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L'avvertimento di Salvini ai vannacciani: "Serve l'obbligo di mandato. Se esci dal partito ti dimetti"
Il leader del Carroccio vuole cambiare l'articolo 67 della Costituzione: Vannacci cambia idea dopo un anno e mezzo perchè si rende conto che si trova a disagio? Ti dimetti dal posto in Parlamento". I leghisti Sasso e Ziello spingono per l'interruzione dell'invio di armi a Kyiv
"Sarebbe ora di cambiare l'articolo 67 della Costituzione, che dice che i parlamentari non hanno vincolo di mandato. Perchè se vieni eletto eletto in un partito, chi ti sceglie ti vuole vedere in quel partito. Cambi idea? Vannacci cambia idea dopo un anno e mezzo perchè si rende conto che si trova a disagio? Ti dimetti dal posto in Parlamento". Lo ha detto ieri il leader della Lega Matteo Salvini nella sua intervista a Otto e Mezzo su La7, ma lo ha ribadito anche la mattina dopo su Radio 24: "Nella scorsa legislatura sono stati 304 su 900 i parlamentari che hanno cambiato partito, secondo me sarebbe più serio mettere un vincolo di mandato". Parla di serietà, il vicepremier, in aperta contrapposizione alla scelta di Roberto Vannacci di non lasciare l'Europarlamento, a cui è approdato proprio grazie al supporto diretto della Lega. "I voti sono miei", ha detto il generale nella sua prima uscita dalla scissione, nelle vesti di fondatore di un nuovo soggetto politico: Futuro Nazionale.
Il principio dietro l'articolo 67 è chiaro: l'assenza di vincolo di mandato si lega al fatto che i parlamentari, dopo che vengono eletti, rappresentano l'intera nazione, e non singoli soggetti o gruppi di essi. Il vicepremier è di tutt'altro avviso, e – oltre che Vannacci – sembra includere fra i destinatari del suo messaggio anche i leghisti più vicini al generale. Come scriviamo qui, la mappa dei vannacciani è ancora poco popolata, ma su alcuni parlamentari del Carroccio le incertezze si infoltiscono. Edoardo Ziello, Domenico Furgiuele e Rossano Sasso marciano insieme al generale da tempo. Quest'ultimo– secondo cui “la Lega ormai è gender fluid” – si è mostrato ancora incerto su una possibile fuoriuscita: "Non ho ancora deciso. Non è facile per me, io ho fondato la Lega al Sud nel 2014 quando non c’era nulla...".
Nell'attesa, Sasso e Ziello non nascondono la propria fedeltà a Vannacci. I due infatti (insieme a Pozzolo, ex FdI già passato tra le file di Futuro Nazionale) hanno firmato un emendamento al decreto Ucraina atteso alla Camera nei prossimi giorni, che chiede la "soppressione totale dell'impegno da parte del governo dell'autorizzazione all'invio di nuove forniture e equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative di Kyiv". Il documento prevede l'interruzione immediata di "tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell'Ucraina" ma anche di "desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato", e infine "destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani".
Il nervosismo da parte del resto del partito non si è fatto attendere. "Presentare emendamenti contro la linea del governo, della maggioranza e del partito è un comportamento non corretto", ha detto il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Tuttavia,nessun provvedimento di espulsione in vista: "La Lega non è una caserma, su alcuni temi ci possono essere voti difformi, è sempre successo. Su un tema delicato come la politica estera e su un testo su cui c'è stata una trattativa diretta di Salvini è in capo al segretario poi decidere cosa fare". Eppure, prosegue Molinari, "mi auguro che i colleghi restino: sono stati ampiamente valorizzati nel gruppo, uno è delegato d'aula l'altro è capogruppo della Lega in commissione Cultura, hanno sempre avuto spazio".
il generale e il centrodestra