Il colloquio
Moratti: “Senza Vannacci FI ancora più attrattiva. Calenda ora ci segua”
Per l'ex ministra e sindaca di Milano (oggi eurodeputata di FI): "Si sta ridefinendo lo scenario politico, a destra, ma anche a sinistra. E per noi c'è uno spazio enorme"
“L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega? Non mi stupisce. Certo c’è stata un’accelerazione e credo che Forza Italia abbia in qualche modo contribuito. Dentro la maggioranza si è creato un clima che penso abbia fatto sentire Vannacci, che ha delle idee piuttosto estreme su immigrazione e diritti, oltre a una certa tendenza al revisionismo storico, meno a suo agio. Adesso, in un centrodestra liberato da questa frangia estremista, Forza Italia diventa ancora più attrattiva e centrale”. Letizia Moratti, ex ministro dell’Istruzione ed ex sindaca di Milano, oggi eurodeputata di FI, è piuttosto soddisfatta. L’addio del generale al Carroccio, secondo lei, rappresenta una grande occasione. Per Forza Italia, certo, ma anche per il centrodestra nel suo complesso. “A Milano (durante l’evento per i 32 anni dalla discesa in campo del cav, ndr) – ricorda – avevo parlato della possibilità che le forze estreme di destra potessero lasciare e si potessero aprire degli scenari diversi. Questo si è avverato una settimana dopo. Ora, come FI, siamo centrali in questo dibattito sulla riconfigurazione di un centrodestra che sia più centro”.
Che cosa intende? Pensa che anche Carlo Calenda e la sua Azione ora potrebbero entrare a far parte della vostra coalizione? “Penso che finalmente potremmo dar voce a una parte di cittadini che non si avvicinava al centrodestra perché scoraggiata dalla destra populista e sovranista all’interno della nostra coalizione”, risponde Moratti. “E’ chiaro che con l’uscita di questa destra e con una FI che sta sempre più rimarcando il proprio ruolo centrista, ci saranno sia la possibilità di allargare le alleanze politiche, sia la capacità di attrarre quell’elettorato che era spaventato. E’ una grande occasione in un momento cruciale di riflessione ed elaborazione politica e culturale sull’Europa, sempre più importante nello scenario globale, sul riformismo, sulla centralità della persona, sulle libertà in economia, sulle libertà di impresa”. In questa prospettiva dunque l’eventuale nuovo soggetto politico di Vannacci non dovrebbe poter far parte del centrodestra? “Sono certa che non potrà farne parte”, risponde l’ex ministro. “Le tesi di Vannacci sono considerate estremiste persino dai Patrioti europei, e infatti Vannacci non è più vicesegretario di quel partito. Ieri, inoltre, dopo l’addio alla Lega, è stato anche cacciato dal gruppo. Dunque non credo che possa essere configurabile come una parte della coalizione del centrodestra”.
In ogni caso, secondo Moratti, l’uscita di Vannacci è solo l’ultima circostanza favorevole all’ascesa, anche elettorale, di Forza Italia. Le altre sono legate al contesto sociale e politico internazionale e agli equilibri interni allo schieramento avverso: il centrosinistra. Andiamo con ordine. Dice Moratti: “In questo mondo che ha abbandonato il multilateralismo, nel quale le potenze sono gli interlocutori principali, è ovvio ed è necessario che l’Europa si rafforzi per poter competere con colossi come gli Stati Uniti, la Cina o l'India. E’ logico dunque che un partito europeista come Forza Italia, rappresentante italiano del Partito popolare che governa l’Europa, con il nostro segretario Antonio Tajani che ne è vicepresidente, potrà sempre di più affermarsi come baricentro della politica moderata centrista, anche italiana, che indubbiamente è orfana in questo momento di una casa”. L’ex sindaca di Milano è poi convinta che la centralità di Forza Italia oggi dipenda anche dall’altro lato dello schieramento. Anche qui, pensa, c’è spazio per intercettare elettori delusi. “C’è un disagio nel centrosinistra – dice – dove la parte riformista e moderata in questo momento fatica a trovare casa nelle posizioni della attuale segretaria del Pd, Elly Schlein, che sembra piuttosto essere in competizione con i Cinque Stelle e Avs, spostando molto a sinistra l’asse della coalizione”.
L'editoriale del direttore