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Ci sono ragioni migliori degli Epstein Files per criticare Matteo Salvini

Redazione

Non serve Epstein per capire il leader della lega: in quegli anni rivendicava una collocazione politica ben definita, cercava sponde internazionali soprattutto flirtando con il sovranismo globale. Se l'obiettivo di tanto sdegno era quello di colpirlo, la strada è quella sbagliata

C’è un riflesso automatico, nella politica italiana, che scatta puntuale ogni volta che emerge un grande scandalo globale: buttare tutto nel frullatore e vedere chi resta impigliato. E’ successo anche con gli Epstein Files, e naturalmente il nome di Matteo Salvini è finito nel tritacarne (“citato 89 volte”). Con grande rumore, molte citazioni, qualche battuta imbarazzante, una sensazione generale di disgusto. Ma se l’obiettivo è capire, o criticare seriamente, Salvini, questo non è il colpo giusto. Non perché quello che emerge sia edificante. Non c’è nulla di cui andare fieri. Ma perché non c’è nulla che non fosse già noto.

Salvini, in quegli anni, non nascondeva nulla: rivendicava una collocazione politica precisa, cercava sponde internazionali, flirtava apertamente con il sovranismo globale. Non serviva Epstein per capirlo. Bastava leggere i giornali. Il filo-putinismo di Salvini era esplicito. La Lega aveva un accordo formale con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Non una voce, non un sospetto: un (osceno) documento politico. Salvini indossava magliette, pronunciava frasi, costruiva una narrazione in cui Mosca era un modello e Bruxelles un nemico. Tutto alla luce del sole, senza bisogno di mail desecretate o di retroscena esotici. Lo stesso vale per Steve Bannon. La vicinanza era ostentata, non clandestina. L’idea di una scuola di sovranismo nel Frosinate, durante il governo gialloverde, non nasceva nei sotterranei del complotto, ma nelle conferenze stampa e nei progetti dichiarati. Salvini stava dentro quel mondo, ne era uno dei protagonisti europei. Anche qui: nessuna rivelazione, nessun colpo di scena.

Se si vuole criticare Salvini, le ragioni non mancano. Sono serie, documentate, politiche. Ed erano tutte già lì, prima del frullatore. Usare Epstein come lente principale non rafforza l’accusa: la indebolisce. Finisce per assolvere, per distrazione, ciò che invece andrebbe discusso a viso aperto. E finisce per dare al ventilatore del fango un’importanza che forse non merita.

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