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le decisioni

Vannacci e i suoi seguaci: chi va, chi resta e chi aspetta

Dopo l'addio alla Lega del generale, i suoi fedelissimi stanno capendo cosa fare. Emanuele Pozzolo, ex FdI e oggi misto, ha già deciso: "Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano". In attesa Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, a corto di numeri per formare un gruppo parlamentare. Verso il no Domenico Furgiuele

Chi già l'ha seguito, chi è ancora in dubbio e chi preferisce rimanere seduto dov'è. Dopo l'addio di Roberto Vannacci alla Lega per fondare il suo partito dal nome "Futuro Nazionale" (Fn), ecco che i suoi più fedeli seguaci cominciano a muoversi. "Non è più tempo di una destra che chiede scusa e chiede permesso, che cerca legittimazione negli altri. È tempo di una destra che parla chiaro e agisce. Seguirò Roberto Vannacci in Futuro Nazionale, perché il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano", ha detto Emanuele Pozzolo, eletto alla Camera con FdI, gruppo da cui però è uscito dopo il famoso caso dello sparo di Capodanno. Attualmente è nel gruppo misto ed è ufficialmente il primo deputato vannacciano. Ma per Pozzolo non si tratta solo di un nuovo leader da seguire, ma di un vero "punto di riferimento, capace di superare gli steccati ideologici del Novecento". E aggiunge che questa destra è "senza complessi, che non si piega al pensiero unico. Perché, come insegnava Gabriele D'Annunzio, memento audere semper". Sarà.

  

Nel frattempo restano in silenzio Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Entrambi i deputati leghisti avevano dato prova di fedeltà al generale il 15 gennaio, in occasione della risoluzione di maggioranza sulla proroga dell'invio di armi all'Ucraina, osteggiata da Vannacci. I due hanno votato contro il testo, frutto di un accordo tra la premier Giorgia Meloni e il capo del Carroccio Matteo Salvini. La prossima prova di unità andrà in scena il 14 febbraio, quando alla Camera arriverà il decreto Ucraina. Ma le grane per i non ancora futuristi nazionali risiedono soprattutto nei numeri, al momento non sufficienti per poter formare un gruppo parlamentare. L'unica possibilità prevista dai regolamenti risiede nell'approvazione di una deroga, che deve essere firmata dal presidente della Camera Lorenzo Fontana. Un presidente leghista, sì, ma tutt'altro che morbido nei confronti di Vannacci&co., tanto che se fosse stato per lui l'evento sulla remigrazione di venerdì scorso portata avanti da Domenico Furgiuele (un altro seguace del generale) non avrebbe dovuto avere luogo. Incalzato sulla questione dai cronisti, Rossano Sasso dice di non essere esperto sulla questione e di "chiedere a Ziello", che secondo lui è il vero esperto. E precisa che tutto ciò "non è una operazioni di palazzo".

L'ultimo deputato in dubbio è proprio Furgiuele, che con il comitato "Remigrazione e Riconquista" e il suo evento alla Camera era finito nell'occhio del ciclone. Ma il generale, da Bruxelles, aveva dettato la linea e bisognava seguirla. Ora, però, sembra il meno intenzionato a cambiare casacca in corsa e con le elezioni del 2027 che si stanno avvicinando: d'altronde il cammino del neo partito di destra "non moderata" di Vannacci è tutto in salita e gli scranni leghisti piuttosto comodi.