(foto Ansa)

Il racconto

Meloni, la sicurezza con giudizio. Mattarella lima il decreto. Fermi, pene, aggravanti. Nordio evoca le Brigate Rosse

Carmelo Caruso

Passa il decreto sicurezza ma sarà il pm a decidere sul fermo di prevenzione. Nuovi reati, tutele penali per gli agenti. Il Colle costituzionalizza il testo e il governo rimanda il blocco navale. Meloni: "Indignata per le scarcerazioni di Askatasuna"

Roma. Abbassate i coltelli. Arriva il decreto Sicurezza, il Cdm approva. Non cadete nella trappola. La destra voleva di più, la sinistra non può urlare “regime!”. Non siamo di fronte alla legge Scelba, Piantedosi non è Bava Beccaris e Mattarella ha usato la matita rossa e blu. Il testo viene costituzionalizzato. Il fermo di prevenzione è di dodici ore, ma serve (e ci mancherebbe!) la convalida del pm  che può disporre il rilascio immediato. Si vieta la vendita dei coltelli ai minori, si rafforzano le zone rosse. Chi si difende legittimamente non viene iscritto nel registro degli indagati. Il diritto di manifestare è garantito (e ci mancherebbe!) ma  sarà possibile fermare  “per fondato motivo”. Si aggravano pene, si creano nuovi reati. Meloni dice che “lo stato non gira la testa”. Più che il decreto anti lame è il decreto della lima. 


E sarebbe questo il complotto del Colle contro il governo Meloni? C’è tutta la sapienza giuridica di Mattarella in questi due testi, un decreto e disegno di legge, rispettivamente di 33 e 29 articoli, e c’è ancora Mattarella nel suo suggerimento, raccontano gli amici del presidente, di spostare nel decreto alcune misure del ddl Sicurezza, perché il problema non è solo rispettare “il diritto ma saper scrivere in punta di diritto”. Dopo due mesi di bozzofila, la circolazione delle bozze delle bozze arriva dunque questo decreto (più disegno di legge) e a dirla per intera arriva, in Cdm, insieme al Decreto Ponte, il fazzoletto bagnato di Salvini che già esulta (anti Vannacci): “Passiamo dalle parole ai fatti”. Lo scudo penale, che dice il governo “non è mai stato lo scudo penale”, permette da domani di comparire in un fascicolo separato, una sorta di fascicolo binario morto. E’ un modo per tutelare gli agenti, e non solo, dall’iscrizione automatica nel registro degli indagati. Spiega Nordio durante la conferenza stampa: “Sarà il magistrato sovrano a decidere in quale fascicolo inserire. Il termine indagato è un orrido neologismo, io parlerei di persona interessata alle indagini, con questo fascicolo sparisce la parola indagato”. Siamo al decreto magia (caro Nordio, magari bastasse un decreto… ). La conferenza è un simpatico duetto tra Piantedosi e Nordio, il duro calmo e il ministro Anatole France, con uno, Piantedosi, che non smette di ripetere: “Non è una misura liberticida”, e l’altro, Nordio, che ci tiene a precisare che non c’è la furia panpenalista, e “che introduciamo pochissime nuove fattispecie di reato, solo per reati particolarmente odiosi” e poi la frase titolo, enorme, di Nordio: “Ricordiamo le espressioni ‘compagni che sbagliano’, e ‘sedicenti Brigate Rosse. Cerchiamo con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano”.  Non c’è il blocco navale che, anticipa il calmo Piantedosi, dovrebbe entrare la prossima settimana in altro decreto mentre viene introdotto questo “reato di rapina, commessa in danno di istituti di credito (poteva andarci peggio: al posto di Brecht che diceva “cos’è rapinare una banca a paragone del fondarla”, abbiamo Carofiglio che vota “no” al referendum). Non c’è la cauzione preventiva per manifestare (e ci mancherebbe!) che voleva Salvini, che dicono a Chigi “non è mai stata inserita” ma solo sanzioni, ancora, sempre più esose. L’Italia non è Minneapolis e non potranno esserci caserme piene di ragazzini, fermati, perché, ripete ancora Piantedosi, è “sempre stato così”. E’ la polizia che in strada  perquisisce e questo fermo, che si chiama di “prevenzione”, passa sempre dal vaglio del magistrato che “resta autonomo, sempre” (ancora Piantedosi). E allora perché questo decreto? A Palazzo Chigi ripetono che non “abbiamo inseguito la cronaca, ma la cronaca conferma la bontà del nostro decreto”. E’ un Cdm a tre. Meloni, raccontano, che rimanga in silenzio. Parlano Nordio, Mantovano e Piantedosi che porta l’esempio della Francia, dove il fermo è esteso fino a 48 ore. La disputa è intorno alla parola che riguarda il pericolo e la possibilità di fermo. Nordio è per l’aggettivo “concreto”, Piantedosi è per “attuale” e si concorda su “concreto”. Alla Camera, vediamo Angelo Bonelli che studia passo, passo il testo e che dice: “Il fermo preventivo? E’ una porcheria. La frase ‘fondato motivo’? Una porcheria. Per fortuna lo ha limato Mattarella. Per fortuna. Mi limito a registrare qual è l’idea di sicurezza della destra. Dall’inizio del governo Meloni ci sono 51 nuovi articoli sulla sicurezza e  65 nuove aggravanti”. Meloni va a dire  da Del Debbio: “Sono indignata per le scarcerazioni di Askatasuna.  Sulla sicurezza serve un approccio più duro”. Che dirà Vannacci di questo  decreto? Sono passati due giorni dalla discesa in campo del Beppe Grillo in vestaglietta e l’aria è cambiata. Si domandano tutti da dove arrivano i soldi di Vannacci, follow the money. FdI, e lo dichiara Bignami a Sky, lo sta studiando. Pochi giorni fa nessuno aveva compreso perché con un emendamento di maggioranza si intendesse togliere al Dl Ucraina, ormai approvato, la dicitura “mezzi militari”. Ora è più chiaro. E’ un modo per far capire che una soluzione si trova sempre. Basta parlarsi, scrivere. Limare e sopire.


 

Di più su questi argomenti:
  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio