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Il racconto
Vannacci via, la Lega processa Salvini: "Ora un partito serio". Meloni alza la soglia di sbarramento. Tajani si avvicina a Calenda
L'incontro, il nodo dei contributi e l'uscita. Al Federale Salvini attacca Vannacci, "i voti erano della Lega, ha tradito, non va da nessuna parte". Molinari-Giorgetti-Zaia-Fedriga-Siri gli chiedono di cambiare linea. Meloni vuole Vannacci fuori dalla coalizione, dirimente è l'Ucraina
Roma. E’ il 25 aprile della Lega, la Liberazione, i vuoti poteri di Salvini. Vannacci esce e fonda il suo Futuro nazionale. Lo chiamavano generale e ora “traditore”. La Lega si libera di un megalomane, uno che già scrive “chi mi ama, mi segua”, ma l’Italia eredita il profeta dell’incubo. A futura memoria. A futura. Vannacci lo ha creato Salvini, il suo dottor Frankenstein, anche se finalmente lo processa in contumacia, al Federale Lega, e lo insozza con “non ha il senso dell’onore”; “Vannacci l’ho fatto votare io. Non ha voti”. Ha preso uno sbandato e lo ha nominato vice, al posto dell’espulsione gli ha offerto mesi di predellino. L’uscita si consuma nella più squallida delle uscite attraverso un tango di “fra un paio d’ore arriva il post di Vannacci”, di “se vuole può restare, ma”. E’ il divorzio tramite Instagram. Alle 16.10 appare un post di Vannacci da esagitato marinettiano, “la mia destra è vitale perché innamorata della vita”, con citazioni di De Gaulle. Salvini gli risponde con video e nota: “Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato”. Non può dire che lo ha sbattuto fuori altrimenti Vannacci passa per martire. E’ finita con un incontro Salvini-Vannacci e il “non stai versando i contributi alla Lega”. E’ finita per meno. E’ finita grazie ai soldi.
Il fantomatico messaggio di Vannacci a Salvini, il “ti voglio bene ma la mia strada è un’altra”, è un trucco di scena. Lunedì, Salvini incontra Vannacci e gli spiega che le sue posizioni sono inconciliabili, che non versa contributi alla Lega. La narrazione che Salvini consegna, al Federale, è che “io e Vannacci ci siamo parlati. Vuole fare la sua strada”, “è un traditore e deve dimettersi, lasciare il seggio”, “finirà nel nulla”, adesso dobbiamo “parlare d’altro”. L’incontro Salvini-Vannacci va malissimo ma Salvini ottiene la promessa del “me ne vado”, di un’uscita ordinata. In agenda era già fissato il Federale a Via Bellerio (che già fumava di Vannacci exit) e per fortuna quel galantuomo di Attilio Fontana, il primo (ricordiamolo sempre) a urlare “con il cazzo che vannaccizziamo la Lega”, racconta la verità. Dice che all’ordine del giorno non c’è Vannacci come argomento, già espunto come nelle foto Urss. Salvini non informa i governatori dell’incontro con Vannacci. Si musica uno strepitoso concerto di “fonti Lega” iniziato con l’intervista di Claudio Durigon al Giornale, il pizzino a Vannacci, l’attento che fai la fine di Gianfranco Fini. E’ Durigon a fare il lavoro che Salvini non sa fare, è lui che si carica la parte di metterlo alla porta. Questa storia miserabile, l’uscita di Vannacci, porterà una firma ed è quella di Durigon, l’uomo del “me la vedo io”. Alla Camera, a pranzo, Simonetta Matone spiega ai colleghi leghisti: “La Lega non c’entra nulla con Vannacci, la Lega non è mai stata fascista e mai lo sarà. Se Vannacci va via, la Lega può solo tornare a essere la grande Lega”. Zaia da Venezia parla di “corpo estraneo” e pensa che questa baracconata, dieci mesi di Vannacci, sia durata anche troppo, che Vannacci si era già studiato tutto. Al Federale il capogruppo Molinari, che in Aula aveva già attaccato Vannacci, suggerisce a Salvini: “Approfittiamone, facciamo il partito serio” e Giorgetti aggiunge: “Fai una nomina importante, distinguiamoci dalla destra di FdI e da Vannacci. Ora!”. Anche Siri è per la serietà. L’altra vice, Sardone, è invece per la quota “andiamo più a destra di Vannacci”. La nomina non può che essere una: Zaia cosegretario. Fuori dal Federale è la festa. Nella chat Lega i messaggi sono “prepariamo le bottiglie”. Sembra di stare fuori dalle osterie quando abbassano la saracinesca. L’uscita, fino all’ufficialità del post di Vannacci, continua a essere, lato Lega, “e chi lo caccia?”. Vannacci che vive di sceneggiate ci sguazza. Gli torna utile il contagocce, per drammatizzare, per far sapere, dieci minuti prima che inizi il Federale, che “da ora in avanti la lingua cambia. La mia destra non è moderata”. Edoardo Ziello, il vannacciano, confida: “Aspettiamo”. Domenico Furgiuele: “Io sono della Lega, ma devo riflettere”. E’ preparata. Ed è preparata anche da parte di Salvini. La sua linea è che lui aveva consegnato a Vannacci “le chiavi di casa”. E’ preparata la campagna social della Lega con il volto di Fini, l’uscita dal Pdl, che è stata una storia seria e non questa roba da pagliacci. Vannacci assembla l’AfD italiana e non solo, anche in Europa è pronto: sbarca nell’ AfD. Stefano Candiani si domanda: “Bisogna capire chi tira i fili di Vannacci: i russi?”. Meloni ha già fatto sapere che non vuole Vannacci e che nel programma, al primo punto, metterà, ancora, il sostegno all’Ucraina. Si alzerà la soglia di sbarramento al 4 per cento e Forza Italia può allargarsi al punto da proporre a Lupi e Calenda: uniamoci. Vannacci se lo scaricano già a vicenda. Per Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera, di FdI, “Vannacci farà male alla Lega e costringerà Salvini a estremizzarsi. Salvini ha commesso un errore. E’ un situazionista”. Candiani pensa che “Vannacci farà male a FdI”. Cosa cambia? Fa male alle persone sobrie, di destra e di sinistra. Adesso è un reietto e per farsi un partito ha bisogno delle firme vere e non solo della schiuma. Vannacci è rimasto dieci mesi nella Lega, il tempo per sporcare, distruggere quello che restava del partito in Toscana. E’ un fellone, un disertore ma è l’errore più grande di chi aveva già sbagliato un’estate, in riva al mare. Vannacci è il delitto e castigo di Salvini.
L'editoriale del direttore