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il ministro e il generale

La destra si interroga su Vannacci in coalizione. La trincea di Crosetto

Ruggiero Montenegro

La maggioranza valuta i futuri rapporti della coalizione con il partito del generale. Il ministro della Difesa  per ora non si espone, ma dell’europarlamentare ex Lega è stato tra i primi e più duri avversari. Imbarazzi e cortocircuiti

Per il momento Guido Crosetto ha deciso di non dire nulla, sta alla finestra. “Di Roberto Vannacci – ci spiegano – ha già parlato quando doveva”. Al ministero della Difesa ne fanno una questione di opportunità istituzionale e di priorità, che adesso sono altre. E però, a taccuini chiusi, i meloniani davvero si interrogano su Futuro nazionale, il nuovo partito del generale al contrario. Due giorni fa Galeazzo Bignami, il capogruppo di FdI alla Camera, rispondeva: “Vannacci in coalizione? Rifletteremo quando ci sarà un soggetto politico”. Quel soggetto sta arrivando. E il generale al contrario va ripetendo: “Sono un interlocutore naturale della destra”. Vuole farsi accogliere. Che ne pensa Crosetto? 

Non è un caso che Giorgia Meloni abbia seguito da vicino, con Matteo Salvini, la scissione del generale cercando di limitarne gli effetti mediatici, anche in vista del decreto Ucraina. Ma sul quel che sarà nei prossimi mesi la premier non ha ancora dato indicazioni, né dai suoi sono arrivate nette parole di chiusura ai tentativi di accreditamento del generale. Nel frattempo la maggioranza è tornata a ragionare sulla legge elettorale, sulle soglie di sbarramento. Un segnale. Matteo Renzi, che su certe cose un po’ di fiuto l’ha dimostrato, ha detto al Corriere della sera: “Se conosco Meloni, lei proverà a tenere Vannacci in coalizione, contro Salvini e contro Tajani”. E probabilmente anche contro Crosetto, che dell’europarlamentare ex Lega è stato tra i primi e più duri avversari, anche a costo di polemizzare con parlamentari di FdI.

Le (strampalate) teorie del Mondo al contrario per Crosetto erano “farneticazioni”, che “screditano la Difesa e la Costituzione repubblicana”. E a Vannacci sono costate un procedimento disciplinare e una sospensione dall’esercito. Era il 2023 certo, ma da allora i rapporti sono pure peggiorati, man mano che il generale ha guadagnato spazi politici e alzato sempre più il tiro sull’Ucraina. Senza dimenticare, e di certo non lo dimentica Crosetto, il passato di Vannacci come addetto militare a Mosca. E’ chiaro insomma che per FdI aprire un dialogo con Futuro nazionale non sarebbe una scelta senza conseguenze, con un serio rischio di cortocircuito interno. Da qui passa l’attesa (e l’imbarazzo?) del ministro Crosetto, tanto più alla vigilia di un passaggio fondamentale: martedì alla Camera si vota infatti la conversione del decreto Ucraina, il primo vero test per i vannacciani. Da ieri inoltre, a Emanuele Pozzolo, si sono aggiunti ufficialmente anche i transfughi leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso (Domenico Furgiuele deve averci invece ripensato, resterà per ora nel Carroccio), portando a quota tre la componente del gruppo Misto legata al generale. Due di loro, Pozzolo e Sasso, sono anche in commissione cultura. E mentre l’incosolabile Matteo Salvini invoca il vincolo di mandato, i vannacciani lo attaccano Lega e preparano una nuova offensiva parlamentare anti Zelensky. La prima, con la regia esterna di Vannacci, era andata in scena a metà gennaio in occasione delle comunicazioni di Crosetto sul dl Ucraina. Quella volta il ministro usò parole nette: “C’è chi si vergogna, io sono fiero degli aiuti a Kyiv”. Le stesse che probabilmente aspetta, in silenzio, da Meloni e dalla sua coalizione.

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