(foto Ansa)

destra dura e pura

Vannacci, il debunker di Salvini: così ricorda alla Lega tutte le promesse non mantenute. Rischio di ritorno al trucismo

Luca Roberto

Nella prima uscita dalla scissione, il generale ha ricordato al vicepremier tutti i fallimenti di questi anni al governo. E questo potrebbe surriscaldare il clima nella Lega. L'odg sul dl Ucraina di Ziello, Sasso e Pozzolo

Matteo Salvini d’ora in poi subirà un martellamento costante. Ieri Vannacci ha ricordato al vicepremier che non si dimette da europarlamentare perché “i voti sono i miei”. Ma ancor più indicativo di ciò che potrà accadere nelle settimane a venire è stata la prima uscita del generale, a Modena, di fronte ai propri adepti per parlare di “remigrazione”. Un’occasione in cui il leader di Futuro nazionale s’è dilungato sulle ragioni per cui serve un partito a destra della Lega. Dato di cronaca: ieri il governo ha licenziato il nuovo pacchetto sicurezza, sui cui ha molto insistito Salvini (“Vannacci parla di sicurezza, noi la portiamo col decreto”, ha commentato il leghista). Ma con perfetto tempismo il generalissimo ha ributtato la palla sul più complicato dossier immigrazione, su cui il Carroccio stenta a imporsi. E che alla fine è rimasto fuori dal Cdm di ieri. “Me ne sono andato dalla Lega perché purtroppo non c’è coerenza. Chi ha fondato la propria campagna elettorale sul blocco navale ha poi firmato un decreto Flussi che permette l’ingresso di 500 mila stranieri in Italia per i prossimi tre anni”, ha aizzato la folla l’europarlamentare. Toccando un punto delicato per la Lega perché, come avevamo raccontato sul Foglio, proprio l’allargamento delle maglie del decreto Flussi è stato mal digerito da Salvini e i suoi, che si sono visti imporre nel decreto (poi leggermente modificato in Parlamento) anche regole più lasche per la concessione di assegni d’inclusione e per la praticabilità dei ricongiungimenti.

 

Ma le mire di Vannacci sono andate pure oltre. “Non dico che non sia stato fatto nulla, ma sicuramente l’approccio è sbagliato perché anche sui rimpatri siamo stati carenti”. E giù di applausi dalla platea. “Peggio di noi hanno fatto solo il Conte bis e Draghi. Tutte le esperienze precedenti hanno avuto dei rimpatri maggiori. Le difficoltà sono oggettive, ma io mi sarei aspettato delle posizioni sicuramente più muscolari”, ha sottolineato Vannacci. Il riferimento è anche a quel “giro di vite” sui ricongiungimenti che la Lega aveva chiesto di inserire nelle pieghe del novello decreto sicurezza. E che però, anche in virtù dei rilievi del Quirinale, verrà affrontato in seguito. Ma anche sulla cittadinanza, Vannacci ha subito occupato un posizionamento ultra destrorso. Vi ricordate gli insulti della Lega giovani a Tajani, reo di aver presentato lo Ius Scholae? Ecco, proprio su questo il generalissimo ha calcato la mano parlando di un partito, Forza Italia, che “rispetto a quando c’era Berlusconi a me sembra abbia perso la sua anima principale”. Gli altri debunking che, a suo modo, Vannacci ha compiuto nei confronti di Salvini non sono però solo sull’immigrazione. “E’ facile fare campagna elettorale dicendo ‘basta armi all’Ucraina’ e poi firmare un decreto di consegna delle armi all’Ucraina”. Proprio su questo ieri i leghisti Sasso e Ziello (insieme a Pozzolo) hanno presentato degli ordini del giorno al decreto Ucraina che chiedono lo stop alle armi. “Così come è facile imbastire una campagna elettorale dicendo che bisogna rottamare la Fornero e poi chinarsi a una coalizione di centrodestra che la Fornero la conferma e e la inasprisce”, ha proseguito Vannacci in riferimento alle pensioni. Anche sulla remigrazione, il generale ha accusato la Lega di non aver difeso abbastanza l’iniziativa di Furgiuele & Co. alla Camera, al contempo organizzando una manifestazione di piazza prevista ad aprile. Nel centrodestra si inizia a discutere della possibilità che l’ex leghista faccia parte della coalizione. Ieri il capogruppo alla Camera di FdI Bignami ha detto “ci rifletteremo quando ci sarà il soggetto politico”. Anche se in serata Salvini ha frenato: “Non credo che Meloni e Tajani lo vogliano”. 

La scheggia Vannacci, a ogni modo, rischia di essere problematica per tutta la coalizione. Per esempio, sempre a Modena, il leader di Futuro nazionale ha ricordato la posizione contraria al Mercosur della Lega, ma ha anche aggiunto che “siamo in una coalizione di governo nella quale questo Mercosur invece è stato promosso e portato avanti in barba a tutti gli agricoltori”. Si capisce come questo continuo alzare la posta possa finire per logorare Salvini, che già da tempo sui temi identitari stava cercando di usare toni più aspri (sperando di poter tornare al Viminale). Ora però ha trovato qualcuno che gli ricorda tutte le sue sconfitte al governo. E che parla di una Lega “che nei giorni pari è identitaria e sovranista e nei giorni dispari liberale e progressista, da manifesto di Zaia”. Al di là della valenza elettorale di Futuro nazionale, insomma, il generale rischia di essere un innesco per il ritorno al trucismo.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.