I confini del centrodestra

Vannacci fuori “fa bene alla coalizione”, dice Maurizio Lupi

Marianna Rizzini

La mossa vannacciana è da considerarsi “occasione per ribadire un fatto: questo centrodestra ha come faro, obiettivo e priorità il governo del paese", dice il leader di Noi Moderati. "Calenda? Bisogna capire dove si vuole stare: nell’alveo del centrodestra, porte aperte"

Visto dal centro del centrodestra, lo scarto del generale Roberto Vannacci verso il suo “Futuro nazionale” – per alcuni partitino senza ali, per altri potenziale mongolfiera –  appare al leader di Noi Moderati ed ex ministro Maurizio Lupi come la boccata d’aria nella stanza a lungo chiusa, nel senso del “fare chiarezza”, pur nel “massimo rispetto del dibattito interno in altri partiti, specie se alleati e amici”. Parla perché Lega intenda? “L’uscita di Vannacci ci rafforza come coalizione di centrodestra e può fare del bene anche alla Lega”, dice Lupi. In che senso? “Pur da distanze siderali” rispetto alla nuova nascente formazione del generale provocatore, dice l’ex ministro, la mossa vannacciana è da considerarsi “occasione per ribadire un fatto: questo centrodestra ha come faro, obiettivo e priorità il governo del paese. Vale per Fratelli d’Italia, per Forza Italia, per noi e anche per la Lega, in un quadro chiaro, con una connotazione politica chiara, pur con tutte le diverse sfumature, sia per quanto concerne la collocazione atlantica ed euroatlantica sia rispetto ai valori e al progetto. E oggi, dopo l’uscita di Vannacci, la Lega può sottolineare il suo essere forza di governo, pur nelle sue connotazioni – l’identità territoriale, il federalismo – ma sempre nel quadro di un’azione comune per il bene comune”. Vannacci quindi ora sta bene dove sta? C’è chi, nella maggioranza, lo vorrebbe comunque dentro. “A me pare che la proposta politica di Vannacci sia di rottura, non di governo; una proposta che va verso l’esasperazione dei toni. E quindi, in un assetto chiaramente bipolare, ci aiuta a essere più forti”. Ogni riferimento a un ritorno al proporzionale è voluto, nel senso di respinto al mittente. “Vannacci faccia quello che vuole, nel rispetto reciproco. Certo, si troverà a misurarsi con il consenso. Ma il confronto con la realtà fa bene, lo dice uno che da anni combatte a mani nude sul campo in questo senso”. Un Vannacci panacea per la coalizione, seppure per eterogenesi dei fini, non cancella le tensioni sottese alla maggioranza.  “Veramente non ne ho viste molte, in quattro anni di governo, di tensioni”, dice Lupi, “parlerei piuttosto di scambio tra naturali diversità e di confronto su alcuni argomenti, per esempio sul tema della sicurezza, diritto che deve essere garantito ai cittadini, ma affiancato, a mio avviso, da un’opera di prevenzione. Accanto allo stop ai coltelli per i minori, per intenderci, credo sia importante non sottovalutare il tema educativo e sociale. Chiediamoci perché i giovani vanno a scuola con un coltello. E io, per esempio, sono contrario ai metal detector nelle scuole, perché darebbero un segnale simbolico negativo in un luogo dove la priorità è il ruolo educativo, l’osservazione dello studente, la percezione e la cura del disagio – lo dico essendo stato, da giovane, docente in quartieri difficili. Mentre negli stadi e ai concerti il metal detector è utile e necessario per la tutela di tutti i partecipanti”. Sempre viste dal centro del centrodestra, ci sono altre “mosse” che Lupi può osservare da vicino, quelle del leader di Azione Carlo Calenda (che a fine gennaio è stato al convegno in memoria di Silvio Berlusconi, organizzato da Forza Italia a Milano). C’è chi, sempre nel centrodestra, vorrebbe tirare dentro anche lui. “La letteratura e la musica”, dice Lupi, “sono piene di immagini di attesa o di inseguimento: ‘Aspettando Godot’; ‘Pierrot e la Luna’. Ma, ferma restando la necessità del dialogo e il rispetto dell’avversario, vedo con Calenda e con altre formazioni di centro sia elementi di contatto – in tema di politica estera –  sia elementi di distanza sui temi economici. Ma il punto è la chiarezza della proposta politica”. Quella di Calenda non le sembra chiara? “Bisogna capire dove si vuole stare: al centro ostinatamente, anche dopo aver fallito nel 2022? O in un sistema bipolare, da questa o da quella parte, cercando di contribuire a rafforzare, con le proprie idee, la proposta politica dell’uno o dell’altro schieramento? Se Calenda ritiene che il suo contributo possa collocarsi nell’alveo del centrodestra, porte aperte. Se invece vuole restare al centro, mi pare inutile aspettare o inseguire”. 

 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.