Il racconto
Meloni e il patto della gallinella con Vance: "Non attaccate l'Europa". Il governo ha la soluzione per il costo dell'energia
La premier all'inaugurazione di Milano-Cortina incontra Vance e Rubio e fa moral suasion per l'Europa. Più che per Vannacci il governo è preoccupato dalle bollette: il prossimo decreto dovebbe armonizzare gli oneri di sistema che riguardano la transizione verde. Il nodo Stellantis
E per fortuna che “ci ama”. E’ già patto della gallinella. J.D Vance mangia il risotto con gallinella. Arriva a Milano, insieme a Rubio, per Olimpiadi, e si complimenta perché l’Italia ha fatto “un grandissimo lavoro”, “vi amo”. Meloni li incontra in prefettura e compone l’elegia dell’occidente “che è la base del futuro che vogliamo costruire insieme”. Due ore e mezza. Un pranzo. Questa è invece l’agenda. Martedì si vota il Dl Ucraina e si prepara un vertice per ragionare di nomine. C’è una soluzione per abbassare il costo dell’energia. Si armonizzano gli oneri di sistema, una fascia dove sono state impilate le ossessioni verdi, il nostro autodafé.
Va bene parlare di Vannacci, va bene fare gli scrittori alle Olimpiadi Milano-Cortina, ma chi lavora? C’è un numero che preoccupa Meloni ma che dovrebbe sconvolgere la sinistra (se ne occupano solo Calenda, Andrea Orlando e Silvia Fregolent). Stellantis ieri è crollata in Borsa, ha perso il trenta per cento, ha bruciato quasi 7 miliardi. Il motivo è semplice. E’ la svolta elettrica. Il cambio di strategia costa alla prima azienda manifatturiera d’Italia (35 mila dipendenti) ben 22 miliardi. E’ il costo di un’intera finanziaria di governo. L’Italia, quella di carta, al momento si è rimbambita appresso a Vannacci, il generale baraccone che dice Arianna Meloni, alla presentazione de “L’Antidoto, il libro direttore del Foglio, Cerasa, “non preoccupa FdI. Siamo sicuri del nostro lavoro”.
Mentre si cerca di calcolare quanto valga l’effetto baraccone si rischia di avere l’effetto cassa integrazione. Il governo ripete: “Abbiamo avuto la garanzia da parte di Stellantis che i livelli occupazionali saranno salvaguardati”. Cosa accade, fra un anno, sotto le elezioni, se iniziano a chiudere i cancelli e qualche stregone soffia sul fuoco? Di vannacciani, adesso, ne abbiamo, due. Rossano Sasso ed Edoardo Ziello hanno ufficialmente lasciato la Lega per andare, direbbe Vannacci, il Beppe Grillo in vestaglietta, verso un futuro (o uno strapiombo) nazionale.
FdI, che è prudente, dice: “Vannacci? Vediamo cosa propone, che fa”, mentre Salvini da Lilli Gruber (ha la capacità di far passare per simpatico tutti gli ospiti che bastona) gli chiude il paracadute della coalizione: “Per me è fuori”. Non è proprio così. Non lo vuole nel centrodestra, ma anche in Lega adesso c’è chi aggiusta il tiro. Piano, piano. In verità, Meloni può misurare presto il fenomeno. Ci sono le elezioni amministrative e si vedrà quanto c’è di Vannacci percepito o di Vannacci con lo scolapasta in testa. Vannacci riuscirà a presentare liste nei comuni? Meglio tornare al pranzo Meloni-Vance-Tajani-Rubio a Palazzo Reale, a Milano. Queste sono le note ufficiali. La nota americana, di Vance, sottolinea che “Vance e la premier Meloni hanno discusso della grande forza delle relazioni bilaterali tra i nostri paesi, delle Olimpiadi e dei nostri sforzi comuni per migliorare il clima imprenditoriale e degli investimenti". La nota italiana recita: “Il colloquio ha confermato la solidità del rapporto strategico tra Italia e Stati uniti, fondato su un partenariato storicamente radicato e articolato, e su profondi legami tra i due popoli nonché su una comunanza di vedute”. Il racconto meno formale, più allegro è questo. Meloni suggerisce a Vance di “non attaccare l’Europa” (è Vance quello che ci ha definito europei scrocconi) e continua Meloni, spiegando, che anche i paesi più severi con Trump vogliono in realtà collaborare, mantenere un rapporto civile. Si passa al medioriente, l’Iran, il Venezuela. Il menù completo del pranzo è il seguente: cappuccino di tuberi e sedano rapa; il già citato risotto con gallinella al profumo d’arancia, branzino alla siciliana con panella di ceci e finocchietto, gelato al pistacchio. Il passito non poteva che essere di Pantelleria, il Ben-Rye. Il fuori menù: Tajani e Meloni offrono a Vance del tartufo e del barolo. L’altro bilaterale di Milano è fra Meloni e il presidente polacco Karol Nawrocki. La conversazione è sull’Ucraina, la sua difesa. Seguono incontri con l’emiro del Qatar. Insomma, sono iniziati i giochi olimpici, ma lo sport di destra e sinistra resta il lancio del martello e del manganello. Franco Gabrielli gira le televisioni italiane più di Elly Schlein. Il Pd una volta aveva i sindaci ma adesso ha Gabrielli che si sta candidando per la parte di Madame Bovary “la sicurezza, a sinistra, sono io”. Martedì oltre al dl Ucraina si dovrebbe tenere a Palazzo Chigi un vertice per parlare delle prossime nomine nelle partecipate. Si è già scritto che non ci dovrebbero essere sorprese per quanto riguarda gli ad ma solo cambi per le caselle dei presidenti. Di Stellantis si è già detto, ma si è ricordato poco che solo due giorni fa Enel ha dichiarato ricavi record per oltre 80,4 miliardi. Stellantis e Confindustria hanno sempre lamentato il costo dell’energia, il più alto d’Europa. Meloni intende portare nei prossimi Cdm il decreto energia. Interviene sugli oneri di sistema. In bolletta pesa una componente inserita per agevolare la transizione energetica. Il governo intende lavorare su quella voce e armonizzare. Resta sospesa la nomina del leghista ederico Freni a presidente Consob. Da quando la sua nomina è stata rimandata viene insozzato, ogni giorno, ingiustamente. Salvini potrebbe occuparsi del soldato Freni anziché inseguire il fellone Vannacci.