La direzione dem
Tregua armata nel Pd: i riformisti si astengono sulla relazione di Schlein
La segretaria rivendica: "Sì al pluralismo, ma la linea deve essere una". Dal viaggio mai fatto a Kyiv all'antisemitismo: pioggia di critiche dei riformisti, che in cambio dell'impegno a tornare a discutere negli organismi di partito si sono astenuti, invece di votare contro
“In quattro anni Schlein mai a Kyiv”, “I fondatori non riconoscono più il partito”, “Offensivo paragonare chi vota Sì al referendum ai fascisti”, “Altro che Tolkien, recuperiamo Gobetti”. L’elenco è minimo, ma rappresentativo di molte delle doglianze tirate fuori questa mattina al Nazareno dai riformisti durante la direzione del partito che, dopo un anno di fermo, è tornata a riunirsi questa mattina. Uno sfogatoio. Ma per la pace.
La relazione della segretaria Elly Schlein è stata approvata con 168 voti favorevoli, mentre in 11 hanno deciso di astenersi. Si tratta di Pina Picierno, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Piero Fassino, Graziano Delrio, Sandra Zampa, Salvatore Margiotta, Stefano Lepri, Stefania Pezzopane e Claudia Mancina. A loro si aggiungerebbero anche Lia Quartapelle, Walter Verini, Silvia Costa e Floriana Fioretti, dei quali però, per un errore formale, non è stata ancora registrata l’astensione. E’ il manipolo riformista, la minoranza del Pd uscita ormai definitivamente allo scoperto.
L’astensione però non è un voto contrario. Ed è quindi da leggersi come un piccolo ramoscello d’ulivo offerto, dopo tanti strilli, dai riformisti alla segretaria. Un gesto se non di pace, di temporanea tregua, che arriva in cambio dell’ampia approvazione ottenuta dall’ordine del giorno presentato dalla minoranza in vista del prossimo Consiglio europeo straordinario del 12 febbraio, convocato dal presidente Antonio Costa per discutere del futuro dell’Unione, con al centro gli ormai celeberrimi rapporti Draghi e Letta. L’odg impegna il partito a dedicare al vertice una nuova riunione della direzione per discutere "questi fondamentali temi insieme alla delegazione degli eurodeputati”. Insomma, si torna a discutere. Ad aumentare, per dirla con Simona Malpezzi, ex capogruppo al Senato e volto della minoranza dem, “gli spazi in cui anche noi, che siamo in minoranza, possiamo portare un contributo”. E’ per questo che riformisti sono parzialmente soddisfatti. Da ora in poi, è la speranza, la linea sarà pure una, ma si discute insieme.
In apertura era stata proprio Schlein a sottolineare che “il pluralismo è un valore, ma la linea politica è una sola, con la quale si può essere d'accordo o non d'accordo, ma è una, non due, non tre, non nessuna. Questo è un principio fondamentale per tutti, anche per chi ha un’idea diversa”. Un modo cortese per dire: vi rispetto, ma decido io. E proprio a questo però hanno replicato con una certa chiarezza sia Malpezzi, sia Picierno: “Segretaria, tu dici che credi nel pluralismo ma la linea è una. Sono d’accordo, ma mi aspetto che per deciderla le direzioni siano sempre convocate”, ha detto la prima. “Un gruppo dirigente ha il diritto di scegliere la linea politica, ma non di cambiare l’identità del partito che è riformista e non di sinistra identitaria", la stoccata della vicepresidente del Parlamento europeo.
Nell’ex collegio degli scolopi l’aria è stata frizzante per gran parte della mattinata. Ma la tensione è salita proprio durante l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo. “Elly, in quattro anni di invasione russa non sei mai andata a Kiev, sarebbe più importante questo che recuperare Tolkien, piuttosto recuperiamo Gobetti”, ha detto velenosa Picierno. E poi ancora: "Da Prodi a Veltroni tanti fondatori non si riconoscono più nel Pd”. Un filotto di attacchi sia alla segretaria, sia a chi gestisce la comunicazione del Nazareno, che non poteva passare inosservata. Chi era in sala giura che: “Schlein era allibita mentre ascoltava Pina”.
A Giorgio Gori, europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, è toccato stigmatizzare la campagna di comunicazione lanciata dal Nazareno su CasaPound che vota Sì al referendum sulla giustizia. “Trovo inaccettabile che si faccia passare per traditore e colluso col nemico chi nel nostro campo voterà Sì”, ha detto. A mediare di più ci ha invece pensato l’ex ministro Lorenzo Guerini che ha chiesto di convocare al più presto un tavolo programmatico con le altre opposizioni e ha tirato una frecciata alla segretaria sui 5 stelle: “Non possiamo continuare a farci menare per il naso da Conte”.
Nelle repliche Schelin ha volutamente non alzato i toni, incassando le critiche, anche durissime, dei riformisti. E lasciando qualche piccola rispostaccia a chi, come Roberto Speranza, ha ricordato a Picierno come “magari ci fosse stato il pluralismo di Schlein ai tempi di Renzi”. Anche per l’atteggiamento dialogante della segretaria, la minoranza ha alla fine optato per l’astensione e non per votare contro la sua relazione. E che si vada nella direzione di una tregua dentro al partito lo si capisce anche dagli interventi attesi e che però non ci sono stati. Uno su tutti: quello di Graziano Delrio. L’ex ministro e senatore Pd che ha subito la bocciatura del suo ddl sull’antisemitismo, per adesso unica vera frattura già consumata dentro al partito, ha preferito non intervenire. Mentre Schlein, replicando ai tanti interventi che hanno citato l'episodio, ha bollato come "inaccettabile" il post dei Giovani democratici di Bergamo che recitava "maiali meglio dei sionisti". "E' stato rimosso e ci sono state scuse da parte loro", ha ricordato la segretaria.
il generale e il centrodestra