ma occorre ragionare con chiarezza”, il ragionamento.

 

Anche la premier nei giorni scorsi ha insistito sulla necessità di puntare sulla capacità di spesa dei territori, non solo sullo stanziamento delle risorse necessarie per la ricostruzione. Lavori in corso, dunque, sull’asse Roma-Palermo: governo e Protezione civile stanno affinando il provvedimento che farà seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza per dodici mesi del Consiglio dei ministri del 26 gennaio. “Stiamo quantificando i danni”, ha spiegato quest'oggi il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, “non credo che il decreto sia pronto”. Il fatto è che il presidente della Sicilia, Renato Schifani, è un esponente di primo piano dell’alleanza, oltre ad essere uno dei governatori più considerati, e per questo non c’è la volontà di alzare alcun tipo di polverone. Oggi Il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, era a Niscemi per un sopralluogo nella zona rossa. “Tutti i dati aggiornati che stiamo raccogliendo saranno messi a disposizione del presidente Giorgia Meloni”, ha spiegato. Mentre l’Arera, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha comunicato di aver approvato un provvedimento d’urgenza che sospende per sei mesi il pagamento di bollette e avvisi di pagamento di luce, gas, acqua e rifiuti a favore delle popolazioni delle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia, tra cui il Comune di Niscemi, interessate dagli effetti del Ciclone Harry a partire dal 18 gennaio 2026.