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il discorso
La realtà come prova di credibilità. L'intervento di Gori in direzione Pd
Difesa, pensioni, referendum: tre dossier diversi ma un’unica questione politica. Senza assumere i dati di realtà, non si costruisce un’alternativa di governo, si inseguono i populismi e si logora inutilmente la nostra stessa comunità politica
Pubblichiamo di seguito l'intervento che l'europarlamentare Giorgio Gori ha tenuto oggi nel corso della direzione Pd.
Buongiorno.
Oggi toccherò temi distinti, legati tra loro da un sottotitolo un po’ pedante, che potrebbe suonare così: per essere credibili come forza di governo bisogna assumere la realtà come base dell’azione politica.
Pedante ma utile, secondo me.
Primo punto: La Difesa dell’Europa, tema di enorme rilievo e urgenza, su cui a Bruxelles e a Strasburgo abbiamo molto lavorato e discusso in questi mesi.
In più occasioni, anche se non oggi, la segretaria ha ripetuto che il Pd è a favore della Difesa comune europea e contro il riarmo delle singole nazioni. Giusto, dal punto di vista ideale.
Ma c’è un dato di realtà da considerare. E la realtà è che la Difesa non è una competenza dell’Unione. E’ invece, al pari della politica estera, una competenza degli Stati membri.
La difesa comune europea è il nostro orizzonte, e quando avremo gli Stati Uniti d’Europa sarà un altro discorso.
Ma oggi – e la difesa dell’Europa è una questione che si pone oggi– partire dagli Stati nazionali è una scelta che non ha alternative.
Ovviamente lavorando per evitare la frammentazione e gli sprechi del passato.
L’Unione europea può fare tre cose:
1. Allentare i vincoli del Patto di Stabilità per permettere agli stati di investire di più senza sacrificare la spesa sociale - ed è quello che ha fatto;
2. Mettere a disposizione strumenti finanziari – penso a SAFE – che spingano ad un maggiore coordinamento tra gli stati membri;
3. Rafforzare la base industriale europea della difesa, anche qui incentivando la massima collaborazione tra gli stati.
E’ un primo passo, come ha detto il presidente Mattarella, certamente imperfetto. Ma la realtà è che non si poteva che iniziare da qui, e non a caso il gruppo socialista dell’Europarlamento sostiene il piano della Commissione.
Altra cosa. Si cita spesso Pedro Sanchez, che si sarebbe rifiutato di alzare le spese militari come richiesto da Trump.
Non è proprio così. Sanchez ha condiviso – al pari di tutti gli altri leader europei – gli obiettivi di capacità definiti dalla NATO l’estate scorsa – quelli che portano a stimare nel 3.5 per cento del pil la spesa militare per la difesa.
Ha votato a favore. E ha esplicitamente garantito che la Spagna si farà carico di tutti gli obiettivi di capacità che le sono stati assegnati, che NON sono inferiori a quelli degli altri Paesi. Semplicemente ha detto che riuscirà a raggiungerli spendendo meno, il 2,1 per cento del pil anziché il 3,5. E sappiamo anche perché l’ha detto.
Ma non scambierei un espediente “estetico” per una linea politica, perché la realtà è che la Spagna farà esattamente quel che faranno gli Paesi membri della Nato – e non potrebbe essere diversamente.
Altro esempio, la mozione del Pd sulle pensioni.
Qui vado veloce. Tutti sanno che i conti pubblici sono appesi ai conti delle pensioni, che a loro volta sono appesi al meccanismo che adegua l’età pensionabile all’aumento delle aspettative di vita. Nonostante questo automatismo, che la legge Fornero ha reso biennale, si stima che da qui al 2040 la spesa pensionistica crescerà di 34 miliardi all’anno.
Non un problema non da poco, anche perché si stima che nel frattempo la popolazione attiva (quella che paga i contributi con cui si pagano le pensioni) si ridurrà di oltre 5 milioni di unità. La realtà è questa. Mi sarei quindi aspettato un duro attacco al governo per la scelta demagogica di diluire su tre anni lo scatto previsto nel 2026.
E invece no, l’abbiamo accusato del contrario, e abbiamo anzi proposto l’abolizione dell’adeguamento. Cosa che – secondo i conti della Ragioneria dello Stato – porterebbe in 20 anni ad aumentare il debito pubblico di 450 miliardi.
Fatemi capire: come nasce questa cosa? Sono 15 anni che il Pd difende la legge Fornero dagli assalti di Salvini. Abbiamo introdotto altre misure come l’Ape Sociale, Opzione Donna, tutele per i lavori usuranti e i lavoratori precoci, ma mai abbiamo messo in discussione quel principio, per la semplice ragione che se lo metti in discussione viene giù tutto. Se l’idea è quella di contrastare i populisti con promesse che non potremo mai mantenere, be’, dubito che questo ci renderà più credibili come forza di governo.
E infine il Referendum.
Voterò No, come ho spiegato, e non perché tema l’avvento del fascismo o la presa di controllo del governo sulla magistratura. Voterò No perché penso che la riforma – che fa dei pm una corporazione separata e del tutto autoriferita, come ha spiegato Luciano Violante – finisca per accentuarne la vocazione accusatoria e poliziesca.
Peggiori cioè le cose, dal punto di vista del garantismo.
Ciò detto, trovo inaccettabile che si faccia passare da traditore, colluso col nemico, chi invece – del nostro campo o partito – voterà Sì’.
Basterebbe la storia e l’autorevolezza di alcuni sostenitori della riforma - Augusto Barbera per tutti - per dover riconoscere legittimità anche a questa posizione, senza possibilità di anatemi. E invece siamo ancora a “chi mina l’unità del partito aiuta la destra”. Peggio: siamo arrivati ad accusare chi vota SI’ di accompagnarsi con i fascisti, di essere cioè nemico della Costituzione, al pari dei fascisti.
Io non so come sia nata questa idea. Come ci si sia convinti dell’utilità di usare questi argomenti e questi toni. Il mio parere – da sostenitore del No, da persona impegnata perché vinca il No – è che sia invece un errore. Penso che così si facciano molti danni, che si minino le ragioni del nostro stare insieme e si faccia un grande regalo ai nostri avversari.
il generale e il centrodestra