Parla l'ex sindaco di Bologna
“Basta guerra a chi vota Sì a sinistra”, dice il dem Virginio Merola (che vota No)
Opposte criminalizzazioni, e opposte accuse su piazze e centri sociali. Gli errori del Pd, e un consiglio al governo
Bisognerebbe intanto garantire il rispetto degli elettori”, dice: “bisogna tenere conto anche della posizione legittima di persone democratiche e antifasciste che sostengono il Sì da sinistra, anche se sono una minoranza”
Accuse reciproche, parole che volano e si ritorcono contro chi le pronuncia, immagini di manifestanti che pestano poliziotti associate al No (da un comitato del Sì vicino al governo) e immagini di adunate fasciste associate al Sì (non da un troll, bensì dal Pd, partito dove c’è anche chi vota a favore della riforma). “Basta”, dice Virginio Merola, deputato dem e sindaco di Bologna tra il 2011 e il 2021. Merola è per il No, ma di fronte al panorama suddetto è a disagio: “Bisognerebbe intanto garantire il rispetto degli elettori”, dice: “I quesiti riguardano questioni di merito, esasperare i toni non è utile a nessuno. Il Pd ha sempre votato in Aula contro questa riforma, ma bisogna tenere conto anche della posizione legittima di persone democratiche e antifasciste che sostengono il Sì da sinistra, anche se sono una minoranza”. C’è chi comincia a sentirsi criminalizzato. “Non dobbiamo permettere questa deriva, e anche se la segretaria Elly Schlein ha precisato che il post in cui si accostava il voto per il Sì al fascismo era riferito soltanto a Casapound, è ora di concentrarsi sul merito. Mi auguro ci sia la possibilità di affrontare la discussione senza settarismi”. Merola enunclea tre motivi per il suo No. “Intanto, un motivo di metodo: ancora una volta si vuole fare una riforma costituzionale senza condivisione. E io mi auguro che, ancora una volta, gli italiani reagiscano mettendo uno stop: la Costituzione si cambia cercando di raggiungere il più ampio accordo possibile. Invece nessuna proposta di emendamento delle opposizioni è stata accettata, ci hanno messi di fronte al fatto compiuto. Peccato, la nostra Costituzione è nata grazie all’accordo tra forze politiche contrapposte”. Quanto ai motivi di merito, dice Merola, “se dovesse vincere il Sì, si otterrà l’effetto opposto a quello cercato: si creerebbe cioè un corpo separato dei pm, ancora più potente. Inoltre, faccio notare che i referendum avvengono in un contesto preciso. Bene, il contesto di oggi mi porta a dire che, se passasse il Sì, la vittoria verrebbe letta dal centrodestra come avallo definitivo per procedere verso il premierato, la vera deriva autoritaria”. Intanto, alle polemiche referendarie, si intrecciano opposte accuse sulla gestione di piazze e centri sociali. In base alla sua esperienza di sindaco, Merola dice che “non si può eliminare la valutazione preventiva concreta da parte dei prefetti e dei questori di ogni singola situazione. A Bologna mi sono trovato di fronte a centri sociali antagonisti dediti alla violenza, e in tal caso abbiamo sgomberato. Ma anche a centri sociali favorevoli a un rientro alla legalità. A Torino a un certo punto si era aperto questo tipo di percorso, e credo sia il motivo per cui in piazza si è vista così tanta partecipazione di persone che non hanno nulla a che fare con anarchici, autonomi e violenti”. Poi però c’è stato il pestaggio. “In democrazia”, dice Merola, “bisogna garantire sia il diritto di opinione sia la sicurezza. La domanda è: a Torino la situazione era stata esaminata nei dettagli preventivamente? Non basta dire, come ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che chi è andato ai cortei ha aiutato i violenti, concetto che non sta in piedi. E’ tempo di riaffermare nel paese una proposta di sicurezza democratica”. Come? “Si ascoltino i sindaci. Abbiamo un lungo elenco di nuovi reati introdotti in questi anni, e nessun miglioramento sul campo. Ma si ricordi al contempo che ci sono gruppi di delinquenti che approfittano delle occasioni di piazza per imporre metodi antidemocratici. I criminali in piazza vanno isolati; su questo non possiamo accettare lezioni dalla maggioranza”. Forse un’analisi preventiva delle singole situazioni a monte servirebbe anche all’opposizione? “La gestione da parte del governo, da un lato, deve essere adeguata al contesto effettivo, senza che un corteo diventi occasione di scontro politico, e lo dico conoscendo gli antagonisti e le possibili derive. Detto questo a sinistra non ci possiamo permettere alcuna zona grigia, alcuna condiscendenza rispetto a questi episodi. Dobbiamo stare attenti, perché è evidente che si è scatenata la voglia, da parte di alcuni centri sociali antagonisti, di usare le manifestazioni democratiche e annullarne lo scopo, imponendo idee e metodi violenti”. Sicurezza democratica, dice Merola, “vuol dire anche introdurre leggi repressive, se serve, senza ignorare la prevenzione. Ma per fare prevenzione servono strumenti di controllo del territorio: personale delle forze di polizia in numero adeguato e, perché no, finalmente, l’introduzione della figura del poliziotto di quartiere. Su questo, per esempio, e su come arginare la reiterazione dei reati di furto e scippo, possiamo discutere utilmente insieme ”.
il generale e il centrodestra